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Assicurazioni, il richiamo dell’Ivass: «Necessari assetti azionari forti»

La governance delle compagnie di assicurazione si è rafforzata negli ultimi anni sulla spinta della normativa di settore. Ma le regole non bastano, servono «chiarezza strategica», «assetti azionari forti e trasparenti», più solidi processi di governo e controllo interni, più adeguate professionalità attente soprattutto all’evoluzione tecnologica, e bisogna superare «approcci troppo semplificati o addirittura inadeguati» per il calcolo delle riserve tecniche. È questo il messaggio più forte uscito dalle Considerazioni del presidente, Daniele Franco, che accompagnano la settima Relazione annuale Ivass. L’attenzione della vigilanza su questi temi è alta e l’Istituto «si attende che analoga rilevanza sia ad essi riservata dai responsabili delle compagnie». Nessun riferimento a casi singoli o situazioni di mercato, naturalmente. Ma tanti riferimenti invece alla “lezione” della crisi sanitaria e al ruolo che il comparto può svolgere per sostenere una fase di sviluppo post-Covid19, anche con modelli di cooperazione pubblico/privato basati su meccanismi di mercato e capaci di mutualizzare grandi rischi pandemici, catastrofali o cibernetici.

L’industria assicurativa era in ottima salute prima della recessione innescata dal coronavirus. A fine 2019 la raccolta premi complessiva aveva superato i 140 miliardi (+4%), il Roe è raddoppiato, passando dal 6,4% del 2018 a poco più del 12%, mentre l’ammontare dei fondi propri detenuti in media dalle imprese assicurative italiane era pari a circa 2,4 volte il requisito minimo di capitale. Poi è arrivato lo choc, che in marzo con le oscillazioni dei mercati ha ridotto di 25 punti percentuali i coefficienti di solvibilità delle compagnie (dal 235 al 210 per cento). Ivass ha acceso un doppio monitoraggio sulla solvibilità e la liquidità e in qualche caso ha chiesto ad alcune imprese un rafforzamento dei buffer quando i coefficienti sono scesi sotto la soglia del 130%, mentre la raccomandazione alla prudenza nella distribuzione dei dividendi ha determinato la sospensione o il rinvio di cedole per 4,4 miliardi. «I mezzi propri – ha detto Franco – devono rimanere adeguati ai rischi assunti».

La crisi ha mostrato l’inadeguatezza dei meccanismi di aggiustamento per la volatilità e Ivass – nel quadro della revisione in corso di Solvency II – ha ribadito formalmente ieri l’impegno a mettere a punto, in collaborazione con Eiopa, un pacchetto limitato di misure attuabili in casi di instabilità finanziarie generalizzate per mitigare automatismi e effetti prociclici insiti nella regolazione. Il resto, come detto, lo devono fare le compagnie, irrobustendo i loro sistemi di governance.

Affrontando il tema della protezione del consumatore, Franco ha quindi parlato degli effetti indotti dalla quarantena antivirus e segnalato che molte compagnie hanno in effetti adottato misure di sostegno alla clientela, mentre per l’Rc auto la riduzione forzata della circolazione ha determinato, secondo prime stime, un calo del 50% dei sinistri, che si traduce in un risparmio medio di 36-41 euro per polizza. Se i costi per le imprese saranno confermati «ci attendiamo che le misure di ristoro si estendano» ha affermato il presidente. A fine 2019 i prezzi delle polizze auto risultavano in calo del 2,7%, portando la flessione complessiva negli ultimi sei anni a circa il 22%. Tra il 2012 e il 2018 il divario di prezzo tra Italia e paesi europei simili è passato da oltre 200 a 90 euro. Ma per Ivass si deve far di più: in alcuni territori i prezzi sono ancora troppo elevati, soprattutto per i clienti più giovani – è stato osservato – ed è a questo punto «non più procrastinabile un riordino della normativa del settore, non solo perchè negli ultimi anni è stata oggetto di interventi frequenti e parcellizzati, che ne hanno ridotto l’organicità, ma anche per tenere in considerazione i rilevanti mutamenti intervenuti nella tecnologia e nella stessa mobilità».

Sempre sul fronte della tutela del consumatore il segretario generale, Stefano De Polis, nel briefing con la stampa ha detto che l’attività Ivass sul fronte del risveglio delle polizze dormienti non riscosse ha individuato l’anno scorso 6.505 polizze di compagnie straniere per un valore di 426 milioni, in quattro anni questa attività ha fatto emergere mancate riscossioni pagate o in via di pagamento per 4,4 miliardi.

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