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Asset quality review gli obiettivi politici dietro la tecnica dei test

Siamo oltre la metà del guado: la revisione degli attivi bancari (Aqr) dopo quattro mesi volge al termine, e i test di sforzo (“stress test”) partiti due mesi fa dovrebbero raccogliere la prima tornata di dati a fine luglio. Agosto e settembre serviranno ad affinare e integrare i due esercizi, ottobre a preparare i mercati ai risultati. L’Autorità bancaria europea fa sapere che la tempistica è rispettata, e conferma la fiducia negli esiti. È impossibile ottenere stime preliminari sui due esami: sia per la loro estrema delicatezza, sia perché sono esercizi molto granulari, e l’Aqr da cui tutto muove, raccoglie miriadi di flussi informativi che partono da posizioni creditizie scelte a campione. Ma, come nella vita, qui conta il percorso e non l’approdo. Perché emerge sempre più nitidamente che gli esami sono uno strumento, chiesto dalla Politica alla Tecnica, per riformare il mercato bancario europeo e farlo uscire dall’intorpidimento nel quale entrò dopo il fallimento di Lehman Brothers. Uno choc vero, aggravato tre anni fa dalla crisi dei mutui sovrani, che ha flagellato l’Europa, anche per certi suoi vizi: troppo credito e troppe banche, molte delle quali inefficienti. I n un contesto in cui finanziarsi sul mercato diventava prima costoso poi impossibile, e con la regia carismatica di Mario Draghi alla Bce, la Politica ha chiesto alle banche di riformarsi secondo linee guida chiare: alzare il patrimonio degli istituti per assorbire le perdite dovute alla recessione e garantire il credito al sistema; metodo di contabilizzazione coerente e omogeneo, cooperazione tra le autorità dei paesi (anche non euro come Gran Bretagna, Polonia e Svezia, le cui banche stanno sottoponendosi agli stress test); maggior trasparenza e leggibilità degli istituti come preludio a un round di concentrazioni alla ricerca della scala e dell’efficienza. Gli input sono stati recepiti non linearmente da Bce, Eba e vigilanze nazionali (che hanno un ruolo importante nel passaggio verso la vigilanza unica a novembre) secondo la loro componente operativa e politica: ci sono diverse sfumature tra definire una metodologia, vagliare crediti a campione, stabilire scenari di choc adeguati ai singoli paesi, accompagnare a fusioni e incorporazioni gli operatori sommersi & salvati, dal 2015. Per capire, però, è bene assumere un’ottica onnicomprensiva, la stessa dei regolatori e dei regolati: perché Aqr e stress test sono quanto di più eterodiretto si sia visto dall’introduzione dell’euro. Non sono scienza esatta, ma processi calati dall’alto, al fine di riabilitare un settore che non svolge più le sue funzioni. Molti addetti ai lavori sono convinti di questa tesi, e per dimostrarla avanzano domande retoriche: perché non sono mai stati comunicati agli analisti bancari le percentuali di sconto delle garanzie creditizie? Perché il Monte dei Paschi – chiaramente spinto dalla vigilanza – ha aumentato a tavolino da 3 a 5 miliardi la ricapitalizzazione, poco prima di sottoporsi al duplice esame? Perché negli stress test ci sono maggiori rischi congiunturali nei paesi meno colpiti dal rischio sovrano, ad esempio in Francia gli immobili sono stimati crollare del 20% e in Italia appena del 6%? Perché, invocando la fretta, si è deciso di avviare stress test “statici”, basati sui bilanci 2013, per poi correggerli in corsa a risultati degli Aqr acquisiti? A queste domande non c’è risposta tecnica che tenga. Deve bastare l’intento. Come i protagonisti hanno più volte detto, gli esami bancari saranno severi il giusto: tanto da renderli credibili a differenza di quelli troppo leggeri dell’Eba nel 2011, ma non troppo da soffocare nella culla la ripartenza delle economie periferiche. Lo scespiriano pound of flesh insomma, e anzi il pagamento è in corso: con crescente severità Banca d’Italia ha portato le vigilate ad accantonare per una trentina di miliardi nel 2013, e a connesse ricapitalizzazioni per 11 miliardi nel 2014 (dal 2008 la cifra è quadrupla). Nell’intero campione delle 128 banche sottoposte ad Aqr, gli accantonamenti aggiuntivi sono stati di 25 miliardi nel solo secondo semestre 2013, e altrettanti sono previsti tra gennaio e giugno; le emissioni azionarie sono state di 45 miliardi negli ultimi 12 mesi, più 22 miliardi di capitale ibrido.

