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Aspi, nuovo vertice al Tesoro F2i pronto a entrare nel capitale

F2i resta in campo, in maniera attiva, sul dossier Autostrade per l’Italia. È un messaggio chiave quello che arriva dal fondo poche ore dopo l’incontro tra le prime linee dell’azienda autostradale e alcuni rappresentanti del Tesoro. Ieri si è tenuto un nuovo summit dopo quello di giovedì scorso che ha innescato l’escalation di botta e risposta tra il gruppo Atlantia e l’esecutivo e che ha portato nuovamente in evidenza l’ipotesi di una revoca della concessione in capo ad Aspi. L’ambizione è che la presenza di un soggetto a forte trazione italiana sul delicato dossier possa in qualche modo favorire un confronto positivo tra le parti. F2i, assieme ad altri soggetti, è infatti uno degli investitori candidati a entrare nel capitale della società autostradale per favorire la discesa di Atlantia, holding che fa capo alla famiglia Benetton, al di sotto del 50% del capitale.

Tassello, quest’ultimo, cruciale per comporre un mosaico che tuttavia per essere terminato necessita che prima vengano sciolti due nodi chiave: deve essere presa una decisione sulla revoca e deve essere trovata un’intesa sul tema tariffe e investimenti. La settimana scorsa il primo aspetto è tornato prepotentemente d’attualità quando l’azienda è andata al Mef per avviare il confronto con il Tesoro per ottenere la garanzia dello Stato su un prestito bancario. Garanzia che, sulla carta, Autostrade avrebbe il diritto di avere stante il Dl liquidità. È un’azienda che gestisce infrastrutture strategiche per il paese e il lockdown ha impattato sensibilmente sul business, al punto che per l’anno in corso è atteso un calo dei ricavi per 1 miliardo. Nonostante questo, però, il sottosegretario allo Sviluppo Stefano Buffagni ha imposto il proprio “no, grazie” e il ministero dell’Economia e delle Finanze non ha steso quel che si dice un tappeto rosso. Ieri fonti vicine al Tesoro hanno spiegato a Reuters che finché non si chiarisce il tema revoca lo Stato non può garantire il finanziamento ad Aspi. E ieri, di fatto, il Mef avrebbe ribadito il concetto al quale però l’azienda avrebbe opposto il contenuto del Dl liquidità che, in proposito, non prevede scelte “discrezionali”. Il vertice si è concluso in maniera interlocutoria senza precisi passi avanti ma il lavoro continua e nuovi incontri si terranno in settimana.

C’è chi parla, facendo riferimento a quest’ultima vicenda, di un vero e proprio paradosso. Il decreto Milleproroghe e in particolare l’articolo 35 hanno declassato a spazzatura il giudizio sul merito di credito di Aspi e Atlantia. Se a questo si somma lo spettro che l’esecutivo possa da un momento all’altro revocare la convenzione in capo ad Autostrade versando appena 7 miliardi per una società che ha 10 miliardi di debito, si capisce per quale ragione il gruppo abbia serie difficoltà ad avere accesso al credito. Il lockdown ha poi ridotto per oltre due mesi anche il giro d’affari rendendo la situazione finanziaria dell’azienda al limite del sostenibile. Il Dl liquidità è parso dunque come uno strumento utile in un contesto assai complicato. Ma invece ha avuto come unico effetto quello di rinfocolare i toni della polemica. Ieri il sottosegretario alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri, è intervenuto con queste parole a Sky TG24: «Con il confronto e il dibattito dovremo trovare necessariamente una strategia, un’idea, che possa stare bene a tutti. La nostra non è una posizione di rigidità, è la posizione di voler aprire un dialogo perché il tempo sta per finire». La posizione dei 5 Stelle è nota: «Revoca della concessione attraverso il commissariamento della società e la possibilità di utilizzare Anas al posto di Spea». E poi la «messa a bando della concessione», per la quale ci vorranno «tre o quattro anni», se, come probabile, Autostrade farà ricorso.

Nel mentre, Aspi non farà nulla di più se non la manutenzione necessaria per garantire la sicurezza della rete, sulla scorta di quanto comunicato da Atlantia settimana scorsa. A questo punto la compagnia si muove su un doppio binario. L’ambizione, da un lato, è quella di trovare un accordo sulla revoca e sulle tariffe necessarie per sostenere il maxi piano da investimenti da 14,5 miliardi al 2038. E i vertici di Autostrade, con il ceo Roberto Tomasi in primis, sono chiamati a muoversi in questa direzione. Allo stesso modo la holding sta anche organizzando la battaglia legale nel caso in cui l’esecutivo dovesse decidere di procedere con una revoca. L’intenzione, a tal proposito, è di far valere il vecchio schema della convezione rifacendosi al principio del pacta sunt servanda. In questo scenario il 30 giugno è la data ultima che Aspi può sfruttare per far scattare la risoluzione della convenzione.

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