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Assegno, basta la presunzione

L’assegno di mantenimento non può essere ridotto se il coniuge obbligato fa versamenti in banca ingiustificati e superiori rispetto alla remunerazione percepita con la sua attività lavorativa. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 17197 dell’11 luglio 2013, ha respinto il ricorso di un marito contro la decisione della Corte d’appello di Roma che ha pronunciato la separazione dalla moglie, a lui addebitata, e ponendogli a carico l’obbligo di un contributo mensile per il mantenimento di 2.800 euro.

Il caso.

La prima sezione civile ha ritenuto che i mezzi di cui l’uomo godeva erano superiori a quelli dichiarati: dipendente di una cooperativa di facchinaggio (in relazione alla quale dichiarava solo 500 euro al mese), lui ricavava anche ingenti redditi da un’attività commerciale nel campo della gestione di sale gioco. Ma non solo. È stato provato che sul conto bancario erano affluiti consistenti apporti di denaro e investimenti in titoli per centinaia di milioni di lire. Insomma, il marito ha chiesto la riduzione dell’onere di mantenimento, ritenendo la somma inconciliabile con i soli proventi del lavoro dipendente da lui dichiarato quale reddito. Domanda bocciata prima dal Tribunale e poi dalla Corte d’appello, infine resa definitiva in Cassazione, in virtù della sussistenza di elementi di presunzione idonei a far ritenere raggiunta la prova della consistenza della situazione economica di lui (tale da giustificare la misura dell’assegno di mantenimento a carico dello stesso in favore della moglie). Pertanto, il ricorso è stato respinto.

Le motivazioni. Inutile il ricorso del marito alla Suprema corte per ottenere la riduzione dell’assegno che era il triplo del reddito dichiarato. Infatti la prima sezione lo ha integralmente respinto spiegando che il mantenimento a carico del coniuge obbligato può essere definito anche sulla base di presunzioni e senza la necessità per il giudice di disporre indagini della guardia di finanza. Una presunzione grave sul maggior reddito percepito al di là di quello dichiarato è costituita dai versamenti in banca ingiustificati.

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