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Assistenza sociale al setaccio

Via libera del garante della privacy al casellario Inps dell’assistenza sociale. È l’anagrafe delle posizioni assistenziali, che servirà anche a stanare i falsi poveri (parere n. 26 del 23 gennaio 2014, reso noto dalla newsletter del 25 febbraio 2014).

Nel casellario, istituito con l’articolo 13, comma 4, del decreto legge 78/2010, saranno raccolti, conservati e gestiti i dati personali e familiari dei beneficiari, le informazioni sugli enti eroganti e sulle prestazioni assegnate. Inoltre, in apposite sezioni separate, dedicate alla non autosufficienza, ai minori in condizioni di disagio e alla povertà, saranno trattate le informazioni sulla presa in carico da parte dei servizi sociali, in forma del tutto anonima nei casi più delicati.

I dati direttamente identificativi saranno consultabili esclusivamente dagli enti locali, solo per le prestazioni da essi erogate, e dall’Inps, dalla Guardia di finanza e dall’Agenzia delle entrate per effettuare controlli sui beneficiari delle prestazioni sociali agevolate.

Saranno, dunque, possibili controlli incrociati finalizzati a verificare se i beneficiari abbiano effettivamente diritto alle prestazioni erogate.

Ma il casellario non serve solo per fare vigilanza. La base di dati serve anche a obiettivi di programmazione e pianificazione; tra gli altri scopi anche quello di monitorare la spesa sociale e valutare l’efficienza degli interventi ed elaborare statistiche e studi.

Il casellario costituisce l’anagrafe generale delle informazioni utili alla presa in carico dei soggetti beneficiari, e conserva anche le informazioni sulle caratteristiche personali e familiari e sulla valutazione del bisogno. Il casellario deve, comunque, raccogliere informazioni connesse alle sole prestazioni sociali per la cui erogazione è necessaria l’identificazione del beneficiario. L’archivio sarà alimentato dalle amministrazioni locali e ogni altro ente che eroga le prestazioni assistenziali. L’Inps, oltre che per le finalità di vigilanza, metterà a disposizione le informazioni raccolte in forma individuale, ma prive di ogni riferimento che ne permetta il collegamento con gli interessati, al ministero del lavoro, al ministero dell’economia e delle finanze, alle regioni, alle province autonome e ai comuni.

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