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Assicurazioni sul dossier popolari

Non solo le Fondazioni in fase di diversificazione, o i grandi soci privati storicamente presenti nell’azionariato. Tra i soggetti che potrebbero entrare a far parte dei nascenti noccioli duri delle Popolari in formato Spa potrebbero esserci anche le assicurazioni. Che sulla carta hanno non soltanto importanti risorse da investire, ma anche l’interesse a farlo, visto che le banche restano pur sempre un interlocutore privilegiato in virtù delle possibili sinergie nella distribuzione delle polizze.
Per il momento è materia per banche d’affari. Le popolari, fresche di riforma e al momento soprattutto affaccendate nell’organizzare le imminenti assemblee di bilancio (che devono passare lisce per poter poi affrontare con tutta la calma necessarie le eventuali opzioni straordinarie), al massimo ragionano fra di loro di m&a. Ma c’è chi guarda oltre, e così nel mondo dei consulenti in diversi stanno lavorando su possibili sinergie non solo industriali ma anche a livello di partecipazioni: una volta trasformate in Spa, le (ex) popolari, d’altronde, avranno tutto l’interesse a poter contare su una quota di azionariato stabile, che metta al riparo da ogni possibile sorpresa.
È?così che anche nelle popolari potrebbe ripetersi una situazione non diversa da quella che si sta verificando nell’azionariato di Mps, dove Axa – partner storico della banca, in cui ha una quota del 3,17% – al momento è uno dei pochi soci che a Siena fanno professione di stabilità sul medio-lungo periodo, non a caso nel nuovo board che sarà eletto in assemblea tra due settimane si preparano a inserire cinque consiglieri, quattro in più della rappresentanza attuale.
Panni analoghi potrebbero toccare in sorte ad altre compagnie assicurative con le banche popolari. Quali? Un dossier su cui i banchieri d’affari si stanno cimentando è quello che vede coinvolte Bper e Unipol: stesso territorio di riferimento, analogo dna cooperativo e – non ultimo – una partnership collaudata in Arca Vita, controllata da Unipol con una quota del 63,39% ma partecipata da Bper (19,67%) e Popolare di Sondrio (14,84%). Tutto questo potrebbe costituire le premesse per un’integrazione delle attività bancarie per lo meno tra le prime due; uno scambio di asset a tutti gli effetti che porterebbe in dote a Bper un azionista di peso, più masse e clienti. Al tempo stesso ciò consentirebbe a Unipol di fidelizzare la più importante tra le relazioni bancarie attualmente in essere. L’ipotesi, per ora, sarebbe stata sottoposta ai potenziali partner ma non sarebbe ancora finita sul tavolo degli organi: nel caso, se ne riparlerà dopo l’assemblea Bper del 18 aprile.
Lo stesso schema potrebbe essere ripetuto in altri casi. Meno immediati, forse, di un potenziale asse Bper-Unipol (più Sondrio?) ma su cui si stanno esercitando gli advisor. L’interesse, ovviamente, è concetrato soprattutto a Nord-Est: dove c’è il Banco Popolare, che tradizionalmente lavora con Aviva (insieme controllano Avipop assicurazioni) oltre che con Unipol, partner in Popolare Vita. Ubi, invece, da tempo viaggia in tandem con Ageas e Bnp Paribas Cardif (con cui ha sciolto la jv nell’estate scorsa ma ha rinnovato l’accordo per la distribuzione), tuttavia si ritrova nell’azionariato Cattolica Assicurazioni, con una quota dello 0,56%. Potrebbe essere la compagnia veronese un azionista stabile? Possibile ma improbabile. Così come in Ubi la compagnia è presente in Veneto Banca (0,95%) e in Popolare di Vicenza (0,46%), e soprattutto con quest’ultima i legami sono particolarmente solidi considerato che la banca guidata da Gianni Zonin è il primo azionista con una quota del 15,07%. Infine, la Banca Popolare di Milano: Piazza Meda è socio (di minoranza) dei francesi di Covéa in Bipiemme Vita, e questo sarebbe inevitabilmente il punto di partenza per un potenziale rafforzamento dei rapporti, con implicazioni sull’azionariato della banca; anche se la pista, al momento, sembra difficile da battere.

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