ASSET QUALITY REVIEW La revisione degli attivi è agli sgoccioli. L’esame del portafoglio di trading è terminato in settimana, nella prossima dovrebbe concludersi quello sulle posizioni di credito. Giovedì una riunione a Francoforte con i rappresentanti delle banche scrutinate chiarirà le modalità di consegna dei risultati e delle votazioni. Quel che promana dagli istituti italiani è un «cauto ottimismo», come si è espresso il presidente dell’Abi Antonio Patuelli. «C’è la sensazione che le banche siano sottoposte a uno sforzo epico – dice Matteo Coppola di Boston Consulting Group – che ha messo a dura prova anche fisicamente le funzioni finanziarie e di controllo dei rischi. Anche perché i dati richiesti dai regolatori sono granulari, che richiedono spesso procedure manuali e una grande qualità dell’informazione ». Per questo, da mesi ci sono squadre di tecnici al lavoro, spesso anche sabato e domenica, in tutte le vigilate. Coppola comunque vede uno scenario diverso rispetto a due anni fa, «quando le banche italiane soffrivano su funding e liquidità, che ora non sono il primo problema. Sono chiamate a migliorare il costo del rischio, dato che il 17% dei crediti sono non performing, un fardello che erode gli utili bancari».

STRESS TEST Le prove proiettano un quantum di perdite su crediti e svalutazioni derivanti da scenari avversi, con Pil, occupazione e inflazione negativi al 2016. Le banche coinvolte stanno applicando le variabili macro sulle serie storiche: tra un mesetto le autorità riceveranno le matrici di correlazione e vedranno se validarle o avviare confronti dialettici. Un primo elemento positivo è il ribasso sui minimi del rischio Btp e dello spread, che dovrebbe contenere l’impatto dei 400 miliardi di titoli del Tesoro (fatale per Mps nel test del 2011). «Le banche europee affrontano questo esercizio molto complesso in una situazione nettamente migliore del 2011», dice Mario Quagliariello, capo dell’unità di analisi dei rischi dell’Eba. «Hanno aumentato la dotazione patrimoniale (ormai sui livelli degli istituti Usa) e gli accantonamenti, hanno fatto deleveraging e ridotto le esposizioni ai settori più rischiosi come cartolarizzazioni e portafoglio trading. Il processo è in corso, stiamo seguendo i piani di lavoro proposti da Eba e Bce, siamo assolutamente in linea per pubblicare i risultati a fine ottobre». Sul fatto che gli esercizi siano “calati dall’alto”, l’economista ex Bankitalia dice: «Il nostro sforzo è fornire una metodologia robusta e condivisa con la Bce, per garantire che gli esiti della revisione siano affidabili e robusti. Questo non vuol dire che da novembre i problemi saranno tutti risolti: ma si elimineranno le rimanenti incertezze sulle condizioni delle banche europee, e si chiuderà la parentesi piuttosto lunga apertasi con la crisi dei mutui subprime».

I VOTI È interessante capire come si arriverà al singolo numero che tra cinque mesi dirà se una banca è promossa o bocciata. Il dato di partenza è l’ammontare degli accantonamenti di bilancio 2013. Gli Aqr su crediti a campione diranno se serve integrare quelle riserve e di quanto. La cifra risultante sarà sottoposta a due scenari di stress macro che la amplificheranno, e infine riapplicata al patrimonio 2013. Se quella proiezione finale del patrimonio primario andrà sotto il 5,5%, le autorità nazionali daranno 6-9 mesi all’istituto per adeguarsi, con seguente gerarchia di interventi: cessioni e capitalizzazione di cedole; aumenti sul mercato; ricapitalizzazione delle autorità nazionali (tipo Monti bond ma stavolta con meccanismo bail in che colpisce soci e obbligazionisti); intervento del fondo Esm, sottoposto a pesanti condizionalità. Un’idea di quel che i banchieri s’aspettano l’ha data Ernst & Young, in un sondaggio tra 294 istituti dell’Eurozona. Un terzo ritiene possibile il ricorso ad aumenti dopo gli stress test: 22 banche vedono il ricorso al mercato “probabile”, 43 lo ritengono “possibile”. Più ottimiste sono le banche tedesche (per il 93% non servirà capitale) e britanniche (83%), mentre le più pessimiste sono le spagnole (40%). In Italia il 75% ritiene di non aver bisogno di ulteriori ricapitalizzazioni, il 10% non le esclude, il 15% le trova “probabili”. Il quartier generale della Banca centrale europea a Francoforte, a sinistra, a fianco del grafico, il presidente Mario Draghi

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