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Assonime boccia la class action

La nuova class action apre un buco nero per le imprese. Alcuni profili sono punitivi e rischiano di mettere le aziende in seria difficoltà. In particolare si tratta della possibilità di aderire alla class action anche dopo la sentenza, ciò che impedisce una stima delle conseguenze dell’azione, le quali possono lievitare nel secondo tempo della procedura. E si tratta anche del calcolo, in percentuale, della remunerazione del rappresentante comune degli aderenti e dei difensori del ricorrente: questo incentiverebbe la litigiosità e i costi a carico delle imprese.

A sollevare queste questioni, relative alla nuova legge sulla class action (n. 31/2019, efficace dal 19 aprile 2020) è l’Assonime, con la circolare n. 17 del 29 luglio 2019, che illustra la nuova azione di classe, confluita nel codice di procedura civile, (nuovo titolo VIII-bis del libro IV, articoli da 840-bis a 840-sexiesdecies). In generale tra le principali novità relative all’azione di classe vi sono la previsione che consente le adesioni dei danneggiati anche dopo la sentenza che accerta la responsabilità dell’impresa. Il meccanismo della class action, qualunque essa sia, prevede uno o più promotori iniziali, ai quali si possono aggregare tutti i componenti della classe, per beneficiare della condanna eventualmente inflitta all’impresa e godere dei relativi indennizzi economici.

La nuova legge, spiega Assonime, prevede che l’adesione degli interessati possa avvenire in due diversi momenti: o, in un momento iniziale della procedura, dopo l’ordinanza di ammissibilità, dell’azione, oppure dopo la pronuncia della sentenza che accoglie l’azione.

Ci sono, dunque, due chance ed efficacemente la circolare ne parla come di un sistema a doppio turno. Assonime, però, sottolinea le notevoli perplessità dal punto di vista delle garanzie. Nella circolare si paventa il rischio di un utilizzo strategico dell’azione da parte dei soggetti danneggiati, ai quali conviene attendere l’adozione della sentenza e unirsi alla classe solo in caso di pronuncia favorevole. Ma se questo avvantaggia i consumatori e comunque la platea degli altri soggetti beneficiari di una class action, diverso è il punto di vista delle imprese. Assonime descriva una situazione di grave incertezza per l’impresa resistente, che in corso di causa non è in grado di effettuare una stima puntuale degli importi che potrebbe essere tenuta a corrispondere a titolo di risarcimento. Inoltre la possibilità di adesione post-sentenza può incidere in modo negativo sulla disponibilità delle parti a concludere accordi transattivi.

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