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Assistenza legale su strada, idea premiata dal Financial Times

L’avvocato scende in strada. Dal 2007 ad oggi, i negozi aderenti al network AL-Assistenza legale su strada sono arrivati a 14 in tutta Italia rappresentando una storia di successo all’interno di una categoria che ha oltre 250 mila gli iscritti all’ordine con evidenti segni, a livello reddituale, di crisi.

E i 56 mila legali che non arrivano a 10.900 euro ne sono una testimonianza più che efficace. Ma i fondatori di questa iniziativa, Cristiano Cominotto e Francesca Passerini, ci tengono a sottolineare che ancora molto c’è da fare per diffondere un modello di esercizio della professione «alternativo» al classico studio. «Il tessuto produttivo italiano», spiega a IOLavoro l’avvocato Cominotto, «non è fatto da grandi realtà imprenditoriali. Pertanto, la figura del legale è per forza di cose orientato ai servizi da offrire ai cittadini e alle piccole e medie imprese». Un’idea, quella del negozio su strada, che ha avuto lungo il suo percorso tanti ostacoli, procedimenti disciplinari in quasi tutte le città dove AL ha aperto, quanti i riconoscimenti a livello internazionale classificandosi, perfino, tra i top 50 innovative lawyers del Financial Times per due anni consecutivi.

 

Domanda. Cominotto, qual è la filosofia di AL-Assistenza legale?

Risposta. Il progetto nasce a marzo 2007, immediatamente dopo il decreto Bersani che ha liberalizzato le professioni.

Dopo quasi un anno di lavoro progettuale, nel 2008 inizia a Milano l’esperienza di AL, una nuova formula che poggia le sue fondamenta su due idee fondamentali: quella di avvicinare l’avvocato e l’assistenza legale il più possibile alla gente, eliminando ogni tipo di barriera e rispondendo alle domande della clientela anche senza appuntamento, e quella di riunire i professionisti presenti su tutto il territorio nazionale con elevato profilo ed esperienza, che riconoscendosi nei valori di AL-Assistenza legale, abbiano un progetto di condivisione di idee e professionalità.

D. Perché AL, soprattutto all’estero, è considerata una formula vincente?

R. Perché, nella nostra mission, è l’avvocato che si avvicina ai clienti con una formula in precedenza sconosciuta in Italia e in buona parte dell’Europa.

D. Chi controlla la qualità del servizio?

R. In ogni studio legale presente sul territorio nazionale ogni singola pratica viene valutata da un team di avvocati con esperienza pluriennale, che si confrontano per trovare sempre la migliore soluzione possibile. L’iniziativa ha riscosso in questi anni un ampio gradimento da parte di chi l’ha utilizzato. E la riprova che si tratti di una formula vincente è l’aumento di richieste di consulenza.

D. Nel mese di ottobre, per aggregare nuovi colleghi, avete dato la possibilità di accedere al network con una quota associativa dimezzata. Ci sono in programma nuove aperture?

R. Sì, abbiamo contatti con una decina di studi in diverse città italiane e per il futuro guardiamo anche all’estero.

D. In un momento così difficile per la professione forense può ritenersi molto fortunato_

R. Probabilmente AL è lo studio legale più strutturato d’Italia e continuerà a crescere. Ma in me resta un rammarico.

D. Cioè?

R.Abbiamo ricevuto premi di ogni genere all’estero. In Italia non siamo mai stati chiamati da una sola delle istituzioni forensi italiane, o da una delle associazioni di categoria, a parlare del nostro modo di fare la professione per veicolare un sistema innovativo che ha dato prova di funzionare e che potrebbe essere un’opportunità per tanti che fanno fatica a entrare in un mercato saturo. Anche il Financial Times si è accorto di AL e ci ha conferito importanti riconoscimenti, qui in Italia invece non c’è stato alcun riconoscimento da parte degli organi istituzionali dell’avvocatura per ciò che abbiamo fatto.

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