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Assegno di 40 mld dalla Svizzera

L’Italia si prepara a incassare un assegno da 30-40 miliardi di euro proveniente dalla Svizzera. Entro i prossimi mesi Berna e Roma dovrebbero arrivare a mettere nero su bianco la firma del nuovo accordo fiscale plasmato sull’esempio di quelli sottoscritti dalla Svizzera con Austria, Germania e Regno Unito.

La promessa è arrivata ieri al termine dell’incontro tra la presidente della Confederazione, Eveline Widmer-Schlumpf e il premier italiano Mario Monti che hanno fatto emergere la volontà di entrambi i Paesi di lasciarsi alle spalle le recenti incomprensioni arrivando a un accordo sulla revisione dell’attuale convenzione per evitare le doppie imposizioni datata 1976, e adeguando la clausola sullo scambio di informazioni alle norme internazionali. Una vera e propria picconata al muro di opacità che sorregge il sistema finanziario elvetico, alle prese con uno sforzo di rinnovamento senza precedenti. Ma soprattutto una boccata d’ossigeno per le casse dello Stato italiano. I numeri parlano chiaro. Ipotizzando l’estensione alla Penisola delle aliquote fiscali applicate da Germania e Gran Bretagna relative all’imposta liberatoria sui capitali parcheggiati in nero nei caveau delle banche elvetiche (comprese tra il 21 e il 41% del valore patrimoniale) si arriverebbe a mettere assieme un gruzzoletto di tutto rispetto. Le stime di settore parlano, infatti, di un tesoretto da 100-150 miliardi di euro detenuto dagli italiani in Svizzera. Applicando a questo ammontare il 20-40% di imposta a seconda del periodo di tempo per il quale si sono detenuti illegalmente i capitali fuori confine, si arriverebbe facilmente a mettere assieme almeno 30-40 miliardi di euro. Valori ben superiori a quanto incassato dal governo italiano attraverso i precedenti scudi fiscali. I tempi dunque sono cambiati. E se una volta si preferiva mantenere il pugno duro verso i Paesi offshore, la fame di nuove risorse finanziarie imposta dalla crisi ha convinto anche l’Italia a scendere a patti con la Svizzera così come fatto da Londra, Vienna e Berlino mettendo da parte le questioni morali. «Il governo svizzero vuole una piazza finanziaria forte, senza denaro non dichiarato al fisco per dimostrare all’Italia e agli altri suoi partner la serietà del suo impegno», ha ammesso Eveline Widmer-Schlumpf. Molti i terreni di gioco della nuova partita tra le delegazioni tecniche dei due Paesi. Oltre alla regolarizzazione dei patrimoni detenuti in Svizzera e alla revisione della Convenzione sulle doppie imposizioni, c’è in ballo la contrattazione di un nuovo Accordo sui frontalieri, lo stralcio della Svizzera dalle liste nere, come pure il miglioramento dell’accesso al nostro mercato per gli istituti finanziari elvetici. Nel primo caso, il blocco della metà dell’importo dovuto a titolo di compensazione dei ristorni imposto in via provocatoria dal Canton Ticino nel maggio del 2011 ha dato buoni frutti. Se è vero che un anno più tardi, nel mese di maggio scorso, l’Italia ha deciso di riaprire il dialogo con Berna dopo tre anni di silenzio, ottenendo lo sblocco immediato dei 28 milioni di franchi congelati da parte delle autorità cantonali ticinesi. Ancora in alto mare, invece, la risoluzione della vicenda relativa alle due liste nere italiane su cui figura il nome della Svizzera. La prima riguarda le persone fisiche e si riferisce all’imposizione dei contribuenti che hanno trasferito il loro domicilio dall’Italia verso un Paese che non ha concluso una clausola di scambio d’informazioni conforme allo standard internazionale. La seconda si applica invece alle imprese domiciliate in uno Stato che gode di un regime d’imposizione privilegiato. La Svizzera figura su questa lista a causa dello statuto fiscale accordato a determinati tipi di società (società holding, società di domicilio, società miste). Il tavolo tecnico italo-svizzero dovrà infine trovare una soluzione al problema della regolarizzazione dei patrimoni italiani detenuti nei caveau delle banche elvetiche. E come contropartita, il governo di Roma si dovrebbe impegnare a garantire agli istituti finanziari svizzeri un migliore accesso al mercato della Penisola.

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