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Assegni, senza se e senza ma

Da Piazza Cavour arriva un monito ai genitori che non garantiscono ai figli una vita dignitosa. Infatti, commette reato e rischia quindi il carcere chi non versa al minore il mantenimento, incluse le spese mediche e di istruzione.

Con una decisione al passo con i tempi e con tutte le esigenze dei bambini, la Corte di cassazione (sentenza n. 47652 del 7 dicembre) ha confermato e reso definitiva la condanna a carico di un imprenditore edile, padre naturale di un bambino nato da una relazione sentimentale, per il quale la donna aveva chiesto e ottenuto la dichiarazione giudiziale di paternità.

Il caso.

La vicenda nasce da una relazione sentimentale fra una giovane e un imprenditore. Lei era rimasta incinta, ma lui aveva negato di essere il padre. Per questo, una volta nato il bambino, la donna aveva avviato davanti al Tribunale la procedura per la dichiarazione giudiziale di paternità ottenendola. Il giudice ha condannato il padre a versare al piccolo 500 euro al mese, quasi mai corrisposti. Per questo sono scattate le manette. Lui ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che molti versamenti erano stati eseguiti. Ma i giudici con l’Ermellino hanno respinto tutti i motivi addotti dalla difesa, confermando l’intero impianto accusatorio e soprattutto estendendo la nozione di mezzi di sussistenza ai fini della configurazione del reato previsto dall’articolo 570 del codice penale. Ora la sesta sezione penale del Palazzaccio ha reso definitiva la condanna.

Le motivazioni. Con una motivazione che fa un decisivo passo in avanti rispetto alle condanne pronunciate ai sensi dell’articolo 570 del codice penale, di solito circoscritte alla mancata garanzia dei mezzi di sussistenza in senso stretto, la Cassazione adegua questo concetto alle esigenze dei bambini di oggi.

«Con la disposizione di cui all’articolo 570 cp, comma 2, n. 2», si legge nel passaggio chiave della sentenza, «il legislatore ha garantito, con la sanzione penale, che i soggetti obbligati non facciano mancare al minore i necessari mezzi di sussistenza, ovvero ciò che è necessario per vivere (necessità che, si rammenta, è da intendere secondo un concetto adeguato ai nostri tempi e non pauperistico, per cui sono ricomprese le spese di istruzione e mediche)». In altri termini, aggiungono i giudici del Palazzaccio, «l’obbligo è escluso solo quando manchi lo stato di bisogno del soggetto tutelato dalla norma. Ma, quanto ai figli minori, è indiscutibile la loro ordinaria impossibilità di procacciarsi i mezzi di sostentamento e, quindi, va ritenuto che vi sia comunque il loro stato di necessità che fa scattare, a prescindere dalla esistenza o meno di uno specifico obbligo imposto dal giudice di corrispondere l’assegno alimentare, la tutela penale rispetto all’inadempimento». Fra l’altro, tale condizione di obbligo a carico dl ciascun genitore non viene meno solo perché uno dei genitori obbligati abbia mezzi adeguati per sostenere da solo il figlio minore.

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