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«Assicurazioni per finanziare la ripresa»

«Lo scenario è complesso e sfidante ma i numeri confortano». Quel che più preme, però «è capire come le assicurazioni possano contribuire allo sviluppo del paese». È questo, in estrema sintesi, il messaggio chiave lanciato ieri dal presidente Maria Bianca Farina dal palco dell’assemblea Ania tenuta a Roma.
I numeri parlano di un settore in buona salute con molte risorse da investire nell’economia reale ma con alcune sfide cruciali ancora da affrontare.
Le cifre
Il quadro tracciato dal presidente Farina dimostra che il comparto è un pilastro fondamentale del sistema Italia: vale il 9% del Pil in termini di prestazioni lorde e il ramo vita raccoglie il 14% dei risparmi degli italiani. Tutto ciò ha fatto sì che il settore archiviasse il 2015 con una raccolta di 150 miliardi di euro in crescita del 2,5%. Merito della performance del settore vita, +4% a 115 miliardi (grazie all’ascesa del ramo III, quello dei prodotti unit linked), che ha più che bilanciato la discesa del danni in calo del 6,5%. Complice, soprattutto, la contrazione del premio medio, sceso attorno a 439 euro, inferiore di quasi il 20% rispetto a tre anni prima tanto che la distanza nel confronto con le polizze nel resto d’Europa si è assottigliata a 138 euro nel 2015 dai 213 euro del periodo 2008-2012. Tutto ciò, ha sottolineato il presidente «ha fatto risparmiare agli italiani 1 miliardo di euro nell’ultimo anno» considerato che complessivamente i premi Rc auto sono scesi a 15 miliardi. Nonostante la costante discesa delle polizze, che nell’ultimo scorcio si è incrociata con un incremento della frequenza dei sinistri, il settore ha chiuso il passato esercizio con un utile complessivo (danni e vita) di 5,7 miliardi (6 miliardi nel 2014) e un roe del 10,1% dal 10,2% dell’anno precedente mostrando un’indice di solidità patrimoniale che nel vita, secondo Solvency I (ormai superata da Solvency II) vale 1,5 e nel danni 2,8. Nei primi sei mesi del 2016, ha infine aggiunto il presidente, si sta però registrando una rilevante inversione di tendenza con «un ritorno verso i prodotti garantiti» rispetto al trend segnato lo scorso anno con il forte incremento dei prodotti vita del ramo III, quelli non garantiti.
Le sfide
I numeri appena presentati rappresentano però per Ania già il passato e guardando al futuro le occasioni da cogliere sono numerose e non vanno sprecate: per il settore e potenzialmente anche per il paese. «È fondamentale comprendere come le assicurazioni possano fare da supporto al rilancio dell’Italia – ha sottolineato Farina- e in ragione di questo sono tre gli ambiti che vanno esplorati: il welfare, la protezione, e il risparmio e gli investimenti».
La questione del welfare è un tema ormai ricorrente. Il presidente ha segnalato che nel corso del 2015 ogni famiglia ha speso più o meno 1.400 euro pagate di tasca propria per affrontare spese sanitarie personali. Ecco perché ha rinnovato l’invito a una maggiore cooperazione tra pubblico e privato nella sanità. Per farlo, ha spiegato «sarà indispensabile stimolare la domanda» e questo potrebbe avvenire grazie a precisi incentivi fiscali. Il tutto, però, potrà realizzarsi solo se di «pari passo verrà promossa la riforma sanitaria». Stesso discorso vale per la protezione, per la quale in Italia si spende una media di 83 euro pro-capite contro i 416 euro che vengono investiti in Danimarca: di fatto «i ben assicurati rappresentano appena il 25% degli italiani». Anche qui, soprattutto per gestire il delicato tema delle catastrofi, andrebbe promosso un patto tra pubblico e privato.
Gli investimenti
Ultimo tassello sono i denari che le assicurazioni possono mettere al servizio del rilancio dell’economia. Il presidente ha ricordato che le compagnie hanno asset in gestione per quasi 600 miliardi, di questi circa 280 miliardi sono investiti in titoli di stato italiani. Lo scenario dei tassi e le esigenze dei gruppi assicurativi di diversificare il portafoglio a caccia di rendimento ha creato le condizioni perché l’industria delle polizze possa «orientare un flusso crescente di fondi verso il finanziamento di opere infrastrutturali o di pmi». Di fatto «le imprese di assicurazioni, nella loro veste di investitori istituzionali di lungo termine, sono pronte a un maggiore coinvolgimento nel finanziamento di progetti a favore del paese, in un quadro di regole abilitanti capaci di creare quel volano da tempo atteso», ha chiosato il presidente. E in questo senso va letto l’impegno del settore nel fondo salva banche, Atlante 1, e le future riflessioni che il comparto farà su Atlante 2, il veicolo destinato ad assorbire parte degli npl degli istituti del paese (vedi altro articolo a pagina 7).

Laura Galvagni

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