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Assicurazioni, la nuova Ivass rafforza il ruolo degli avvocati

Il diritto delle assicurazioni rappresenta un settore chiave per le law firm. Nonostante il momento di recessione, l’area assicurativa continua a crescere e a rendere bene per gli avvocati d’affari. La complessità dell’attuale regolamentazione assicurativa fa diventare, infatti, quasi impossibile la gestione totalmente in-house delle problematiche legali.

Quello assicurativo appare un settore in crescita, anche in considerazione del fatto che l’Italia è ancora un paese considerato generalmente sottoassicurato rispetto ad altri membri dell’Unione europea. Inoltre, le recenti novità legislative in materia di obbligo di copertura assicurativa professionale hanno certamente stimolato nuovi operatori ad affacciarsi sul mercato.

AvvocatiOggi ha preso spunto dai cambiamenti in atto nell’ambito della vigilanza assicurativa (l’Isvap , per esempio, cambia pelle e diventa Ivass, finendo sotto il controllo della Banca d’Italia) per chiedere ai professionisti cosa ne pensano di queste novità e dell’andamento del settore.

Il consenso è pressoché unanime: gli avvocati concordano nel considerare l’operazione in linea con le esigenze di integrazione ed efficienza del mercato assicurativo. C’è solo una questione ancora da risolvere: il problema del conflitto d’interesse legato alle quote Bankitalia in mano alle Assicurazioni generali (19 mila quote equivalenti a 42 voti) tema che però, dopo la comunicazione di via Nazionale dello scorso 19 dicembre, sta per arrivare a soluzione: la quota Generali di Banca d’Italia, il 4,5% circa del capitale, finirà infatti tutta sul mercato entro tre anni, grazie all’accordo che Bankitalia ha siglato con il Fondo strategico italiano, la società controllata dalla Cdp, alla quale la quota verrà conferita per risolvere il conflitto d’interesse.

Molti i nuovi ingressi sul panorama italiano

Secondo Nicolò Juvara e Salvatore Iannitti, rispettivamente partner e senior associate, Corporate and insurance, di Norton Rose Studio Legale, «il settore assicurativo è tradizionalmente uno dei più rilevanti per le law firm, in particolare per la sua capacità di interessare tutti gli ambiti di consulenza legale (inclusi il diritto finanziario e bancario, il diritto amministrativo ed il contenzioso).

L’area sconta inevitabilmente la crisi generale che investe il mercato italiano ed europeo, sebbene con sfumature diverse: crescita costante ma bassa nel settore danni, produzione in calo nei settori vita tradizionali; i prodotti finanziario-assicurativi, infine, risultano ancora molto influenzati dalle oscillazioni di mercato e dalle continue novità fiscali ed hanno dunque un andamento molto variabile. Ciononostante, nell’ultimo periodo abbiamo osservato con favore l’entrata nel mercato italiano di nuovi player stranieri, interessati in particolare a cogliere le opportunità offerte dal mercato dell’Rc professionale, dell’Rc sanitaria e dell’Rc auto».

Anche secondo Alessandro Portolano di Chiomenti il mercato dei servizi legali per il settore assicurativo è molto interessante, per le dimensioni di alcuni clienti e per l’ampia tipologia di incarichi che le imprese comunque affidano all’esterno: «Lo studio assiste alcune tra le principali compagnie italiane e numerose compagnie estere operanti in Italia.

Siamo da sempre presenti nelle più importanti operazioni straordinarie. Negli ultimi dieci anni abbiamo sviluppato molto anche altri ambiti di attività, quali l’assistenza in relazione ai prodotti, le tematiche dell’intermediazione assicurativa o le operazioni sugli attivi a copertura. La crisi ha ovviamente influenzato anche il mercato dell’assistenza alle imprese di assicurazioni. Alla possibile flessione delle spinte alle grandi operazioni straordinarie, si è accompagnato lo sviluppo di altri filoni di attività. Un esempio importante sono le numerose campagne di «trasformazione» effettuate da numerose compagnie».

Gli strumenti assicurativi sono sempre più sofisticati e complessi, come sottolinea Laura Opilio di Cms: «Il settore è in crescita sia per la dinamicità del mercato assicurativo, oramai volto a tutelare non solo le esigenze di protezione del rischio nei settori tradizionali, ma anche a soddisfare le esigenze di investimento della clientela. In particolare, si deve tener presente che l’Italia è un paese fortemente sotto-assicurato, dove tradizionalmente si confida di più sull’intervento dello stato che sulla prevenzione del rischio in forma individuale. La difficile congiuntura di mercato e la progressiva riduzione dell’intervento dello stato, fanno si che i cittadini debbano ricorrere sempre più frequentemente a strumenti privatistici per tutelare la propria capacità patrimoniale, anche in previsione delle maggiori aspettative di vita. Alcuni settori, come le polizze vita, e dunque tutti gli strumenti di risparmio ivi collegati, conosceranno dunque inevitabilmente un incremento nei prossimi anni. Un altro settore in cui si prevede un incremento del mercato assicurativo è quello della responsabilità professionale, la cui copertura diverrà obbligatoria per tutti i professionisti a partire da agosto 2013».

