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Assedio al patrimonio dei Ligresti

La famiglia Ligresti assediata dalle istanze di sequestri patrimoniali che giungono da ogni dove, si stringe in un ideale quadrato difensivo su ordine del suo capostipite. L’ingegner Salvatore, per bocca del suo avvocato Gian Luigi Tizzoni, si è detto indisponibile a rispondere alle domande dei magistrati torinesi Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, che stanno indagando i vertici FonSai per falso in bilancio e aggiotaggio.
Ligresti, chiede una pausa di mese; un mese senza interrogatori, neppure nel suo domicilio milanese dove, dal 17 luglio scorso, l’ottantunenne costruttore-finanziere di Paternò è agli arresti domiciliari. I motivi? «Aritmie cardiache minacciose» scrive Tizzoni in un fax inviato alla procura torinese in cui si cita il parere del cardiologo di fiducia di Salvatore Ligresti.
Intanto oggi sia a Milano sia a Torino sarà una giornata rilevante, anche se non proprio decisiva, sul fronte penale come pure su quello civile. La sezione specializzata in contenzioso industriale (giudice Angelo Mambriani) esaminerà infatti l’istanza di sequestro conservativo presentata nelle scorse settimane dal commissario ad acta di SaiFond, Matteo Caratozzolo. Un sequestro che avrebbe la finalità di congelare il patrimonio degli ex proprietari ed ex manager del gruppo assicurativo FonSai e Milano Assicurazioni, per una serie di operazioni infragruppo o con parti correlate. Operazioni che avrebbero di fatto depauperato la dote del gruppo assicurativo della famiglia Ligresti in vista della prossima fusione a quattro tra Unipol, Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni.
La richiesta di sequestro che verrà esaminata oggi riguarda beni per 245 milioni. Ma c’è una seconda istanza, per 32 ulteriori milioni, il grosso dei quali (27) sarebbe riconducibile alle operazioni sull’area Castello di Firenze. Una controversia su cui si è innescato anche un procedimento penale conclusosi nel marzo scorso con il proscioglimento di Salvatore Ligresti da ogni addebito.
Proprio l’ingegnere, secondo l’Adnkronos, sarebbe pronto a chiedere che in caso di eventuali risarcimenti si tenga conto anche del “papello” siglato da Alberto Nagel, ad di Mediobanca: lì si faceva riferimento, sostiene Ligresti, a impegni per 45 milioni che ora andrebbero considerati parte del patrimonio di famiglia, ma di cui Mediobanca non aveva la disponibilità.
Sempre oggi a Torino il tribunale del Riesame affronterà le istanze di revoca delle misure di custodia cautelare in carcere per l’ex presidente Fonsai Jonella Ligresti, detenuta a Torino, Emanuele Erbetta, ex ad Fonsai, detenuto a Novara, per Salvatore Ligresti e per l’ex vicepresidente FonSai Antonio Talarico, entrambi ai domiciliari. Ancora nessuna istanza è stata presentata nei confronti di Giulia Maria Ligresti, detenuta a Vercelli e dell’altro ex ad FonSai Fausto Marchionni ai domiciliari in Piemonte. Entrambi gli schieramenti, accusa e difesa, attendono le decisioni del riesame con apprensione. La sentenza del riesame infatti, attesa per l’8 agosto, da una parte, darà una prima valutazione sulla validità e la congruenza dell’impianto accusatorio costruito sin qui. Una decisione favorevole agli indagati offrirà maggiori spazi di manovra alle difese, che potrebbero agire con ulteriori istanze di revoca delle misure a favore di Marchionni e di Giulia Maria Ligresti, particolarmente provata dal carcere. Sul fronte opposto, una decisione contraria agli indagati, potrebbe convincere l’accusa a spingere il pedale sull’acceleratore chiedendo ulteriori sequestri di beni della famiglia.
Procedono intanto a Lugano le indagini dirette dal Procuratore pubblico John Noseda che la scorsa settimana ha avviato un’inchiesta per l’ipotesi di riciclaggio nei confronti di Paolo Ligresti, l’ultimogenito di Salvatore Ligresti, cittadino svizzero e attualmente latitante per la giustizia italiana. Sono già stati disposti sequestri per una trentina di milioni di euro e accertamenti bancari mirati sono stati ordinati nei confronti di conti correnti intestati alla famiglia. Nel mirino degli investigatori ticinesi vi sarebbero poi anche alcuni prestanome così come alcune società fiduciarie che potrebbero avere avuto un ruolo decisivo nella costruzione del reticolo di società off shore utilizzate dai Ligresti per occultare il controllo effettivo della capogruppo Premafin.

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