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Assegni familiari, nuovi limiti

Al via i nuovi limiti di reddito per l’assegno per il nucleo familiare. Dal 1° luglio, infatti, si applicano i nuovi valori indicati dall’Inps nelle consuete tabelle (allegate alla circolare n. 85/2013) per verificare il diritto e la misura della prestazione di cui possono fruire le categorie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, nonché gli iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps (lavoratori a progetto, co.co.co. ecc.).

La rivalutazione dei predetti limiti di reddito è stata effettuata sulla base dell’aumento del 3% del costo della vita, registrato dall’Istat tra il 2011 e 2012, e i nuovi valori resteranno validi fino al 30 giugno 2014.

Una prestazione per la famiglia. L’assegno per il nucleo familiare (in sigla Anf) è una prestazione riservata ai soggetti che percepiscono reddito «da lavoro dipendente»; quindi, non soltanto i lavoratori dipendenti veri e propri (ossia i titolari di un rapporto di lavoro subordinato, ma anche collaboratori, pensionati, e via dicendo). La prestazione è influenza dal reddito familiare il quale ne determina il diritto e la misura.

Il nucleo familiare. Ai fini dell’assegno familiare si prende in considerazione il nucleo composto dal lavoratore richiedente, dal coniuge non legalmente ed effettivamente separato e dai figli anche maggiorenni se inabili. In caso di separazione, la legge n. 54/2006 stabilisce che nell’interesse morale e materiale della prole i figli devono essere affidati in via prioritaria ad entrambi i genitori. Ciascuno di essi ha pertanto titolo ad ottenere l’assegno familiare. Ovviamente soltanto uno dei due può presentare, d’intesa con l’altro, la relativa richiesta. In mancanza di un accordo, la prestazione verrà pagata al genitore con il quale il figlio risulta convivente.

Conta il reddito. A seconda del numero dei componenti, viene fissato come parametro di riferimento un importo annuale che diminuisce al crescere del reddito. Per la famiglia tipo di quattro persone (genitori e due figli minori) si parte da 3.100 euro annui (258,33 euro mensili) per redditi fino a 14.198,48 (13.784,93 euro fino al 30 giugno 2013). Per ogni 113,58 euro in più al di sopra della predetta soglia limite, si formano tante classi/scalino di reddito per ciascuna delle quali l’importo dell’assegno scende progressivamente di euro 1,08.

Una famiglia con due figli minori e un reddito annuo di 25.000 euro ha diritto ad un assegno di 154,33 euro al mese (lo scorso anno 148 euro al mese): a parità di reddito, quindi, rispetto all’anno scorso, può contare su circa 6 euro in più al mese. L’assegno sale a 283,00 euro al mese, per la famiglia con quello stesso reddito, ove i figli siano tre (277,25 euro fino al mese di giugno). Altro esempio: un nucleo che dispone di 40.000 euro di reddito ha diritto, rispettivamente, a 74,86 euro al mese (fino a giugno 74,11 euro, quindi con una pochissima differenza) o a 161,55 euro al mese (fino a giugno 160,38 euro) a seconda che siano presenti due o tre figli minori. Se, invece, a parità di componenti in famiglia c’è un solo genitore, se ha tre figli potrà usufruire di un importo aggiuntivo di 1.000 euro.

Quali redditi. Per la concessione dell’assegno, si valuta la somma dei redditi conseguiti da tutti i componenti il nucleo familiare nell’anno solare precedente il 1° luglio di ciascun anno. Per il periodo 1° luglio 2013-30 giugno 2014 si dovrà tenere conto quindi del reddito conseguito nel corso dell’anno 2011. Anche se il reddito della famiglia rientra nei limiti stabiliti dalle tabelle, l’assegno spetta a condizione che sia composto per almeno il 70% da entrate di lavoro dipendente e pensione. Ciò significa in altri termini che se nel nucleo ci sono redditi di lavoro autonomo, professionale e di capitale superiori al 30% non si ha diritto alla prestazione. Nel computo del reddito familiare sono pochissime le entrate di cui non si tiene conto. Sono esclusi infatti soltanto i redditi derivanti da trattamenti di fine rapporto, lo stesso assegno familiare, le rendite vitalizie corrisposte dall’Inail, le pensioni di guerra e le indennità di accompagnamento per gli invalidi, le indennità ai ciechi parziali, ai sordomuti e ai minori mutilati e invalidi civili, nonché le pensioni tabellari dei militari di leva colpiti da infortunio.

Lavoro a part-time. Ai lavoratori a part-time l’assegno viene riconosciuto con modalità diverse a seconda del numero di ore lavorate durante la settimana. Se sono almeno 24, l’assegno spetta nella misura intera per sei giorni alla settimana, compreso il sabato se viene fatta la settimana corta. Qualora invece le ore lavorate siano meno di 24, l’assegno spetta, sia in caso di part-time verticale che orizzontale, solo per le giornate in cui vi è stata effettiva prestazione lavorativa.

Collaboratori e professionisti. Dell’assegno familiare possono usufruire anche i collaboratori e i professionisti, privi di altra copertura, che sui compensi ricevuti versano un’aliquota aggiuntiva (0,72%) per le prestazioni non pensionistiche.

L’assegno spetta anche se il nucleo ha un reddito misto di lavoro dipendente e collaborazioni, fermo restando che, sommati, i due importi devono essere almeno pari al 70%del reddito complessivo. Agli iscritti alla gestione separata l’assegno viene pagato direttamente dall’Inps per i mesi dell’anno coperti da contribuzione. La domanda va presentata a partire da febbraio per le prestazioni che si riferiscono all’anno precedente (nel 2014 per il 2013 così via).

Pagamento dell’assegno. Ai lavoratori dipendenti l’assegno familiare è pagato per conto dell’Inps dal datore di lavoro. Ai pensionati, ai lavoratori domestici e ai collaboratori l’assegno viene, invece, corrisposto su domanda direttamente dall’ente di previdenza. L’assegno può essere pagato anche direttamente al coniuge del lavoratore avente diritto. La domanda per il pagamento separato dell’assegno va presentata al datore di lavoro del coniuge se questi è un lavoratore dipendente. Se il beneficiario rientra, invece, nelle categorie (pensionati, collaboratori ecc.) che sono pagati direttamente dall’Inps il coniuge deve presentare la richiesta di pagamento disgiunto all’ente di previdenza.

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