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Assegno temporaneo figli minori Istanze al via, con tre modalità

Al via il nuovo «assegno temporaneo per i figli minori». Da luglio a dicembre prossimi, i nuclei familiari esclusi dal diritto all’assegno familiare riceveranno un aiuto variabile, in base all’Isee, da 30 (Isee oltre 39.900 e fino a 50.000 euro) a 217,8 euro (Isee fino a 7.000 euro) mensili per ogni figlio minore. La domanda va presentata dal 1° luglio all’Inps (online; via contact center; dai patronati). A conti fatti nelle casse familiari finirà un importo medio di 962 euro mensili, cioè 1.251 euro alle famiglie più povere e 347 a quelle più ricche (le famiglie con un reddito sei volte quello delle famiglie più povere). Con la nuova misura, il governo punta a rilanciare le nascite che, nei primi mesi del 2021, si confermano in una disastrosa corsa verso il basso con un 14% in meno a gennaio e 5% a febbraio, rispetto al 2020, lasciando prevedere che, colpa anche del Covid, le nascite del 2021 scenderanno sotto soglia di 400 mila unità.

Misura «ponte». Si chiama «assegno temporaneo per i figli minori» ed è una misura c.d. «ponte», messa in campo cioè dal governo in attesa dell’attuazione dell’introduzione dello «assegno unico e universale». Pertanto avrà validità solo per il secondo semestre dell’anno in corso, ossia per il periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 2021. Obiettivo: sostenere la genitorialità e favorire la natalità, come detto, con una misura immediata, tenuto conto della fase straordinaria di necessità e urgenza.

Problema natalità. Negli ultimi decenni, in effetti, secondo quanto certificato dall’Istat, il quadro demografico ha visto aumentare lo squilibrio nella struttura per età; più recentemente inoltre ha reso evidenti i segni della recessione demografica, con un saldo migratorio non più in grado di compensare la dinamica negativa del saldo naturale. Dal 2015 la popolazione residente è costantemente in calo: tra il 1° gennaio 2014 e il 1° gennaio 2021 si è ridotta di oltre 1 milione e 88 mila unità, circa 384 mila solo nell’ultimo anno. Il quadro di declino è la risultante del calo delle nascite (che si verifica ininterrottamente dal 2009), ma anche dell’aumento dei decessi. Per le prime, si è passati dai 577 mila nati del 2008 ai 404 mila del 2020. Per i secondi, dai 593 mila decessi nel 2011 ai 634 mila nel 2019 (+6,9%) fino ai 746 mila del 2020. Entrambe queste dinamiche sono collegate all’andamento della popolazione per fasce d’età: all’inizio del 2021, le donne tra 15 e 49 anni (intervallo che identifica le età feconde) erano poco più di 1 milione e 800 mila in meno rispetto al 2008. Appare ovvio che un minor numero di donne in età feconda comporta, inevitabilmente, meno nascite.

Il Covid ha peggiorato la situazione. In una valutazione a più breve termine, inoltre, l’Istat spiega che l’emergenza pandemica ha influito non solo sull’aumento dei decessi, ma anche sulla frequenza dei nati (ciò, purtroppo, lo farà anche sull’avvenire). Infatti, il clima di paura e incertezza e le crescenti difficoltà di natura materiale (legate a occupazione e a reddito) hanno influenzato negativamente e continuano a farlo sulle scelte di fecondità delle coppie italiane. I dati dei primi due mesi del 2021, infatti, confermano il calo delle nascite rispetto al 2020 del 14% a gennaio e 5% a febbraio. Appare, quindi, altamente verosimile, anche a seguito dei prevedibili effetti del calo dei concepimenti durante la seconda ondata del coronavirus (ottobre-dicembre 2020), che le nascite del 2021 scenderanno sotto la soglia delle 400 mila unità.

Una questione sociale. Gli attuali cambiamenti del comportamento riproduttivo degli italiani, secondo l’Istat, trovano radici anche nelle trasformazioni demografiche e sociali del secolo scorso. Già alla fine degli anni Settanta, infatti, il numero medio di figli per donna era sceso sotto la soglia del ricambio generazionale (2 figli in media). La bassa fecondità, emblematicamente espressa dagli attuali circa 1,2 figli per donna, è il segnale più rappresentativo del malessere demografico le cui cause sono riconducibili a diversi fattori. Tra questi, influisce il posticipo delle tappe del ciclo di vita che porta al costante aumento dell’età media delle donne al primo figlio.about:blank

La presenza di più figli, inoltre, espone maggiormente le famiglie al rischio povertà. Secondo le statistiche diffuse dall’Istat lo scorso 16 giugno, il numero di minori che vivono in condizioni di povertà è pari a 1 milione 337 mila, con un’incidenza del 13,5%, superiore a quella media nazionale (9,4%), e in aumento rispetto al 2019 (+1,7 punti). Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767mila, con un’incidenza pari all’11,9% (era 9,7 nel 2019).

I requisiti per il nuovo assegno. Vediamo come funziona il nuovo assegno temporaneo. Viene erogato dall’Inps in presenza di figli minori di 18 anni, inclusi i minori adottati e in affido preadottivo, ai nuclei familiari che non hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare (si veda altro articolo in altra pagina). Al momento della domanda e per tutta la durata del beneficio, chi richiede l’assegno dev’essere in possesso, cumulativamente, dei seguenti requisiti:essere cittadino italiano o di uno stato membro dell’Unione europea, o suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadino di uno stato non appartenente all’Ue in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno semestrale;essere soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;essere residente e domiciliato in Italia con figli a carico fino al compimento dei 18 anni d’età;essere residente in Italia da almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a termine di durata almeno semestrale; essere in possesso di un indicatore della situazione economica equivalente (Isee) in corso di validità.

L’importo. L’importo mensile è fissato dalla tabella allegata al dl n. 79/2021, che disciplinato la misura. La tabella individua i livelli di Isee e i relativi importi spettanti per figlio in funzione di scaglioni Isee di 100 euro e differenziazione tra nuclei con uno/due figli e nuclei con almeno tre figli. In particolare:

– c’è la soglia minima Isee di 7.000 euro fino alla quale gli importi di assegno sono in misura piena: 167,5 euro per figlio in caso di nuclei con uno/due figli e 217,8 euro per figlio in caso di nuclei più numerosi;

– c’è la soglia massima Isee a 50.000 euro, oltre la quale l’assegno non spetta più.

La domanda e i termini. La domanda del nuovo assegno va presentata dal genitore entro e non oltre il 31 dicembre, una sola volta per ciascun figlio, attraverso i seguenti canali:

– portale web, tramite l’apposito servizio raggiungibile dalla home page del sito www.inps.it, se si è in possesso del codice Pin rilasciato dall’Inps entro il 1° ottobre 2020, oppure di Spid di livello 2 o superiore o una Carta di identità elettronica 3.0 (CIE), o una Carta Nazionale dei Servizi (Cns);

– Contact Center Integrato, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile a pagamento);

– Istituti di patronato.

Per le domande presentate fino al 30 settembre l’Inps erogherà le mensilità arretrate da luglio. Successivamente al 30 settembre, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda. L’erogazione ci sarà tramite accredito su Iban o con bonifico domiciliato. In caso di affido condiviso, l’assegno può essere erogato anche al 50% tra i genitori.

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