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Assemblea Acea al via: la utility di Roma sceglie il nuovo board

Fino all’ultimo l’opposizione ha provato a chiederne il rinvio accusando il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, di voler accelerare indebitamente i tempi della nomina dei nuovi vertici dell’Acea. L’assemblea degli azionisti dell’utility capitolina si svolgerà però lunedì prossimo senza alcuna dilazione che avrebbe rappresentato l’ennesimo brutto segnale per il mercato. Già spettatore, nei mesi scorsi, della lunga telenovela politica sorta attorno alla possibile cessione del 21% del pacchetto in mano al Comune, finita poi in un cassetto per le pronunce giudiziarie e l’altolà della Consulta alle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali.
Tutto pronto dunque per l’assise di lunedì che sarà chiamata a esprimere i nuovi amministratori della società. Con il Comune che ha scelto di rinnovare la fiducia al presidente Giancarlo Cremonesi e di indicare, per la poltrona di ad, l’attuale direttore generale Paolo Gallo, ingegnere aeronautico torinese con un trascorso in Fiat, Edison ed Edipower, prima del suo approdo nel gruppo di Piazzale Ostiense dove è stato selezionato attraverso dei cacciatori di teste ed è espressione del mercato. Nella stessa rosa, a conferma del tentativo di segnare una certa discontinuità con il passato, il Campidoglio ha poi inserito il nome di Maurizio Leo, esperto di materie tributarie, ex parlamentare del Pdl e già assessore al bilancio della giunta capitolina. Mentre dai soci privati, Francesco Gaetano Caltagirone (16,3%) e Gdf-Suez (11,5%), sono arrivate conferme e novità, tutte di alto profilo: il primo ha riproposto la “vecchia squadra” con Francesco Caltagirone jr, presidente e ad di Cementir, e Paolo Di Benedetto, ex commissario Consob (oltre all’indicazione di Enrico Laghi per la guida del collegio sindacale, carica che già ricopre in altre società); i francesi hanno confermato Giovanni Giani e indicato una delle due donne destinate a entrare nel board, Diane D’Arras, vice presidente di Suez Environnement (l’altra è Antonella Illuminati, avvocato ed ex giudice ordinario a Roma, in quota al Comune che ha confermato poi Andrea Peruzy). Il gruppo – che anche quest’anno distribuirà dividendi sopra il benchmark di settore (0,30 euro per azione contro i 28 centesimi del 2011) – cercherà quindi di lasciarsi alle spalle mesi di duro scontro politico in cui, come spesso avviene, le utility finiscono nel tritacarne della campagna elettorale. Senza alcuna attenzione verso gli azionisti privati, che hanno provato a muoversi a tutela degli interessi della società, e comunque verso tutti coloro che hanno investito nell’azienda capitolina. Agli occhi dei quali l’eventuale rinvio dell’appuntamento di lunedì – con le nomine presumibilmente slittate a dopo l’estate – sarebbe apparso incomprensibile e dannoso per un’azienda quotata che ogni giorno deve misurarsi con il giudizio inesorabile del mercato e i suoi tempi, non certo con quelli della politica. La quale non ha mancato in passato di compiere scelte azzardate che, senza l’intervento dei soci privati, sarebbero giunte a traguardo con conseguenze negative per il gruppo.
Due esempi su tutti. Il primo risale a tre anni fa quando, per acquisire più peso nella joint venture di produzione elettrica messa su con Acea, i francesi di Gdf avevano provato a conferire Romana gas all’utility capitolina. Il trasferimento sarebbe dovuto avvenire alla cifra di 1,2 miliardi di euro, ma una perizia di Mediobanca, commissionata dal Comune su sollecitazione del principale socio privato, aveva fissato l’asticella attorno agli 800 milioni di euro. Che sarebbero diventati 455 milioni nel contratto stipulato nei mesi scorsi tra il Comune di Roma e Italgas (Snam) per l’affidamento del servizio pubblico di distribuzione del gas nella capitale per 12 anni. Con Acea che, alla fine, si è ritagliata un’opzione per rilevare una quota tra il 5% e il 25% nella newco in cui trasferire la concessione.
Sempre per la resistenza dei privati, la società è poi riuscita a evitare nuovi guai con un altro progetto, messo in campo dal Comune con Ama e Colari (il Consorzio laziale rifiuti di proprietà di Manlio Cerroni), che avrebbe finito per “spremerne” le casse, lasciando la gestione dell’impianto all’Ama e i proventi dello stesso a Cerroni. Un progetto che ha trovato, come detto, l’opposizione dei soci privati ed è stato poi stoppato dalle proteste dei cittadini e dalle battaglie nei tribunali.

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