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Associazioni forensi limitate

Le associazioni specialistiche forensi maggiormente rappresentative devono essere composte da soli avvocati. Non saranno ammissibili tra quelle che potranno organizzare i corsi per diventare avvocati specialisti, quindi, quelle realtà a composizione mista, che al loro interno vedono, oltre agli avvocati, anche altre categorie professionali, come giuristi o magistrati. E’ quanto stabilito dal Consiglio di stato, con la sentenza n. 4008/2021 pubblicata il 24 maggio. I giudici di palazzo Spada hanno accolto il ricorso presentato, tra le altre, dall’Agi (Avvocati giuslavoristi italiani) contro il riconoscimento dell’Aidlass (Associazione italiana del diritto del lavoro e della sicurezza sociale) come associazione specialistica maggiormente rappresentativa deciso dal Consiglio nazionale forense il 25 ottobre 2013.

Per prima cosa, il Consiglio di stato ricorda come l’ordinamento professionale forense definisca alcuni limiti numerici per essere considerata un’associazione maggiormente rappresentativa, ovvero un «numero significativo di iscritti su base nazionale presenti con sedi operative in almeno la metà dei distretti d’appello». Queste caratteristiche erano proprie dell’Aidlass, che infatti registra più di 800 avvocati iscritti e la presenza nella metà delle Corti. La problematica quindi, per cui il Consiglio di stato ha ribaltato la decisione presa dal Tar Lazio il 24 luglio 2014 che aveva dichiarato legittimo il riconoscimento da parte del Cnf, riguardava altri requisiti; in particolare, la composizione dell’associazione, non fatta solo da avvocati ma anche da altri operatori del settore giustizia, quali magistrati, giuristi e anche imprese.

Nella sentenza, si afferma innanzitutto che «l’Aidlass pare più un centro studi e formazione che la libera unione di avvocati aventi una specializzazione forense in una data branca dell’ordinamento». Secondo i giudici sono stati «molteplici gli errori procedurali in cui il Cnf incorse nell’accettazione dell’istanza di riconoscimento», nonostante «i significativi strumenti che possiede per evitare procedimenti incongrui». Il nodo del contendere, come detto, è la presenza di figure diverse dagli avvocati nell’associazione: «Non è qui in discussione», si legge nella sentenza, «né l’arricchimento culturale che la presenza di professionalità diverse o interdisciplinari nella compagine sociale possa arrecare in ciascuna branca giuridica (pur se ciò non è connotante, basti vedere l’esperienza delle specializzazioni mediche), né la collaborazione scientifica multilivello anche nell’organizzazione dell’attività formativa permanente degli avvocati di categoria. Ma questi argomenti attengono appunto alla buona funzionalità delle associazioni, non alla loro struttura o alla platea di soggetti associabili. Questi ultimi», proseguono da Palazzo Spada, «possono esser solo avvocati, non anche meri giuristi oppure cultori o appassionati della materia, per l’associazionismo dei quali si rinvengono altre libere formazioni sociali, ossia non coinvolte istituzionalmente nel Cnf. In caso contrario, si avrebbe una situazione di potenziale ma concreto conflitto di interessi coi doveri d’indipendenza e d’autonomia esigibili dalla figura professionale degli avvocati del libero fòro. Tanto a causa della presenza nelle associazioni, volte per compito di legge essenzialmente a praticare e realizzare le specializzazioni nella professione forense, di talune categorie contigue ma differenti (magistrati), se non ontologicamente estranee a quest’ultima (non giuristi, imprese), cosa, questa, che potrebbe addirittura configurare associazioni anche del tutto prive di avvocati». Su queste basi, è stata annullata la delibera del Cnf che riconosceva l’Aidlass come associazione maggiormente rappresentativa; quest’ultima, quindi, non potrà organizzare alcun corso per ottenere il titolo di avvocato specialista (il decreto con il regolamento per le specializzazioni forensi è stato pubblicato il 12 dicembre 2020 dopo la bocciatura del primo decreto da parte di Tar e Consiglio di stato).

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