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Assemblea anticipata per il rinnovo Telecom

o scontro in assemblea probabilmente non ci sarà. Almeno non quello che ha in mente Marco Fossati dopo l’invio al consiglio di Telecom Italia di una richiesta di assemblea per la revoca dei rappresentanti di Telco. Il patron della Findim rischia di essere preso in contropiede. In vista del passaggio di controllo di Telco a Telefonica, che si perfezionerà a gennaio, il consiglio del gruppo potrebbe decidere di andare al rinnovo anticipato convocando «motu proprio» i soci per fine anno o al più tardi a gennaio per nominare il nuovo board. Questo, come direbbero gli avvocati, «fa venire meno la materia del contendere» e quindi la richiesta di Fossati verrebbe superata.
Non è però così semplice. L’anno scorso Intesa Sanpaolo aveva fatto una scelta simile, decidendo di anticipare il rinnovo, salvo poi fare dietro front. In Telecom questo percorso andrebbe condiviso con tutti i consiglieri, non solo quelli di Telco. E poi c’è il tema delle liste che probabilmente andrebbero presentate in anticipo rispetto al closing con Telefonica. Secondo fonti vicine al dossier, questa soluzione avrebbe anche il beneficio di sbloccare l’impasse sulla scelta del presidente, resa impervia proprio dal calendario. Individuare un manager con le caratteristiche giuste e la disponibilità ad accettare la cooptazione in consiglio e la nomina a presidente, con la richiesta di Fossati pendente e la scadenza del mandato del board prevista comunque per la primavera, non è facile. Anticipando le nomine, il nuovo consiglio avrebbe davanti tre anni di mandato.
In questo caso è possibile che anche Massimo Sarmi possa tornare in corsa. Anche se è finita un po’ sullo sfondo, per via della vicenda Alitalia, la candidatura del numero uno delle Poste non sarebbe tramontata. C’è stato un rallentamento, ma il filo tra Sarmi e il presidente delle Generali, Gabriele Galateri, che in questa fase si sta muovendo in stretto raccordo con Cesar Alierta, non si è affatto interrotto. Sembra che Telefonica tuttavia preferisca in questa fase mantenere un profilo basso evitando di mettere il cappello sul nuovo presidente. Visto il livello di attenzione della politica, ci sarebbe il timore che ogni pretesto possa essere usato per imputare agli spagnoli il controllo di Telecom. Oggi è in programma una nuova riunione del comitato nomine di Telecom per fare il punto sulle candidature con gli uomini di Egon Zhender.
A frenare l’arrivo di un nuovo presidente sarebbe anche la definizione dei poteri. L’amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, è candidato ad assumere un ruolo pieno di capoazienda e dunque con questo assetto il presidente non avrebbe deleghe operative. Di definito, tuttavia, non c’è ancora nulla. Certamente Patuano è in una posizione delicata. Ora che Franco Bernabè ha fatto un passo indietro, tocca a lui disegnare la rotta e trovare il punto di equilibrio tra gli interessi di Telefonica e quelli istituzionali. Il 7 novembre il manager presenterà al consiglio le linee guida della nuova strategia e c’è grande interesse soprattutto per il futuro della rete. Lo scorporo non sarebbe più nei piani. Patuano potrebbe mettere però sul tavolo una contropartita: l’accelerazione per arrivare alla piena «equivalence of input», garantendo quindi ai concorrenti l’assoluta parità di trattamento nell’utilizzo della rete e, a compendio, un piano di investimenti sull’infrastruttura. Per reperire i capitali, escludendo l’aumento, una delle ipotesi di lavoro sarebbe la rinuncia per quest’anno al dividendo. Si tratta di 600 milioni di euro con cui verrebbe coperta intanto una prima parte del piano.

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