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Assegnazione beni con l’ostacolo-costi

Da chiarire che il versamento dell’imposta sostitutiva del 13% ha effetto liberatorio anche per i soci
È corsa contro il tempo per tentare di realizzare concretamente le operazioni di assegnazione, cessione e trasformazione agevolate previste dalla legge di Stabilità 2016, nell’attesa della sospirata proroga dei termini. Consulenti, notai e imprese si interrogano infatti sull’opportunità di portare a termine le operazioni nonostante aspetti fondamentali – quali il costo complessivo a carico di società e soci – siano in moltissimi casi ancora da definire. Il mutato contesto normativo rispetto alle precedenti “edizioni” di queste opportunità, che ha interessato pressoché tutti i tributi interessati, rende non più attuali molti dei chiarimenti adottati in passato, e anche la circolare n. 26/E, che pur ha avuto il pregio di riprendere in modo sistematico l’intera materia, ha lasciato sul campo troppe incertezze su questioni decisive per le scelte aziendali. Vediamo i dubbi principali (per un elenco più completo si veda il Sole 24 Ore del 29 agosto).
Riserve di rivalutazione. L’ultimo periodo del comma 116 dell’articolo 1 della legge 285/2015 prevede che le riserve in sospensione d’imposta (tipicamente quelle non affrancate derivanti dalla rivalutazione del 2008 fiscalmente rilevante) annullate per effetto dell’assegnazione o della trasformazione sono assoggettate a imposta sostitutiva nella misura del 13 per cento. Al di fuori di queste operazioni, la distribuzione di tali riserve nelle società di capitali determina l’imposizione Ires del relativo importo al lordo della sostitutiva a suo tempo pagata per la rivalutazione (che viene restituita sotto forma del credito d’imposta), e costituisce dividendo per il socio percettore. Viene talvolta messo in dubbio che l’imposta del 13% che si versa annullando le riserve nell’ambito dell’assegnazione o della trasformazione sia sostitutiva tanto dell’imposizione sulla società quanto di quella sui soci. L’Agenzia dovrebbe, invece, confermare che questa imposta, esattamente come quella dell’8% (o del 10,5% per le società non operative), ha un effetto liberatorio anche per i soci, anche perché, in caso contrario, questi importi subirebbero una doppia penalizzazione rispetto alle ordinarie riserve di utili, e il costo dell’operazione crescerebbe a dismisura. Inoltre, atteso che la circolare n. 26/E ha dimostrato l’irrilevanza della quota di riserve ordinarie annullate in eccedenza rispetto al valore catastale opzionato dalla società, va chiarito se il 13% si versa sull’importo contabile delle riserve annullate (come letteralmente si ricaverebbe dalla norma) ovvero solo su quello necessario per “coprire” il valore catastale, quando questo costituisce il costo fiscalmente riconosciuto dell’immobile in capo al socio (dividendo in natura).
Minusvalenze e perdite. Molti nodi ancora da sciogliere riguardano i componenti negativi che emergono dall’operazione. La circolare 26/E si limita a ricordare che le minusvalenze sono irrilevanti per la società che assegna, ma ciò, in base alle regole generali, varrebbe solo (tanto per le assegnazioni quanto per le trasformazioni) per i beni diversi da quelli produttivi di ricavi. Una lettura estensiva porterebbe, quindi, a consentire la deducibilità delle minus per tutte le cessioni agevolate, oltre che per assegnazioni e trasformazioni che interessano gli “immobili-merce”. Inoltre, le istruzioni al rigo RQ85 del modello Unico sembrano aprire la porta, in caso di assegnazione di più immobili, alla possibilità di compensare, prima del calcolo della sostitutiva, tra plusvalori e minusvalori.
Società di persone. L’imponibilità del “sottozero” per il socio di società di persone (ossia quando la differenza tra valore del bene assegnato e costo fiscalmente riconosciuto del medesimo eccede il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione), seppur affermata dalla prassi (circolari 189/E/1999, 40/E/2002 e, in “controluce”, anche la 26/E/2016), non trova diretto riscontro nelle norme del Tuir, atteso che l’articolo 20-bis si occupa di fattispecie diverse dall’assegnazione e l’articolo 68, comma 6, impone la riduzione del costo della quota per effetto degli utili distribuiti solo fino a concorrenza dei redditi precedentemente imputati. Pertanto, in particolare quando si distribuiscono riserve di utili, in molti sostengono la non imponibilità del “sottozero”.
Priorità nelle riserve. È assolutamente necessaria anche la conferma che la disapplicazione del vincolo sulla distribuzione delle riserve, di cui all’ultimo periodo del comma 1 dell’articolo 47 Tuir, non si limita all’importo su cui è stata corrisposta l’imposta sostitutiva, ma si estende all’intero ammontare delle riserve annullate per effetto dell’operazione.

Giorgio Gavelli

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