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Assonime lancia i nuovi principi per il dialogo tra le quotate e i soci

La sempre maggiore attenzione degli investitori su tematiche come impatto ambientale, governance, politiche di remunerazione ha portato Assonime, l’associazione delle società quotate, a varare (in una circolare diffusa ieri) nuovi Principi per la comunicazione con gli investitori e la ripartizione dei ruoli all’interno della governance societaria. Principi che rendono Assonime e, quindi anche l’Italia, all’avanguardia sul tema. Potrebbero emergere, piuttosto, alcune frizioni con i gestori dei fondi che, con i loro codici di stewardship, affrontano la stessa tematica da un punto di osservazione diverso.

«I principi puntano ad assicurare una chiara ripartizione di ruoli all’interno della governance societaria: il cda stabilisce le regole generali del dialogo e vigila sulla loro attuazione; presidente e ceo, quali soggetti che possono adeguatamente rappresentare e impegnare la società verso l’esterno, gestiscono concretamente il dialogo. Questa chiara ripartizione di ruoli, che non contempla un dialogo diretto one-to-one con un qualsiasi componente del consiglio, è la condizione necessaria per garantire la circolazione adeguata dell’informazione, evitando asimmetrie informative che distorcerebbero il mercato», spiega Patrizia Grieco, presidente di Assonime. In questo quadro, continua la presidente, «l’obiettivo delle politiche di dialogo è di indicare procedure e responsabilità chiare, che assicurino una gestione unitaria del confronto. Sotto questo profilo, le prassi delle società quotate, non soltanto italiane, sono ancora in evoluzione ed è per questo motivo che Assonime ha voluto svolgere una funzione di supporto e di indirizzo».

Nella definizione dei principi Assonime ha coinvolto oltre 100 società quotate italiane ed esperti del mondo accademico e professionale. In uno degli incontri organizzato dall’associazione con tutti i rappresentanti del mercato, racconta la presidente, «come a livello internazionale manchino chiari orientamenti per le società su come definire le politiche di dialogo e come l’esperienza dei principi Assonime potrebbe esercitare un ruolo guida almeno a livello europeo». I gestori sembrano, però, avere un punto di vista diverso rispetto all’approccio di Assonime: sono due posizioni inconciliabili? «I principi delle società e quelli degli investitori perseguono un obiettivo comune: il successo sostenibile dell’attività d’impresa, seguendo percorsi diversi rispondendo a esigenze in parte diverse – osserva la Grieco -. I principi degli investitori, nati per tutelare gli interessi dei loro clienti, ritengono che, nel monitorare adeguatamente la società in cui investono, sia opportuno poter accedere anche ai singoli amministratori, indipendentemente dal loro ruolo, almeno nelle situazioni più critiche. I principi di Assonime guardano invece alla fisiologia del dialogo. In questa ottica, essi affidano alle figure chiave, che hanno i poteri e la responsabilità di rappresentare la società, il compito di condurre il confronto sulle scelte gestionali e strategiche, incluse quelle di governance e sulla sostenibilità, che costituiscono il principale elemento di un dialogo costante con il mercato. I due approcci non sono necessariamente inconciliabili e il nostro lavoro è proprio volto a ricucire le possibili divergenze». I principi Assonime non escludono la possibilità per l’investitore di avere un confronto con gli amministratori indipendenti, ma lo consentono solo per motivazioni circostanziate. «Questo è certamente uno degli aspetti più delicati del dialogo – ammette la presidente -. Rispetto alla richiesta di un investitore di avere accesso diretto a singoli amministratori, il presidente e il ceo hanno la facoltà ma anche la responsabilità di assicurare il coinvolgimento degli amministratori competenti su una materia specifica. Quindi per parlare di politiche di remunerazione, ad esempio, può essere ragionevole e anzi opportuno che venga coinvolto il presidente del comitato remunerazioni. Qualora invece la richiesta sia vaga e non sufficientemente fondata, è opportuno che la società risponda in modo unitario, attraverso delle figure apicali che hanno il potere di rappresentarla».

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