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Assegni non trasferibili, sanzioni da rivedere

Rivedere le sanzioni per gli assegni con la clausola di non trasferibilità. La richiesta arriva dalla commissione finanze della camera che ha approvato ieri il parere sul decreto legislativo per l’accesso ai fini fiscali dei dati antiriciclaggio.

Come ultima osservazione del documento si chiede al governo di riformulare la previsione sanzionatoria contenuta nel comma 1 dell’articolo 63 per «garantire l’adeguatezza e proporzionalità della somma dovuta dall’incolpato a titolo di oblazione, rispetto all’effettiva gravità della violazione anche tenuto conto del valore dell’importo contestato».

Una misura che da più parti è stata invocata perché come evidenziato da ItaliaOggi del 27 febbraio 2018 la nuova normativa antiriciclaggio andava a ritoccare le sanzioni per gli assegni con la clausola di non trasferibilità.

La riformulazione aveva comportato una vera e propria trappola da 6 mila euro che poteva andare a colpire chi, possessore di blocchetti di assegni ante riforma (dlgs 231/07) non aveva l’indicazione di «non trasferibilità».

Sergio Boccadutri, relatore del provvedimento in commissione, chiede: «Il governo e il ministero dell’economia devono raccogliere l’osservazione: si tratta non solo di sanare sanzioni abnormi rispetto alla violazione, ma anche di dare seguito ai principi di regionevolezza e proporzionalità contenuti nel diritto europeo, nella direttiva e nella delega».

La correzione si innesta su un provvedimento, il decreto legislativo che attua la direttiva 2016/2258, che assicura all’amministrazione finanziaria la possibilità di accedere alle informazioni raccolte e conservate in conformità delle procedure antiriciclaggio.

Maurizio Bernardo, presidente della commissione finanze della camera, osserva che: «L’atto su cui abbiamo espresso oggi (ieri per chi legge, ndr) il parere aggiunge un importante strumento per le amministrazioni finanziarie nella lotta al riciclaggio, rilevato come le nuove norme intendano assicurare all’amministrazione finanziaria la possibilità di accedere alle informazioni raccolte e conservate in conformità alle procedure vigenti. Nel merito», sottolinea Bernardo, «come commissione, abbiamo anche chiarito la necessità della tracciabilità delle operazioni dei compro oro che non potranno avvenire per contanti sopra i 500 euro. Inoltre, circa la violazione dei limiti al trasferimento di contante, si segnala l’opportunità di adottare correttivi, nell’ambito dei criteri di delega, tesi a prevedere l’applicazione un meccanismo di parametrazione delle sanzioni amministrative pecuniarie tal che siano adeguate, ragionevoli e proporzionate rispetto al valore dell’operazione posta in essere».

Un’altra osservazione della commissione riguarda, come sottolineato da Bernardo il tema dei controlli nei confronti dei compro oro.

È richiesta, infatti, un’integrazione interpretativa. Questa integrazione serve, si legge nel documento, a fugare ogni dubbio in ordine al fatto che la sanzione copra la violazione sia dell’obbligo di identificazione del cliente quanto del divieto di operazioni di compro oro in contanti per importi superiori ai 500 euro.

«La previsione dell’utilizzo di strumenti alternativi al contante nelle suddette operazioni costituisce condizione essenziale per l’efficace implementazione dei presidi antiriciclaggio in un settore stimato come altamente esposto al rischio di infiltrazioni criminali e di utilizzo e riciclaggio di liquidità provenienti da o destinate ad attività illecite».

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