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Assicurazioni a caccia di corporate bond Investimenti per 120 miliardi di euro

Il migliore allineamento tra le durate finanziare dell’attivo e del passivo ha consentito alle imprese assicurative italiane di «sfuggire alla bonaccia dei tassi di interesse» e conseguire anche nel 2015 buoni livelli di redditività. Non mancano le buone notizie nella Relazione annuale dell’Ivass illustrata ieri dal presidente, Salvatore Rossi, che ha esordito ricordando come «al centro delle preoccupazioni degli assicuratori di tutto il mondo restano i bassi tassi di interesse, tassi addirittura negativi nelle scadenze più brevi».

Pur muovendosi in questo contesto complesso e dalle origini lontane, una condizione – ha osservato Rossi – dai risvolti psicologici non banali: «è come camminare a testa in giù sul soffitto di una stanza», il comparto ha realizzato rendimenti sul capitale (Roe) che hanno sfiorato il 10% per il segmento vita e oltre il 7% nei danni. In valore assoluto poco meno di 6 miliardi. Un risultato positivo, in linea con quelli realizzati nei quattro anni precedenti e molto migliore di quello del settore bancario, dove il Roe 2015 è stato appena superiore al 3% dopo quattro anni di perdite.
Rossi ha citato un indicatore per spiegare le ragioni della buona redditività delle compagnie nazionali: lo scarto nullo, appunto, tra le durate finanziarie dell’attivo e del passivo del comparto vita, contro i 5 anni della Francia e gli 11 della Germania.Scarti diversi cui corrispondono comportamenti prudenziali diversi che si riflettono politiche di investimento. Nel confronto con gli altri Paesi europei, le compagnie nazionali investono molto in titoli di Stato – il 45% circa degli attivi, che complessivamente ammontano a 700 miliardi – e meno in obbligazioni di imprese. E i titoli di Stato preferiti sono quelli italiani (94% dei titoli pubblici in portafoglio). Ma dietro questo approccio prudenziale non mancano scelte di diversificazione – ha fatto notare Rossi – visto che nell’ultimo anno sono cresciute le quote di investimenti in titoli corporate (120 miliardi contro i 90 di due anni prima). Un’inclinazione verso la diversificazione degli investimenti che il presidente dell’Ivass ha incoraggiato «in una prospettiva di mitigazione del rischio» anche se la ricerca di bond aziendali da parte delle assicurazioni si scontra con i limiti dell’offerta nazionale, caratterizzata da un sistema fortemente incentrato nel credito bancario: «i presiti bancari l’anno scorso hanno soddisfatto il 62% del fabbisogno delle imprese italiane – ha detto Rossi – contro il 50% della germania, il 46% della Spagna e il 32 della Francia».
Il presidente Rossi ha fatto un esplicito riferimento al dibattito in corso nel mondo assicurativo europeo se i titoli di Stato debbano essere considerati o meno «rischiosi» ai fini del calcolo dei requisiti di capitale. Il suo richiamo è stato a quanto osservato appena due settimane fa dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a proposito delle banche: «Occorre – ha affermato – fare attenzione a non accrescere i rischi sistemici anzichè ridurli maneggiando politicamente un tema su cui non c’è consenso neanche tra gli esperti». La questione se ponderare o meno per il rischio i titoli di Stato «è globale e non solo europea». Ed è dunque in questo contesto che deve essere affrontata: «per non porre a carico delle imprese europee indebiti svantaggi concorrenziali e in modo coerente tra diversi settori dell’intermediazione finanziaria».
Altro tipo di diversificazione da fare – ha poi aggiunto Rossi – è quello dei prodotti da offrire alla clientela nel ramo vita. «Una compagnia che offre solo unit linked non è più una assicurazione» ha osservato con un esempio limite. Il settore, ha argomentato, sta iniziando a riflettere su come «contemperare la solidità reddituale delle compagnie attive nel ramo vita con l’esigenza di continuare a offrire alla clientela prodotti propriamente assicurativi e non mere gestioni patrimoniali prive di garanzia». L’Ivass, ha aggiunto, «è pronta ad adottare modifiche regolamentari per favorire la nascita di nuovi prodotti». Ma , ha concluso, «spetta all’industria proporle».
Guardando alle dinamiche del mercato, nel 2015 la raccolta premi ha registrato una crescita del 2,5% (150 miliardi) trainata dal comparto vita e in particolare dalle polizze unit linked, i cui premi hanno raggiunto i 32 miliardi (contro i 22 nel 2014). Per le polizze vita tradizionali, a prevalente contenuto obbligazionario e con rendimenti minimi garantiti, i premi sono invece scesi a 76 miliardi (82 miliardi nel 2014).
Giù la raccolta Rc Auto(-6,5%), una riduzione da attribuire al calo dei prezzi e non dei volumi. Rossi ha parlato di «caso ancora non risolto» a proposito di questo comparto dove il gap tra i costi medi unitari tra le polizze italiane e quelle europee resta significativo: è sceso dai 234 euro del 2011 ai 150 del 2015 (l’anno scorso i prezzi sono diminuiti del 7,5%). Per chiudere quel differenziale occorrono interventi normativi – è stato osservato con un riferimento alla sollecita approvazione del Ddl concorrenza – e diversi comportamenti da parte degli attori. Ivass ha realizzato l’Archivio integrato antifrode (AIA) che mette insieme un miliardo e mezzo di singole informazioni su veicoli, immatricolazioni, patenti, polizze, danneggiati, testimoni, periti. Se oggi si possono stimare che l’attività antifrode delle compagnie abbia consentito una riduzione dei costi dei risarcimenti pari all’1,5% dei premi, è legittimo attendersi molto di più per il prossimo futuro.

Davde Colombo

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