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Assalto in Borsa al botulino Opa da 47 miliardi di dollari

Quarantasette miliardi di dollari per conquistare le chiavi del regno del Botox: è questa l’offerta fatta ieri dalla canadese Valeant Pharmaceuticals per acquisire Allergan, la società californiana che produce l’antirughe sottocutaneo. Una vera e propria scalata, visto che l’offerta non è stata concordata con gli amministratori dell’azienda-bersaglio. Ma, rispetto ai casi visti fin qui, stavolta c’è una novità: Valeant può contare sull’appoggio di una “quinta colonna” in Allergan . Si tratta di William Ackman gran condottiero di hedge fund che con la sua società, Pershing Square, è il terrore di ogni consiglio d’amministrazione che finisce nel suo mirino.
Prototipo del finanziere «attivista», Ackman ha già gettato lo scompiglio in molte delle aziende che ha attaccato, ultima Herbalife. Lo schema classico in questi casi prevede che il fondo che interviene in modo aggressivo acquisti una quota della società cercando poi di cambiarne i vertici o forzando gli amministratori a mutare strategia, a vendere qualche «asset» del gruppo o a scindere rami d’impresa con l’obiettivo di «creare valore» per gli azionisti. Stavolta Ackman ha seguito uno schema diverso che può diventare un precedente per tutto il sistema finanziario: saltando un passaggio, il fondo attivista entra nel capitale ma poi si allea con un partner esterno al quale cerca di vendere l’intera società. Una dinamica completamente nuova che solleva anche nuovi problemi regolamentari relativi al conflitto d’interessi. Che Ackman fosse interessato ad Allergan si sapeva da tempo, ma il finanziere aveva mantenuto i suoi acquisti sotto il 5% del capitale, la soglia che impone a un azionista di uscire allo scoperto. Poi l’altro ieri, il fondo Pershing ha informato le autorità di aver raggiunto, con un blitz delle ultime settimane, il 9,7% del capitale: di fatto Ackman ha investito 4 miliardi di dollari per diventare il primo azionista di Allergan. Ma non lo ha fatto da solo: adesso si scopre che da mesi il fondo discuteva con Valeant l’assalto alla società del Botox. Il gruppo canadese, basato nel Quebec, ha dimensioni simili alla società che sta scalando e un analogo valore di Borsa. Specializzata in prodotti dermatologici e in medicinali per le patologie nervose, Valeant da tempio punta ad espandersi nella cura del corpo con acquisizioni come quella di Bausch & Lomb (lenti a contatto). Ora, con Allergan, addirittura raddoppia. O, almeno ci prova, perché l’operazione potrebbe anche fallire sul piano finanziario o inciampare sulle questioni regolamentari. Gli analisti fanno notare che l’offerta di Valeant in “cash” e in titoli (48,30 dollari per azione in denaro più 0,83 azioni della società canadese per ogni azione Allergan acquistata), portano a valorizzare il titolo Allergan fino a quasi 153 dollari per azione: il 7% in più della chiusura di Borsa di lunedì. Ma da settimane il titolo galoppa: l’offerta fatta ieri è, ad esempio, superiore del 31% al valore che il titolo aveva solo il 10 aprile scorso, il giorno prima del superamento della soglia del 5% da parte di Pershing Square. Ackman da tempo pensava di attaccare Allergan, ma non aveva il partner giusto. Poi, inn autunno assunse William Doyle, un suo compagno di studi alla Harvard Business School, che è amico di Michael Pearson, l’amministratore delegato di Valeant. Ackman e Pearson si sono incontrati all’inizio dell’anno. Il manager della società canadese raccontò dei suoi tentativi, falliti, di entrare in Allergan: non era riuscito ad «ammorbidire» il suo consiglio d’amministrazione. «Eccoci qua, siamo qui per questo», deve avergli risposto il condottiero degli «hedge fund». Il resto è cronaca di questi giorni.

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