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Assegno ricco fino al divorzio

Assegno di separazione e assegno di divorzio: due obblighi diversi che poggiano su presupposti diversi: il primo spetta al coniuge da cui ci si separa (ma che fino al divorzio è ancora «coniuge»), che non abbia adeguati redditi propri, in relazione al tenore di vita goduto durante il matrimonio (art. 29 della Costituzione che tutela la famiglia); il secondo spetta all’ex coniuge, con il quale il rapporto matrimoniale si sia definitivamente concluso, che non abbia adeguati mezzi in relazione alla propria situazione patrimoniale e lavorativa, in forza di un principio di solidarietà di tipo assistenziale che sorge quando il matrimonio finisce (artt. 2 e 23 Costituzione sui doveri di solidarietà economica).

A ribadirlo è la Corte di cassazione, con la sentenza n. 12196/2017, depositata ieri, 16 maggio, con la quale i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso di Silvio Berlusconi, nel processo per la separazione dalla (ex) moglie Veronica Lario (Miriam Bartolini), contro la sentenza della Corte d’appello di Milano che aveva fissato in 2 milioni di euro mensili l’importo dell’assegno da versare alla stessa a partire dal settembre del 2010.

«Vi è una profonda differenza», scrivono i giudici, «fra il dovere di assistenza materiale fra i coniugi nell’ambito della separazione personale e gli obblighi correlati alla cosiddetta “solidarietà postconiugale” nel giudizio di divorzio: nel primo caso, il rapporto coniugale non viene meno, determinandosi soltanto una sospensione dei doveri di natura personale, quali la convivenza, fedeltà e la collaborazione; al contrario, gli aspetti di natura patrimoniale (…) non vengono meno, pur assumendo forme confacenti alla nuova situazione».

Con riguardo all’assegno di mantenimento versato in corso di separazione, quindi, in favore del coniuge in posizione economica più sfavorevole, vale per gli Ermellini ancora il criterio del tenore di vita consentito dalle possibilità economiche dei coniugi, secondo il consolidato e tradizionale orientamento della Corte stessa. La Cassazione, in proposito, ha chiamato in causa anche la recente sentenza n. 11504/17 che ha mandato in soffitta il criterio del «tenore di vita goduto durante il matrimonio» per il riconoscimento dell’assegno divorzile: «Il parametro del tenore di vita (…) collide radicalmente con la natura stessa dell’istituto del divorzio e i suoi effetti: (…) con la sentenza di divorzio il rapporto matrimoniale si estingue», scrivono i richiamati giudici del 10 maggio (si veda ItaliaOggi Sette in edicola). Il che significa, in parole povere, che il criterio del tenore di vita e gli assegni al coniuge parametrati a tale criterio restano in vita fino a che non verrà pronunciata la sentenza di divorzio che fa venir meno gli obblighi matrimoniali di assistenza materiale fatta eccezione per i doveri strettamente solidaristici (e questo potrebbe far crescere l’interesse a procrastinare il più possibile le liti fra coniugi).

Per quanto riguarda il caso Berlusconi-Lario, la Cassazione mette dunque la parola fine alla questione relativa al mantenimento in corso di separazione. È ancora in «itinere», invece, la causa sull’assegno divorzile: il divorzio fra i due è stato infatti dichiarato nel 2014 dal tribunale di Monza (stesso tribunale che aveva individuato in 1,4 milioni al mese l’assegno da corrispondere all’ex first lady).

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