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Assegnazione dei beni ai soci, impatto contabile a tre vie

L’assegnazione dei beni ai soci avviene con imputazione a conto economico del componente positivo o negativo pari alla differenza tra valore normale e costo fiscalmente riconosciuto del bene. È questo uno degli aspetti innovativi contenuti nel documento emanato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) in data 14 marzo 2016 in cui sono state individuate le conseguenze contabili che derivano dall’assegnazione dei beni ai soci, che costituisce uno degli aspetti da considerare nella valutazione che le società e i loro consulenti devono effettuare in relazione alla possibilità di assegnazione agevolata di cui all’art. 1, commi da 115 a 120, della legge n. 208/2015 (la legge di stabilità 2016). In capo alla società che assegna i beni, la norma richiede il versamento di un’imposta sostitutiva dell’8% (10,5% per le società non operative in almeno due anni nel triennio 2013 – 2015) sulla differenza tra valore normale dell’immobile (che può farsi coincidere con il valore catastale) e il costo fiscalmente riconosciuto del bene alla data dell’assegnazione.

Inoltre, se a seguito dell’assegnazione la società utilizza delle riserve di rivalutazione in sospensione d’imposta (e quindi non affrancate) è richiesto anche il pagamento di un’imposta sostitutiva pari al 13% dell’importo della riserva in sospensione utilizzata.

Nel documento, il Consiglio nazionale precisa in primo luogo che a fronte dell’assegnazione del bene, e quindi del suo «storno» dall’attivo dello stato patrimoniale, la società può distribuire l’utile dell’esercizio, ripartire riserve (di utili o di capitale), ovvero ridurre il capitale sociale, ipotesi quest’ultima che potrebbe realizzarsi in sede di assegnazione del bene in occasione del recesso del socio o della liquidazione della società. Relativamente alle possibili modalità contabili di assegnazione agevolata, possono verificarsi tre circostanze che vedremo nel seguito, precisando tuttavia che eventuali differenze tra valore normale del bene e costo fiscale dello stesso costituisce:

– un ricavo d’impresa se il bene è iscritto tra le rimanenze;

– una plusvalenza o una minusvalenza se il bene è iscritto tra le immobilizzazioni.

Nel documento sono illustrate tre possibili fattispecie di impatto contabile dell’operazione, la prima delle quali riguarda l’assegnazione del bene a un valore pari al valore netto contabile, non facendo quindi emergere alcun componente nel conto economico. In particolare, se l’immobile ha un costo storico di 50 ammortizzato per 20, dopo aver stornato il fondo ammortamento l’assegnazione del bene avviene utilizzando riserve di utili (ovvero l’utile dell’esercizio) per un importo pari al valore netto contabile del bene.

Con tale soluzione l’impatto dell’operazione non riguarda il conto economico bensì solo il patrimonio netto della società.

La seconda soluzione indicata nel documento del Cndcec riguarda l’assegnazione del bene a un valore superiore rispetto al valore netto contabile.

Tale circostanza richiede l’assegnazione a un valore normale (catastale nel caso degli immobili) superiore rispetto al valore netto contabile. La differenza costituisce un provento da iscrivere nel conto economico nella voce A.5 (altri ricavi e proventi) nell’esercizio 2016 pur trattandosi di un componente straordinario ma che non può più trovare collocazione nell’area straordinaria del conto economico in quanto eliminata dal dlgs n. 139/2015. Laddove il valore normale fosse inferiore al valore fiscale del bene (terza circostanza che si può verificare) si realizzerebbe una minusvalenza da assegnazione da iscrivere nella voce B.14 del conto economico 2016). È appena il caso di precisare che mentre la plusvalenza rileva anche fiscalmente (art. 86 del Tuir), la minusvalenza non è altrettanto deducibile dal reddito d’impresa della società assegnante, stante l’irrilevanza delle minusvalenze da assegnazione ai sensi dell’art. 101 del Tuir che consente la deduzione delle sole minusvalenze realizzate a seguito della cessione (anche agevolata).

Il documento poi affronta gli obblighi informativi da seguire per una corretta indicazione dell’operazione di assegnazione nella Nota integrativa, nel cui ambito si devono fornire le seguenti informazioni:

– movimenti delle immobilizzazioni (eliminazione del bene dall’attivo dello stato patrimoniale), di cui al n. 2) dell’art. 2427 c.c.

– variazioni delle voci di patrimonio netto (utilizzo delle riserve a fronte dell’assegnazione), di cui al n. 4) dell’art. 2427 c.c.

– l’avvenuta utilizzazione delle voci di patrimonio netto avvenuta nel corso dell’esercizio 2016 a fronte dell’assegnazione dei beni ai soci, di cui al n. 7-bis) dell’art. 2427 c.c.

Infine, il documento propone un fac-simile di verbale di assemblea in cui si propone la distribuzione di riserve di utili anche in natura, ossia a fronte dell’assegnazione del bene al socio (o ai soci), evidenziando che in assenza di previsioni normative in merito ai fini del quorum deliberativo, si ritiene prudenziale che la delibera sia assunta con il consenso unanime dei soci.

Sandro Cerato

 

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