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Assemblea di fuoco per il cda Veneto Banca

Vigilia di assemblea arroventata a Veneto Banca. L’ex popolare di Montebelluna, da fine dicembre spa, oggi approverà il bilancio (chiuso in rosso per 882 milioni) e voterà il rinnovo del consiglio; quello che, da qui ad una manciata di settimane, si presenterà sul mercato per chiedere un miliardo di aumento di capitale e la successiva quotazione in Borsa. Lo spettro di quello che è successo alla Popolare di Vicenza (mancata quotazione per quasi totale mancanza di sottoscrizioni al di fuori del fondo Atlante) aleggia sulla vigilia e rende – se possibile – ancora più aspro lo scontro tra le due liste che si contendono la maggioranza, quella indicata dallo stesso cda uscente e quella sponsorizzata dalle due associazioni di soci “Per Veneto Banca” (i piccoli azionisti, guidati da Giovanni Schiavon) e “Azionisti Veneto Banca”, cui invece fanno capo i soci di maggiori dimensioni.
I due schieramenti si accusano a vicenda di essere vicini alla passata gestione e al mondo di Vincenzo Consoli, il padre- padrone di Veneto Banca, che ha retto l’istituto secondo il copione consolidato di molte popolari cadute rovinosamente nella polvere dopo una stagione di mirabolanti progetti di espansione territoriale e generosi finanziamenti a consiglieri e soci (spesso per acquisto di azioni durante i propri aumenti di capitale). Ieri è sceso in campo il premier Matteo Renzi: «Mi piacerebbe anche qualche azione di responsabilità in qualche altra banca – ha detto – dove qualcuno ha fatto sparire soldi nel silenzio dei commentatori e della grande stampa. Ogni riferimento a vicende venete è voluto e intenzionale».
Intanto, in preparazione dell’assemblea che prenderà in esame la possibile azione di responsabilità verso Consoli e co, è arrivata dalla Consob la notifica della chiusura delle ispezioni partite nel 2015, con l’avvio del processo sanzionatorio verso i consiglieri. Il cda uscente, ad eccezione di due consiglieri e dell’ad, è stato nominato, anche se a volte con ruoli diversi dagli attuali, nell’aprile del 2014; Consoli all’epoca aveva lasciato la carica di ad ma è rimasto fino al luglio 2015 come direttore generale. «Il vero rinnovamento lo incarna la nostra lista e non quella di chi sedeva » in cda con Consoli, ha tuonato ieri Stefano Ambrosini, capolista della lista 2 (indicata dai soci). I candidati dello schieramento hanno anche minacciato carte bollate per difendere la propria reputazione. Il giorno prima il presidente Pierluigi Bolla aveva reso nota una lettera della Bce, in cui si parlava dei requisiti di onorabilità che devono avere i futuri consiglieri. Secondo Ambrosini la lista concorrente, guidata dall’attuale presidente Bolla, «ha strumentalizzato maldestramente il ruolo e la posizione della Bce». Oggi in assemblea i soci troveranno probabilmente anche una lettera Consob, in cui si chiedono presidi rafforzati di trasparenze per l’aumento (come già fatto con la Vicenza).

Vittoria Puledda

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