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“Asse Roma-Parigi per salvare la Ue da austerity e populismo”

ROMA.
Italia e Francia possono lanciare proposte concrete per rilanciare la crescita europea, l’unico modo per combattere il populismo. Ségolène Royal, attuale ministro dell’Ambiente, dell’Energia, del Mare e delle Relazioni internazionali sul clima nel governo di Manuel Valls, chiede agli europei di essere «pragmatici», di risolvere le loro dispute sulle ricette economiche o sulla strategia per affrontare l’emergenza migratoria. In poche parole, chiede «visione e creatività» per far tornare l’Europa nel cuore dei cittadini, che altrimenti si buttano tra le braccia del populismo.
E come esempio usa la giornata trascorsa ieri a Roma per festeggiare i 350 anni dell’Accademia di Francia a Villa Medici: «Un luogo – spiega – che dimostra la forza della cultura europea».
Signora ministro, eppure in Europa al momento si discute su tutto. Il governo italiano, ad esempio, è molto critico verso Bruxelles e Berlino, chiede di cambiare le politiche economiche continentali.
Concorda?
«L’Europa in questo momento si sta confrontando con grandi difficoltà e deve trovare dentro di sé la forza per superarle. Naturalmente mettersi d’accordo in una famiglia di ventotto piuttosto che di diciassette è più difficile, ma la famiglia europea deve trasformare le sue differenze interne in una forza. Serve una capacità di visione su cosa vogliamo fare».
E’ forse d’accordo con chi guarda ad un’Europa a due velocità con la zona euro che va avanti nell’integrazione politica e il resto dei paesi che resta agganciata al mercato interno? Concorda con chi vuole cambiare i trattati Ue in questo senso?
«Anche se l’idea di un’avanguardia che si porta dietro gli altri è intellettualmente affascinante, si tratta di un metodo che pone diversi rischi. Voglio dire, rischiamo di avere una locomotiva che traina gli altri vagoni senza però arrivare da nessuna parte perché poi il treno deraglia. In altre parole, rischiamo di entrare in discussioni e conflitti interminabili su chi e come ci sta, sulle regole e sul come avanzare. Tutto questo renderebbe le cose tremendamente difficili, a rischio fallimento».
E allora cosa propone per rilanciare l’Europa?
«Serve creatività, si può immaginare di arrivare a una soluzione su ogni soggetto grazie ad alcuni paesi che su un singolo punto si assumano la responsabilità di leadership trainando gli altri. Abbiamo usato questo metodo lo scorso dicembre alla Conferenza sul clima di Parigi e ha funzionato ».
Renzi e Hollande possono rappresentare un’avanguardia per l’Europa della crescita contro quella del rigore trascinando gli altri governi?
«Certamente su questi temi la Francia è molto vicina all’Italia e questa vicinanza è esattamente uno dei modi per lanciare proposte operative per frenare il populismo. Servono azioni concrete e ad esempio combattere la disoccupazione deve rappresentare un’urgenza europea. La gente pensa che l’Unione non sia efficace e per combattere questa sensazione servono azioni concrete che rendano l’Europa visibile, concreta e con un viso umano».
Se in economia Roma e Parigi sono vicine, sui migranti appaiono lontane. Manuel Valls respinge l’idea di cambiare le regole di Dublino per ripartire in modo permanente i richiedenti asilo e si concentra sul controllo dei confini. Lei non teme che bloccare Schengen per due anni metta a rischio la stessa Unione?
«Quello che dobbiamo fare è portare la pace e la sicurezza nei paesi d’origine dei rifugiati. Se non stabilizzi i loro paesi, i cittadini hanno paura e migrano. Serve che l’opinionepubblica mondiale sostenga i nostri sforzi diplomatici mentre al momento ci sono conflitti tra partner occidentali su cosa fare».
Ma per pacificare il Medio Oriente servirà molto tempo e molti sforzi mentre l’Europa deve gestire l’emergenza dei profughi da subito.
«Certo, ma se la gente teme che la guerra non finirà mai continuerà a scappare e da noi aumenteranno i populismi. D’altra parte dopo anni in cui ha affrontato l’emergenza da sola con un lavoro straordinario l’Italia ha ragione a chiedere solidarietà. Penso che l’Europa debba trovare una soluzione, tutti insieme, smettendola di dire che la Francia si oppone alla Germania o all’Italia. Serve una visione collettiva, bisogna trovare soluzioni consensuali per contrastare il populismo. E per questo dico che il dibattito su Schengen non deve essere conflittuale ma pragmatico. Bisogna regolare i flussi migratori tutti insieme tuttavia senza aprire discussioni giuridiche sui testi europei, un processo lungo e rischioso che non porterebbe da nessuna parte».
In vista delle elezioni cosa può fare il suo governo contro il populismo?
«Sono la paura e l’incertezza a spingere la gente verso il populismo, noi dobbiamo restituire speranza ai giovani dando risultati sull’occupazione e incidendo sulla qualità della vita.
Bisogna sconfiggere la paura del domani, far ripartire la mobilità sociale che paradossalmente funzionava meglio negli anni ’70 rispetto ad oggi».
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