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Assegni di mantenimento, niente aumento se la moglie guadagna bene

Non scatta l’aumento dell’assegno di mantenimento se la ex gode di una florida condizione economica grazie alla sua attività professionale: è irrilevante la somma percepita dalla locazione di alcuni immobili da parte del marito.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 2186 del 30 gennaio 2012, ha respinto il ricorso di una 47enne contro la decisione della Corte d’appello di Firenze.

La prima sezione civile ha ritenuto illegittimo l’aumento dell’assegno di mantenimento alla donna, ricordando che «l’assegno di separazione deve tendere a ricostituire il tenore di vita goduto in costanza di convivenza di matrimonio.

Indice di tale tenore di vita può essere il divario reddituale attuale tra i coniugi».

Nel caso in esame, il reddito del marito è determinato quasi esclusivamente dal canone di locazione derivante da un cospicuo patrimonio immobiliare mentre quello della donna, proprietaria di un immobile, è dato dalla sua attività professionale di agente immobiliare (oltre che beneficia della casa familiare).

Insomma, secondo la Suprema corte l’assegno, anche se determinato in misura limitata, è giustificato dal giudice a quo con il divario comunque esistente tra i redditi dei coniugi a favore del marito: non si tratta di un generale mantenimento, ma di un limitato contributo, a fronte della comunque florida condizione economica della moglie. Pertanto, il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali di 1.500 euro.

Nello stesso giorno la Suprema corte ha sancito un altro principio che si incardina perfettamente in questo filone giurisprudenziale, sentenza n. 2187, secondo cui la quantificazione dell’assegno di separazione deve tendere a ricostituire il tenore di vita goduto in costanza di convivenza in cui l’indice di tale tenore di vita può essere il divario reddituale attuale tra i coniugi.

Per la prima sezione civile, in questo caso, è legittima la revoca dell’assegno per la moglie visto che quest’ultima, oltre a essere dipendente di un bar e percepire più di mille euro di stipendio, è anche titolare di un’azienda agricola, dunque in possesso di una vigorosa condizione economica. Insomma, per la Corte di legittimità si devono valutare sostanzialmente equivalenti le condizioni economiche dei coniugi ed escludere il diritto della donna all’assegno, considerando irrilevante che il marito sia proprietario esclusivo dell’immobile già adibito a casa coniugale, titolare di un bar concesso in gestione a terzi e aiuto pizzaiolo.

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