Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Assegno unico verso una partenza light

Tempi troppo stretti per il via dal 1° di luglio. Per l’assegno unico si fa strada l’ipotesi di una partenza light nel 2021 che rimanda la vera riforma a gennaio del prossimo anno: sono tanti i nodi ancora da sciogliere per far decollare il più importante riordino delle misure di sostegno alle famiglie.

Il disegno, inserito tra le «riforme di accompagnamento al Pnrr» del Governo Draghi, vale oltre 20 miliardi di euro grazie alle risorse aggiuntive stanziate con le ultime leggi di Bilancio. Risorse che, si legge sempre nel Piano, «saranno gradualmente potenziate», con l’obiettivo di dare vita a un unico contributo al fine di raggiungere in modo universale e progressivo tutte le famiglie con figli a carico under 21, inclusa la platea degli attuali “esclusi” dalle prestazioni in vigore.

Tempi stretti per il via a luglio

A dettare i tempi è il calendario. Il Consiglio dei ministri deve adottare uno o più decreti legislativi per attuare la legge delega 46/2021 approvata lo scorso 30 marzo dal Parlamento, su proposta del ministero della Famiglia, delle Politiche sociali e dell’Economia, sentita la Conferenza unificata delle Regioni. A quel punto le commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato avranno 30 giorni per esprimere sui testi eventuali pareri e osservazioni. Un iter necessario, a cui la legge delega concede al massimo un mese di tempo, proprio per far “correre” la riforma. E, se i pareri non arriveranno in tempo, «i decreti legislativi potranno comunque essere emanati», ma in presenza di osservazioni parlamentari queste andranno comunque recepite e sottoposte nuovamente al vaglio delle commissioni.

Così, mentre gli uffici tecnici del Mef e la politica sono concentrati sulla messa a punto del Pnrr e sulle urgenze legate ai “sostegni”, l’assegno unico potrebbe non trovare il tempo utile per partire dal 1° di luglio, una data annunciata dalla stessa ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, e per cui sono stati stanziati fino a 3 miliardi di euro con l’ultima legge di Bilancio. La cifra è stata impegnata per far partire la riforma quest’anno, anche se la legge delega lascia tempo fino al 30 marzo 2022 per l’attuazione (12 mesi).

Nel frattempo le aspettative dell’opinione pubblica verso lo strumento in arrivo sono sempre più elevate, soprattutto alla luce delle crescenti difficoltà delle famiglie, impoverite dalla pandemia. Difficile, però, pensare che si trovi la quadra per superare tutti i nodi ancora irrisolti della riforma, in tempo per poter partire a luglio (si veda l’altro articolo).

I rischi delle ipotesi in campo

Il tavolo interministeriale che deve stendere i decreti attuativi è al lavoro e sta esaminando diverse ipotesi. Agli uffici tecnici il gruppo di ricerca Arel, Fondazione E. Gorrieri e Alleanza per l’infanzia ha consegnato tre proposte, limate in base alle richieste degli stessi uffici: un assegno moderatamente selettivo; uno più marcatamente progressivo; una versione transitoria dello strumento per il 2021, nel caso si debba rimandare la vera partenza della riforma al 2022. «Abbiamo provato a rispettare l’idea di universalità dello strumento», afferma l’economista Claudio Lucifora uno degli autori delle tre simulazioni.

Le prime due proposte prevedono un contributo fisso e una quota variabile che decresce in modo non lineare in base all’Isee, in misura più o meno marcata. «L’80% dei nuclei contribuenti si colloca nella fascia sotto i 30mila euro di Isee. Anche azzerando l’assegno sopra i 50mila euro, con le risorse a disposizione resterebbe critico garantire a tutti coloro che si collocano tra i 10 e i 20mila euro di non rimetterci rispetto a quanto prendono oggi, con detrazioni e assegni al nucleo familiare».

In entrambe le prime due simulazioni, infatti, circa 1 milione di famiglie rischia di prendere meno. «Si potrebbe prevedere una fase iniziale per mitigare, con una clausola di salvaguardia transitoria, questo rischio. Ma servono circa 800milioni di euro aggiuntivi. E comunque l’obiettivo è correggere il sistema attuale, che si regge su aliquote marginali e meccanismi sedimentati nel tempo che non hanno una logica e vanno superati».

La partenza in due fasi

L’impossibilità, in tempi così rapidi, di trovare una copertura per la clausola di salvaguardia e il rischio di far debuttare il nuovo strumento scontentando qualcuno spingono a valutare la terza ipotesi, cioè l’idea di una partenza light: un assegno aggiuntivo da 250 euro una tantum per il 2021, rinviando di fatto il riordino al 2022.

Una strada che sembra ormai obbligata. «Il punto adesso è capire se l’assegno a luglio partirà in tutto o in parte», conferma Stefano Lepri del Pd, uno dei firmatari della legge delega. «L’ipotesi di una partenza in due fasi – spiega – è oggetto di un approfondimento in questi giorni. Che i tempi siano stretti lo sapevamo, la crisi di Governo ci ha fatto perdere due mesi rispetto a quando abbiamo indicato luglio per la partenza. Nessuno ha ancora perso la speranza, ma se questo sarà l’indirizzo degli uffici tecnici bisognerà prenderne atto».

In questa direzione sembra che il Governo stia esaminando anche l’idea di lasciare in vigore le detrazioni fiscali e gli assegni al nucleo familiare fino alla fine dell’anno, prevedendo un contributo aggiuntivo destinato solo ai lavoratori autonomi (oggi esclusi dagli Anf) e ai soggetti incapienti ai fini Irpef (per cui lo sconto fiscale previsto per i figli a carico è nullo, in assenza di una sufficiente imposta su cui applicarlo). Anche così, il vero calcio di inizio dell’assegno unico slitterebbe all’anno prossimo. «In questo modo si darebbe comunque un segnale alle famiglie – conclude Lucifora – ma si rischia un gran pasticcio se non si fanno delle scelte che vanno nella direzione auspicata dalla riforma. Ad esempio va definito come questo contributo si integra con il reddito di cittadinanza e non bisogna creare storture, difficili da correggere poi con il passaggio a regime al nuovo strumento».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Bce si libera le mani per tenere i tassi ai minimi ancora a lungo, nella sfida decennale per cen...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vivendi fa un passo indietro in Mediaset, e Fininvest uno in avanti nel capitale di Cologno monzese...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La riforma fiscale partirà con il taglio del cuneo, cioè la differenza tra il costo del lavoro e ...

Oggi sulla stampa