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Assegnazione al bivio delle riserve

Più soluzioni per la gestione fiscale delle poste contabili che si formano dopo l’operazione
I passaggi della circolare 37/E/2016 dedicati alla gestione delle plusvalenze o minusvalenze contabili – e del conseguente utilizzo di riserve di patrimonio netto – erano certamente uno dei temi più attesi tra i chiarimenti necessari in tema di assegnazione agevolata.
Le tecniche contabili
In primis va sottolineato che nella circolare (par. 1) vengono di fatto avallate tutte le tecniche contabili proposte per l’assegnazione:
sia quella che assume i valori di libro dell’immobile annullando riserve di pari importo:
sia quella che assume il valore effettivo di mercato (in genere superiore a quello di libro) facendo emergere una plusvalenza che viene iscritta a conto economico.
Le riserve «necessarie»
Ciò che serve, secondo l’Agenzia, per poter usufruire dell’agevolazione, è che nel patrimonio netto esistano riserve di utile o di capitale di importo uguale a quello attribuito in sede di assegnazione.
Questa affermazione determina tre considerazioni:
innanzitutto, non va interpretata, come fanno alcuni, nel senso di dover per forza avere nel patrimonio netto un ammontare di riserve almeno pari al valore corrente dell’immobile, perché si parla di valore attribuito dai soci in sede di assegnazione, ed esso potrebbe benissimo essere il valore contabile “di libro”;
in secondo luogo, suona strana l’enfasi assegnata solo al termine «riserve», senza considerare la possibilità di ridurre anche il capitale sociale (ipotesi più complessa, ma certo percorribile nei casi in cui il capitale residuo resti al di sopra del limite legale, e nel rispetto del termine per l’opposizione dei creditori);
infine, questa affermazione non è condivisibile se verrà applicata dagli uffici in modo assoluto, poiché non si tiene conto che è certo possibile attribuire passività ai soci, oltre che riserve, in qualità di poste del passivo/netto da utilizzare in contropartita dell’annullamento dell’attivo dell’immobile. Tale ultima facoltà è lecita e si sostanzia in parte in una riserva attribuita ai soci (che verosimilmente produrrà dividendi tassabili) e in parte in un accollo di debito (come, peraltro, dice espressamente l’articolo 1, comma 118, della legge 208/2015).
La futura distribuzione
L’operazione di assegnazione può far emergere plusvalenze (sebbene non tutti concordino con la tesi espressa con il documento del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti del 14 marzo 2016), il cui trattamento fiscale era oggetto di numerosi dubbi.
L’Agenzia afferma che la plusvalenza derivante dalla differenza tra valore catastale/normale e valore di libro va sterilizzata tramite variazione diminutiva nel modello Unico e, in quanto iscritta a conto economico, concorre a formare il Rol ai fini della deduzione degli interessi passivi.
Poi si aggiunge che essa, posta a riserva, se sarà distribuita in futuro da società di capitali, determinerà dividendi tassabili in capo ai soci.
La gerarchia nell’utilizzo
Sempre in merito alla gestione delle riserve vi è un ultimo passaggio della circolare 37/E che non pare del tutto condivisibile. L’argomento riguarda il trattamento delle riserve in sospensione d’imposta da affrancare con la sostitutiva del 13 per cento. Il tema non riguarda la ricaduta dell’imposta sostitutiva sui soci, bensì l’esistenza di una supposta gerarchia nell’utilizzo, in base alla quale le società devono azzerare prima le riserve di utili, poi quelle di capitale e solo de residuo quelle in sospensione d’imposta.
Si tratta di un percorso di cui non vi è traccia nella norma, e mentre da una parte si nega l’esistenza di qualunque priorità nella distribuzione (con riferimento all’articolo 47, comma 1, ultimo periodo del Tuir), dall’altra essa riemerge solo per le riserve in sospensione di imposta che, secondo l’Agenzia, andrebbero comunque distribuite dopo le riserve di capitale. Ma questo suggerimento è in netto contrasto con i principi civilistici sanciti dalla Cassazione (sentenza 12347/1999) e con le indicazione del documento Oic 28, che invece impongono di attribuire ai soci prima le riserve di utili (comprese quelle in sospensione d’imposta) e poi quelle di capitale (si veda l’articolo in basso). Se si afferma che dal punto di vista fiscale non vi sono ordini di priorità nella scelta delle riserve, risulta difficile reinserire poi tale ordine solo per quelle in sospensione d’imposta.

Paolo Meneghetti

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