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Assist alle imprese dalle Exim bank

Per le imprese italiane, la norma sui finanziamenti all’esportazione aggiunta all’ultimo momento nel decreto Investment compact è stata una gradita sorpresa: Sace, la società pubblica che fa capo a Cassa depositi e prestiti e che assicura i crediti all’export, sarà autorizzata a costituirsi come banca e potrà effettuare finanziamenti diretti alle imprese come una vera Exim bank. Una bella soddisfazione per Sace. Ma soprattutto una bella boccata d’ossigeno per le nostre aziende a corto di liquidità: secondo le stime dello stesso ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, che ha fortemente voluto questa svolta, con questa norma si potrebbero liberare fino a 12 miliardi di euro.
Non solo assicurazione, dunque, ma anche finanziamento. Che cosa significa, esattamente? Che se tutto andrà avanti secondo i piani, un’azienda italiana potrà presentarsi davanti a un potenziale cliente estero con il proprio prodotto di qualità e, insieme, con un pacchetto finanziario a cui il cliente stesso può appoggiarsi per sostenerne l’acquisto (e quest’ultimo pacchetto, appunto, sarebbe garantito da Sace). Ti vendo la mia merce e ti aiuto anche a trovare i soldi per comprarla. Questo è un genere di finanziamento che prevede importi elevati e una lunga durata: il sistema bancario privato fa sempre più difficoltà a erogarlo per via della crisi e dei vincoli imposti da Basilea III. Ecco perché è importante avere un istituto pubblico in grado di sostenere questo tipo di credito.
Quando una Exim bank (cioè una export-import bank) entra in campo, la liquidità liberata nel sistema può essere elevata. Prendiamo il Canada, Paese che è ricco di Pmi come l’Italia ed esporta circa 50 miliardi in meno di noi all’anno: nNel triennio 2009-2011, in piena crisi, la Export Development Canada (Edc) ha erogato 40 miliardi di dollari in finanziamenti all’export.
Negli Usa, immediatamente dopo lo scoppio della crisi Lehman Brothers, il presidente Obama conferì alla Us Exim bank la possibilità di erogare finanziamenti diretti (e non solo di garantirli, come aveva fatto fino a quel momento). La banca – diventata uno dei pilastri del programma National Export Initiative , avviato da Obama a inizio 2010 con l’obiettivo di duplicare le esportazioni Usa in pochi anni – tra il 2009 e il 2014 la Us Exim bank ha erogato 31 miliardi di dollari di finanziamenti a lungo termine.
La Corea del Sud ha un volume di export paragonabile al nostro, ma dalla sua ha la robusta stampella di Kexim bank: nel triennio 2011-13 ha erogato ben 23 miliardi di dollari di finanziamenti all’export. Il Giappone, che esporta circa il 60% in più di noi all’anno, può contare sulla Japan Bank for International cooperation (Jbic), per la quale il supporto agli investimenti all’estero rappresenta l’87% di tutte le risorse finanziarie messe a disposizione. Tra il 2011 e il 2013 Jbic ha erogato oltre 5 miliardi di dollari di finanziamenti. La China Ex-Im bank dispone di una potenza di fuoco disarmante, per quanto su Pechino gravino pesanti accuse internazionali di supporto sleale ai propri esportatori. Secondo la Us Exim bank, solo negli ultimi due anni la Cina avrebbe sostenuto il proprio export, tra finanziamenti e garanzie, con ben 670 miliardi di dollari.
In Europa, la Germania, nostro più diretto concorrente sui mercati mondiali, si è già dotata di una Exim bank, istituendo nel 2009 la Ipex, spin-off delle attività di export & project finance fino allora gestite da Kfw, l’equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti. Tra il 2011 e il 2013 i finanziamenti diretti erogati dall’Ipex hanno superato i 10 miliardi di dollari.
Dall’inizio della crisi un numero crescente di Paesi si è dotato di una Exim bank per far fronte ai problemi sorti con la carenza di liquidità alle imprese, soprattutto nel Nord Europa. Nel 2012, per esempio, Finnvera, l’omologo finlandese della Sace, ha costituito Finnish Export Credit Limited, un proprio veicolo dedicato ai finanziamenti diretti alle esportazioni. Nello stesso anno in Norvegia è nata Export Credit Norway, che tra il 2012 e il 2013 ha erogato finanziamenti per circa sei miliardi di dollari, e in Francia è stata creata la Banque Publique d’Investissement. Nel 2013 il governo del Regno Unito ha trasformato in banca la sua Sace, rinominandola Uk Export Finance. In Danimarca a fare lending diretto è la Ekf, che nel 2011-2013 ha erogato finanziamenti per quasi 4 miliardi di dollari. Mentre in Svezia la Sek, nello stesso periodo, ha finanziato operazioni per 7,8 miliardi di dollari.
Prima dell’intervento previsto dall’Investment compact, nel nostro Paese, qualcosa in nuce c’era già: è la Export Banca, creata nel 2010 dall’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che però non è una una banca vera e propria. È una convenzione annuale, che stabilisce uno schema d’azione congiunto fra quattro soggetti diversi: Cdp che ci mette i soldi, Sace che ci mette le garanzie, Simest che stabilizza il tasso d’interesse, e le banche private che effettivamente erogano i finanziamenti. Quanto ha messo in campo Export banca? Dal 2010 a oggi, circa 4,5 miliardi di euro.

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