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Assegno unico, non universale

Dal prossimo 1° luglio, le famiglie italiane potranno richiedere all’Inps l’assegno unico familiare. Parte in ritardo, e con la norma «tampone» del decreto legge n. 79/2021, la rivoluzione del Family Act, che vedrà infatti la piena attuazione solo a gennaio 2022. Per il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, la partenza della misura deve essere accolta con favore anche se tardiva rispetto alla grave contrazione della natalità nel nostro Paese. Tuttavia, la norma è condizionata dall’introduzione di un valore Isee che riduce significativamente l’impatto della riforma. Questa la posizione espressa nel documento presentato all’XI Commissione Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato, contenente le osservazioni e le proposte della categoria sul disegno di legge n. 2267 di conversione del dl n. 79/2021 recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori.

La misura, spiega il Cno, va nella direzione più volte indicata ed auspicata dai consulenti del lavoro, perseguendo la finalità di limitare le diseguaglianze nel sistema di protezione sociale del nostro Paese, tuttora esistenti tra differenti tipologie di lavoratori e, in particolare, fra lavoratori subordinati ed autonomi, acuite dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 che ha colpito maggiormente il lavoro indipendente. Tuttavia, se nel cronoprogramma iniziale si parlava di una partenza generalizzata dal 1° luglio 2021, il governo disegna ora un percorso per tappe, che inizialmente aprirà le porte del nuovo strumento di sostegno di carattere universalistico solo per chi attualmente non percepisce gli assegni al nucleo familiare. Questi ultimi, invece, continueranno ad essere corrisposti alle famiglie di lavoratori dipendenti e assimilati ma saranno incrementati per il periodo da luglio a dicembre 2021.

Nel documento, il Consiglio nazionale si sofferma poi in particolare sul valore Isee necessario per accedere all’assegno «ponte»: per il nucleo familiare del richiedente deve essere inferiore a 50mila euro annui. Benché si tratti di una previsione apprezzabile per l’aspetto quantitativo, si sottolinea, l’utilizzo dell’indicatore Isee per delimitare il numero dei beneficiari dell’assegno unico produce di fatto l’effetto di penalizzare i redditi familiari rispetto a quelli individuali. In Francia, invece, è stato introdotto il quoziente familiare che suddivide una parte del reddito tassabile, e le relative aliquote di prelievo, in rapporto ai carichi familiari, ottenendo esattamente l’effetto opposto dell’Isee.

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