La pensa così anche Lamberto Schiona, partner di Jones Day: «Il settore assicurativo resta un ambito strategico per gli studi legali, tanto più in una fase di mercato caratterizzata da incertezza e correlativo aumento dell’esposizione al rischio. Il mercato assicurativo vive un momento di accresciuta centralità, alla ricerca di strumenti idonei a limitare gli effetti negativi del rischio che impattano sui fattori vita, salute, reddito e patrimonio, con una progressiva propensione al passaggio dalla specializzazione all’intero ciclo del rischio e dal mondo dei prodotti al mondo dei servizi. Tale evoluzione si riflette in interventi di normazione secondaria rispetto ai quali gli studi legali sono chiamati a continui sforzi interpretativi, nel senso del supporto alle imprese nel processo di recepimento delle nuove norme e del raccordo con il tessuto normativo esistente anche in funzione delle specificità dei diversi segmenti dell’impresa».

Bene l’integrazione tra vigilanza assicurativa e bancaria

Anche nel caso dei pareri espressi sulla nuova autorità di vigilanza sulle assicurazioni, l’Ivass, gli avvocati d’affari sono concordi nell’affermare il loro giudizio positivo. «Personalmente sono favorevole all’integrazione tra vigilanza assicurativa e vigilanza bancaria introdotta con l’approvazione dello statuto dell’Ivass», dice Gian Paolo Tagariello di Legance. «Tra l’altro, a livello europeo, si assiste ad una progressiva integrazione tra vigilanza bancaria e assicurativa, attraverso l’operatività di una rete europea per la supervisione finanziaria (European system of financial supervisors – Esfs) che ha come principale obiettivo quello di rafforzare l’azione di vigilanza, in una generale ottica di prevenzione delle crisi finanziarie.

Già in altri paesi europei esiste un’unica Autorità di vigilanza per il settore finanziario e assicurativo, con indubbi vantaggi in tema di uniformità dell’attività di vigilanza sull’attività svolta dagli operatori del settore. Per esempio, nel Regno Unito, i poteri di controllo della Financial services authority (Fsa) si estendono a tutti gli operatori che agiscono sui mercati finanziari: banche, compagnie di assicurazione, intermediari finanziari e del credito. Il settore assicurativo è molto specifico e mi auguro che la regolamentazione non venga stravolta, anche se auspico un approccio basato più sui principi che non sulle regole di dettaglio, nonché una maggiore attenzione alle esigenze delle imprese oltre che a quelle del consumatore».

Più cauti i soci di Bonelli Erede Pappalardo Stefano Micheli e Giuseppe Rumi: «Quella dell’Ivass è una soluzione che si presta a diverse letture. Da un lato, sembra parzialmente in controtendenza rispetto a quanto sta avvenendo in ambito europeo, dove come noto sono state create autorità diverse ed indipendenti; in particolare l’Eiopa (European insurance and occupational pensions authority, ossia l’autorità di vigilanza europea competente nel settore assicurativo) è nettamente indipendente sia dall’Eba (European banking authority) sia ovviamente dalla Bce. Dall’altro, questa soluzione dovrebbe auspicabilmente condurre a un più alto livello di integrazione e coordinamento tre le attività di vigilanza in ambito italiano, a vantaggio soprattutto dei grandi gruppi attivi sia sul fronte bancario che su quello assicurativo».

La vigilanza assicurativa si basa su modelli analitici in parte diversi rispetto a quelli della sorveglianza bancaria, più amministrativo-normativi che economico-statistici. AvvocatiOggi ha chiesto agli avvocati delle law firm se credono che questo potrà diventare un problema per la nuova Ivass.

Secondo Anthony Perotto di Nctm Studio Legale sì: «È naturale, e gli organi del neonato organismo ne sono consapevoli, che vi sarà molto da fare per realizzare le sinergie operative e le integrazioni che, in fondo, stanno alla base del progetto. Da questo punto di vista, il coordinamento e l’integrazione tra modelli di vigilanza (bancaria e assicurativa) rappresenterà un fattore-chiave, tra l’altro in chiave di controllo della stabilità finanziaria e dei meccanismi di governance. Occorrerà probabilmente uno sforzo significativo, ma l’esperienza e la professionalità dei protagonisti dell’integrazione e dei relativi staff dovrebbero garantirne il successo ed il traghettamento alla «nuova» vigilanza assicurativa».

Secondo David Marino, partner di Dla Piper uno dei primissimi banchi di prova della nuova Authority sarà rappresentato dalla soluzione da trovare per risolvere il conflitto di interessi che si è venuto a creare fra l’autorità e le Assicurazioni generali che detengono 19 mila quote, equivalenti a 42 voti, di Banca d’Italia: «Da un lato, le Generali detengono una partecipazione in Banca d’Italia e, a seguito della «integrazione» dell’Ivass in Banca d’Italia, le Generali parteciperebbero anche al capitale dell’Ivass. Dall’altro lato, la Banca d’Italia, tramite il fondo pensione dei dipendenti, risulta azionista delle Generali. Il problema oggettivamente sussiste, come confermato recentemente dal direttore generale di Banca D’Italia».

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