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Assemblee Il traguardo è lontano ma i grandi soci già si contano

Nel momento più buio della bufera, l’allora amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, girò mezzo mondo per mettere una pezza ai conti della banca che stava affondando in Borsa, svuotata di energia e di capitali. La nave di Profumo trovò approdo prima nella Libia di Gheddafi e poi ad Abu Dhabi. Un tempo li chiamavano petrodollari, e furono propri quelli a salvare Unicredit, che in Borsa in poco tempo vide il proprio titolo passare da 70 a 7 euro, distruggendo ricchezza e il sogno di una corsa pressoché infinita verso l’alto. Profumo si affidò agli arabi e poi arrivarono anche gli americani a rinforzare il capitale di una banca divenuta troppo grande per essere in mano alle Fondazioni di origine bancaria. Oggi però i salvatori di un tempo potrebbero presentare il conto. Non solo a Unicredit (i fondi, sovrani o no, sono una presenza fissa, ambita e stimolante in tutte le maggiori banche del Paese), ma prima di tutto in Unicredit. 
Scadenze
La banca oggi guidata da Federico Ghizzoni si troverà infatti nel maggio prossimo ad approvare i conti dell’esercizio 2014, l’ultimo affidato a questo consiglio di amministrazione, che andrà rinnovato nei suoi 19 componenti. Il numero potrebbe salire fino a 24, ma più probabilmente scenderà in direzione del valore minimo statutario di 9 membri.
Di sicuro, cambieranno gli equilibri nella squadra che ha voluto Giuseppe Vita presidente. Andranno rivisti, alla luce delle nuove norme, del voto plurimo (vedi articolo al piede di questa pagina) e delle rispettive strategie, i rapporti di forza tra i grandi azionisti dell’istituto: le Fondazioni ex bancarie, i fondi comuni di investimento e i fondi sovrani, riconducibili cioè ai governi di paesi esteri, tutte forme rappresentate nel consiglio di amministrazione di Unicredit.
Il vicepresidente Luca Cordero di Montezemolo rappresenta infatti gli interessi di Aabar che controlla il 5,024% del capitale della banca; il vicepresidente Fabrizio Palenzona, quelli della Fondazione Crt, oggi scesa al 2,516% del capitale; il vicepresidente Candido Fois è invece vicino alla Fondazione CariVerona (3,459%), che lo ha voluto lì, mentre il quarto e ultimo vicepresidente, Vincenzo Calandra Buonaura è stato per nove anni presidente di Carimonte holding, la spa partecipata dalle fondazioni della Cassa di Risparmio di Modena e della Cassa del Monte di Bologna e Ravenna, che ha in portafoglio il 2,115% del gruppo di piazza Gae Aulenti. E poi, nel consiglio di amministrazione, siedono anche Mohamed Ali Al Fahim, di Aabar investment, Francesco Giacomin vicino alla fondazione trevigiana Cassamarca, Marianna Li Calzi, già sottosegretario all’Interno, che risultò gradita alla Fondazione Sicilia presieduta da Giovanni Puglisi, un tempo Fondazione Banco di Sicilia.
Visioni diverse
BlackRock invece non ha rappresentanti nel consiglio di Unicredit, né li ha mai avuti e probabilmente non ha interesse ad averne in futuro, vista la natura speculativa del proprio investimento. Ci sono stati invece i rappresentanti della Banca centrale di Tripoli, prima del disfacimento del vecchio regime libico, coinciso con la rivoluzione che ha portato alla fine di Gheddafi. Come si ricomporranno a primavera gli equilibri in casa Unicredit? E chi sarà il nuovo presidente visto che Giuseppe Vita il prossimo 28 aprile arriverà a compiere 80 anni? Peraltro Fondi e Fondazioni, vicini nel nome, sono diversi nell’agire.
Contrasti
È chiaro che i fondi di investimento vogliono entrare a poco e uscire a molto, ma soprattutto vogliono avere le mani libere nell’operare. Mentre le fondazioni, rappresentanti degli interessi locali e del territorio, non hanno osservato la legge istitutiva, che prevedeva una progressiva alienazione delle quote bancarie e ora hanno le mani legate da attivi svalutati e da territori come non mai bisognosi di un sostanzioso aiuto che le fondazioni non sempre sanno esprimere.
Il contrasto di interesse tra Fondi e Fondazioni è ben noto a Profumo, che anche nella sua nuova veste di presidente del Monte dei Paschi di Siena ha dovuto mediare gli interessi contrapposti per dare a Fabrizio Viola un minimo aggio di operatività. Mentre in casa Ubi, Victor Massiah è stato il primo a dare il benvenuto in Italia a BlackRock, che arrivò a controllare anche il 5 per cento della banca, prima di scendere sotto il 2 per cento attuale, mentre oggi il fondo Silchester è al 4,903 per cento, quasi il doppio del valore delle fondazioni. Passata la tensione legata alla creazione e all’entrata in vigore dell’Unione bancaria europea – vedi alle pagine 4 e 5 – la governance già dai primi mesi del 2015 tornerà a essere un argomento di estrema attualità. Anche per l’effetto delle nuove norme che entreranno in vigore e che completeranno un iter che ha profondamente cambiato, distruggendola, l’antica foresta pietrificata, quell’ecosistema assai tossico dove gli incarichi si sommavano, intersecandosi quasi all’infinito.
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