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Assegno divorzile, giudizio da rifare

Tutto da rifare il giudizio sull’assegno divorzile se il giudice del merito ha confermato il diritto della beneficiaria in base al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, da ritenersi «addirittura fuorviante» dopo il revirement della Suprema corte: la sentenza 11504/17 ha infatti indicato l’autosufficienza del coniuge come parametro da applicare. E per ritenere dovuto il trattamento economico non basta «un evidente divario economico fra le due parti». È quanto emerge dalla sentenza 15481/17, pubblicata il 22 giugno dalla prima sezione civile della Cassazione.

Il ricorso dell’onerato è accolto mentre il sostituto procuratore generale chiedeva di rimettere la questione alle sezioni unite. Da rivedere la decisione della Corte d’appello che afferma il diritto della ex a incassare l’assegno, pur ridotto nell’ammontare, fino alla liquidazione della quota del Tfr del marito in suo favore. L’uomo chiede di essere esonerato dall’obbligo nell’ambito del procedimento di revisione ex articolo 9 della legge Fortuna-Baslini. E il giudice del merito deve verificare se vi sono sopravvenuti motivi che consentono di negare il diritto all’assegno per il coniuge debole. Ma dopo la rivoluzionaria pronuncia degli «ermellini» il contributo a carico dell’oneerato può essere riconosciuto soltanto se la controparte non è indipendente economicamente. E per accertarlo bisogna verificare il possesso di redditi e cespiti, immobiliari e mobiliari, tenendo conto di occupazione, età e disponibilità di un’abitazione. Trova dunque ingresso la censura dell’onerato che vorrebbe essere dispensato dall’assegno perché sia lui sia la ex sono ormai andati in pensione. Lamenta che non sono stati valutati i documenti che ha prodotto in giudizio. E soprattutto che non è stata considerata la condotta processuale della donna, che nella memoria della fase di reclamo ammette di percepire redditi, ma poi non deposita in giudizio gli estratti conto bancari e le dichiarazioni fiscali. La parola, dunque, passa al giudice del rinvio.

Dario Ferrara

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