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Aspi, richieste record per il bond Oggi cda di Atlantia sul riassetto

Oltre 3,7 miliardi di richieste per un bond da 1,25 miliardi. In questa fase di mercato, con gli investitori a caccia di rendimenti non sarebbe una notizia così eclatante, se non fosse che a lanciare l’emissione è stata Autostrade per l’Italia, la concessionaria controllata da Atlantia che è nel mirino del governo da oltre due anni per la tragedia del Ponte Morandi.

La società, che mancava dal mercato da ottobre 2017, è riuscita a collocare l’obbligazione a un rendimento, peraltro, sulla carta distante da quello che è il suo merito di credito. Aspi, infatti, complice lo spauracchio della revoca della convenzione a un prezzo inferiore ai debiti in portafoglio (come stabilito dal decreto Milleproroghe 11 mesi fa) per le principali agenzie di rating è un titolo “junk”, ossia spazzatura. Eppure ieri ha strappato una cedola fissa del 2,00%, con un rendimento effettivo a scadenza del 2,163%, superiore di 250 punti base al tasso di riferimento mid-swap.

Nel 2017 l’esito del collocamento non era stato molto diverso, sebbene in quel momento Aspi vantasse un rating investment grade (BBB+ per Standard & Poor’s): in particolare, l’emissione che aveva un taglio di 700 milioni ricevette richieste per 2,2 miliardi e alla fine la cedola fu fissata all’1,75% con un rendimento a scadenza dell’1,9%. C’è anche da dire, ad onor del vero, che tre anni fa lo scenario dei tassi di mercato non era lo stesso di oggi.

Evidentemente il mercato sembra considerare ormai prossimo a zero il rischio che l’esecutivo possa valutare nuovamente l’ipotesi di revoca della concessione e soprattutto sembra approvare il piano economico finanziario concordato di recente con il ministero delle Infrastrutture e con il ministero dell’Economia e delle Finanze. D’altra parte quegli 1,2 miliardi raccolti servono proprio per andare a finanziare parte degli interventi contenuti nel pef e previsti nel 2021, oltre che per gestire meglio la cassa. «I mercati – ha sottolineato l’amministratore delegato Roberto Tomasi – dimostrano di credere nel nostro piano di trasformazione e sono pronti a finanziare l’ingente piano degli interventi previsti negli accordi in corso di approvazione da parte del Governo italiano e che auspichiamo di finalizzare quanto prima. Queste risorse ci consentiranno di avviare, nell’ambito nel nuovo quadro regolatorio previsto, un programma di 14,5 miliardi di investimenti e di 7 miliardi di attività di manutenzioni».

Nel mentre, oggi, è previsto il consiglio di amministrazione della controllante, Atlantia che sostanzialmente dovrà prendere atto del fatto che dalla cordata capeggiata da Cdp, e partecipata da Blackstone e Macquarie, non sia pervenuta alcuna proposta. Possibile, dunque, che si decida di fissare una nuova data per un nuovo consiglio di amministrazione che valuti il da farsi. In quest’ottica, una delle ipotesi potenzialmente sul tavolo potrebbe essere di convocare nuovamente il board per il prossimo 10 dicembre. Lo stesso giorno, peraltro, in cui dovrebbe tenersi un consiglio di Cassa. Possibile, dunque, che quella sia la sede per decidere se procedere con l’ente oppure se convocare l’assise per la scissione di Autostrade per l’Italia. Di certo il quadro continua a essere incerto, complice anche l’estrema cautela di Cdp sul dossier. Anche se il mercato, stante la risposta data all’emissione di Aspi, appare più ottimista su una soluzione del riassetto.

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