Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Assegno a chi non è titolare: la banca risponde sempre

La negoziazione dell’assegno in favore di persona diversa da quella legittimata è per se stessa, a prescindere dalle circostanze del caso concreto e dalle verifiche effettuate dalla banca, sufficiente a fondare la responsabilità della banca girataria per l’incasso, sia nei confronti del prenditore del titolo, sia nei confronti del soggetto che ha fornito la provvista. Sono le conclusioni cui perviene la sentenza 1536 del 22 gennaio 2014 del tribunale di Roma (IX sezione civile – giudice Carlomagno) pronunciata in grado di appello con la parziale riforma di una sentenza del giudice di pace.
La vicenda
Il caso deciso dal tribunale riguarda un assegno di traenza, emesso da un istituto di credito su richiesta di una compagnia di assicurazione e pagato da un’altra banca a persona diversa dall’intestatario. Di conseguenza, si è reso necessario un nuovo pagamento, a favore dell’effettivo avente diritto.
In primo grado, la questione è stata esaminata dal giudice di pace, che ha accolto la domanda, proposta dall’assicurazione, di condannare al risarcimento del danno la prima banca, ritenendola responsabile della spedizione dell’assegno, ma ha tenuto indenne il secondo istituto, perché non ha riconosciuto nel suo comportamento alcuna omissione di cautela.
La banca condannata impugna allora la pronuncia del giudice di pace, chiedendo che sia rivista e proponendo, in via subordinata, domanda di rivalsa nei confronti della seconda banca.
La decisione
Il tribunale di Roma richiama l’articolo 43, comma 2, del regio decreto 1736 del 1933 (legge sugli assegni) in base alla quale «colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l’incasso, risponde del pagamento». Il tribunale aderisce al prevalente orientamento della Cassazione, secondo cui questa norma disciplina in modo autonomo l’adempimento dell’assegno non trasferibile «derogando sia alla disciplina generale sul pagamento dei titoli di credito a legittimazione variabile, sia alla disciplina di diritto comune racchiusa nell’articolo 1189 del Codice civile, a norma del quale il debitore che esegua il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo in base a circostanze univoche, è liberato se prova di essere stato in buona fede». Per cui qualora la banca paghi a persona diversa dal legittimato, non è liberata dalla propria obbligazione, finché non ripeta il pagamento al prenditore esattamente individuato; e questo a prescindere dalla sussistenza dell’elemento colpa, perché la responsabilità della banca che paghi senza osservare la clausola di non trasferibilità deriva dalla violazione di una obbligazione di legge (si veda, da ultimo, la sentenza 22816/2010 della Cassazione).
Il tribunale accoglie quindi solo in parte l’appello proposto dalla banca che ha emesso l’assegno: la condanna nei confronti di questa viene confermata, ma, al contempo, viene riconosciuta anche la responsabilità dell’istituto che ha pagato l’assegno.
Le regole e la prassi
La problematica è stata anche affrontata dalla Banca d’Italia che, con la circolare 229/1999, ha rilevato come «la banca trattaria che effettua il pagamento di un assegno non trasferibile a persona diversa dal beneficiario assume il rischio – rilevante sul piano della responsabilità patrimoniale – di una eventuale contestazione del pagamento da parte dell’effettivo prenditore. Analogo rischio è assunto dalla banca negoziatrice di un assegno non trasferibile che, errando nell’identificazione del girante per l’incasso, concorra a causare il pagamento dell’assegno a persona diversa dal soggetto legittimato».
Ed è sempre la Banca d’Italia a mettere in evidenza come le banche spesso assumano questo rischio nella pratica quando l’intestatario è impossibilitato a incassare personalmente il titolo ed è eccessivamente oneroso ricorrere al conferimento formale di una procura ad hoc. Quindi le norme si scontrano con una prassi assai diffusa per la quale le banche, per i clienti noti, operano in evidente e formale contrasto con le regole, per rendere più fluide le relazioni quotidiane.
Sul tema si è anche pronunciato più volte l’Arbitro bancario finanziario, che per lo più ha accolto la tesi “oggettiva” fatta propria anche dal tribunale di Roma.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa