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Assolombarda su Alitalia “Vogliamo il referendum”

Il fuoco di sbarramento contro la nazionalizzazione di Alitalia trova il primo sponsor di peso: Confindustria. Il governo si prepara a caricare sulle spalle dei contribuenti ( senza chiedere il permesso) l’intera « flotta di Stato » di Alitalia. E gli industriali, memori degli oltre 8 miliardi di soldi dei cittadini andati in fumo nel buco nero dell’ex-compagnia di bandiera, lanciano l’idea- provocazione: un referendum «per chiedere agli italiani come ha buttato lì il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi «se vogliono pagare di tasca propria » un’altra volta il salvataggio dell’aerolinea. « Se non potevamo permetterci l’aereo di Stato del presidente del Consiglio – ha detto Bonomi – non possiamo permetterci una flotta di Stato». Più « una provocazione che una proposta » , ha provato a frenare il numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia che non vuole ” scoprirsi” troppo sul fronte governativo, salvo poi però alzare anche lui il tiro sul possibile ingresso di Fs nel vettore: « Bisogna stare attenti perché nazionalizzare per poi avere perdite che pagano i cittadini italiani non mi sembra un grande cambiamento ». L’idea di un referendum, del resto, circola già da qualche giorno in rete, con una petizione lanciata su Change.org (ieri sera era a quota 1.738 firme) per varare una consultazione popolare contro la nazionalizzazione a spese dei contribuenti.
Il governo gialloverde sembra comunque intenzionato a tirare dritto anche su questo fronte: le offerte per l’ingresso nel capitale della compagnia devono arrivare entro fine ottobre e il termine non sarà posticipato. Le Fs (assistite da Mediobanca) sono entrate in Data room per analizzare i conti di Alitalia e per capire se e a quali condizioni è possibile trovare la quadratura del cerchio. Lo schema dell’esecutivo su cui ancora non si è espresso il ministro del Tesoro, Giovanni Tria – prevede la conversione in capitale di parte del prestito ponte da 900 milioni ( soldi dei contribuenti) che ha salvato Alitalia dal crac parcheggiandola nel Commissariamento e poi l’ingresso nel capitale di una serie di realtà pubbliche con la Cdp a garantire i finanziamenti per rinnovare la flotta. La speranza è che in scia a questo carrozzone si accodi qualche privato. Easyjet non si è chiamata fuori, il tam- tam interessato in arrivo dai banchi della maggioranza parla di interessi cinesi e di Lufthansa e Delta che non si sarebbero chiamate fuori. Ma allo stato siamo ai desideri, anche perchè tutti i potenziali interessati chiedono una forte ristrutturazione della società che Lega e M5s non vogliono fare, a meno non finiscano per trasferire agli esuberi della compagnie ai treni delle Fs.
Tria non è l’unico scettico ancora da convincere. L’altro focolaio di crisi – un classico per la maggioranza – è a Bruxelles dove è già stato acceso un faro per capire se su Alitalia saranno utilizzati soldi di stato violando la concorrenza. E se il buongiorno si vede dal mattino, la strada non è certo in discesa. « Sull’Alitalia abbiamo chiesto alle autorità italiane di fornire informazioni su varie questioni, incluso se siano stati pagati gli interessi allo Stato per il prestito da 900 milioni di euro – ha scritto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager in una risposta scritta a un’interrogazione . – Se uno Stato è creditore e rinuncia o non rivendica gli interessi dovuti sul prestito, tale comportamento potrebbe comportare un aiuto di Stato, a meno che lo Stato non si sia comportato come un diligente operatore di mercato ».
Il Tesoro non a caso proverà a convincere il resto dell’esecutivo a restituire il prestito ai contribuenti (si tratta di un miliardo tra capitale e interessi) per provare a dribblare i dubbi della Ue per poi provvedere a ricapitalizzare Alitalia.

Ettore Livini

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