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Asta BoT a segno, tassi in calo a 0,49%

Piazza Affari indossa la maglia rosa in una giornata senza spunti di rilievo sui mercati internazionali, che aspettano di conoscere il dato sul Pil degli Stati Uniti (verrà diffuso oggi pomeriggio) e il piano Draghi su come rilanciare il credito in Europa attraverso lo sviluppo del mercato degli Abs (questo atteso per domani).

Nell’attesa la Borsa di Milano ha sovraperformato i listini europei chiudendo in rialzo dello 0,8% (Eurostoxx 50 sulla parità). Il titolo di giornata è stato Telecom Italia (+3,9%) dopo che Goldman Sachs ha inserito le azioni del gruppo nella “Conviction buy list” alzando il prezzo obiettivo del 58% (da 0,95 a 1,5 euro). Sprint anche di Autogrill (+4,2% nel giorno dell’assemblea di bilancio). Si sono mossi bene anche i bancari fra cui Ubi, che ha collocato il suo 50esimo social bond raccogliendo 500 milioni di euro. Gli istituti di credito beneficiano del ridimensionamento dei rendimenti dei titoli di Stato (e del conseguenziale aumento della valorizzazione del prezzo dei titoli di Stato in portafoglio). Il rendimento dei BTp a 10 anni è sceso di sette punti base (dal 3% al 2,93%) mentre lo spread con il rispettivo bond tedesco ha chiuso a 160 dopo un’escursione al ribasso fino a 156. Nel corso della seduta il differenziale ha beneficiato del buon esito dell’asta di BoT a 6 mesi: il Tesoro ha collocato un controvalore di 6,5 miliardi al tasso dello 0,492%, in netto calo rispetto a quello della precedente analoga asta (0,594%). La domanda (1,7 volte l’offerta) è stata superiore all’ultima tornata (1,61). Il sentiment favorevole sul debito pubblico italiano è stato confermato dall’agenzia Fitch che giudica positiva la vittoria di Renzi per il rating italiano (si veda articolo in basso). In questo clima sono attesi nuovi minimi storici per i titoli in asta oggi sulla parte medio-lunga della curva. Guardando alle performance degli ultimi giorni su queste scadenze, dicono gli operatori interpellati da Radiocor, esistono pochi dubbi sul fatto che i BTp a 5 e 10 anni scenderanno sotto i minimi storici segnati ad aprile e pari, rispettivamente, all’1,84 e al 3,22%. Pochi dubbi anche sul fatto che la domanda si manterrà elevata: dopo le elezioni europee i bond dei Paesi periferici hanno ripreso a correre e anche i prezzi, molto cari, non sembrano in grado di scoraggiare gli investitori. Diverso il caso della Germania che continua ad essere il rifugio dell’Eurozona ma allo stesso tempo fa fatica a fare il pieno in asta ai tassi che attualmente si vedono sul mercato. Ieri infatti è stato registrato il secondo flop consecutivo. Sono raccolti 1,623 miliardi di euro con il Bund a 30 anni, cedola 2,5%, scadenza 2046, assegnato con un rendimento annuo lordo del 2,25%. Il collocamento è risultato tecnicamente «scoperto». Infatti a fronte di una domanda degli investitori pari a 1,85 miliardi, sono state accettate offerte solo per 1,48 miliardi, il restante «scoperto» pari a 377 milioni è stato «congelato» dalla Bundesbank che ha coperto l’invenduto per offrirlo successivamente sul mercato secondario. La scorsa settimana era successo con l’asta del Bund decennale, dove per raccogliere 5 miliardi non erano stati sufficienti gli investitori privati (3,72 miliardi), il resto, 1,28 miliardi, era stato coperto dalla Bundesbank.
Sul mercato valutario, come ipotizzato dai giorni scorsi da molti analisti, l’euro sta perdendo quota. Ieri è sceso sotto quota 1,36 dollari. Il mercato sta speculando su un massiccio intervento espansivo da parte della Banca centrale europea (domani Draghi annuncerà i dettagli del piano per rilanciare il mercato dei titoli Abs, cioè Asset backed securities, prestiti cartolarizzati) che dovrebbe essere prodromico al rilancio del credito attraverso una possibile e non troppa lontana operazione di quantitative easing. E poi manca una settimana al direttivo della Bce di giovedì prossimo quando è atteso un taglio di tassi e (forse) l’annuncio di altre misure non convenzionali (lo stop alla sterilizzazione degli acquisti di titoli legati al piano Smp?). Per questo motivo l’euro sta perdendo qualche colpo, come desiderato da Draghi. Ma sorprese dal Pil degli Stati Uniti potrebbero cambiarne la direzione.
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