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Aspi, per Perez vale 10 miliardi Il cda di Atlantia prende tempo

Un consiglio di amministrazione interlocutorio. E non poteva essere altrimenti. Il cda di Atlantia convocato ieri per esaminare la proposta fatta pervenire da Cdp, in consorzio con Macquarie e Blackstone, per l’88% di Aspi alla fine ha stabilito di aggiornarsi a nuova data.

D’altra parte se già era difficile immaginare che il board potesse prendere una decisione immediata sull’offerta vincolante di Cassa, tanto più è parso chiaro che sarebbe servito un confronto ulteriore dopo la discesa in campo di Florentino Perez. Ieri il patron di Acs ha inviato ai vertici della holding infrastrutturale una manifestazione di interesse per rilevare «una quota rilevante» di Aspi. Lo ha messo nero su bianco al fotofinish ma, non essendoci ancora alcuna esclusiva tra la cordata guidata da Cassa e Atlantia, comunque in tempo utile per sparigliare le carte. Così il board di Atlantia ha deciso di proseguire «le proprie analisi nelle successive riunioni che saranno convocate nei prossimi giorni per le necessarie determinazioni in merito».

Ha preso dunque tempo, da un lato per procedere nella trattativa con Cdp e dall’altro per capire quali siano le reali intenzioni di Perez. E in quest’ottica avrebbe dato mandato agli advisor di approfondire quanto prospettato nella missiva. Nella lettera, che Radiocor ha potuto visionare, il patron del Real Madrid ha sottolineato la proficua partnership siglata tre anni fa in occasione del dossier Abertis e proprio sulla scorta degli ottimi rapporti costruiti con la holding italiana ora avrebbe deciso di proporsi per acquistare attraverso il costruttore spagnolo un pacchetto consistente della concessionaria del Paese. Il piano prevederebbe poi, in un momento successivo, di procedere con una fusione tra Aspi e Abertis per creare un campione delle autostrade in Europa. Acs possiede il 50% meno un’azione di Abertis, in parte direttamente e in parte tramite la controllata Hochtief, il resto è nel portafoglio di Atlantia.

Il costruttore valuta il gruppo italiano tra i 9 e i 10 miliardi di euro: potenzialmente, dunque, più di quanto offerto da Cassa Depositi e Prestiti in cordata con Blackstone e Macquarie. Perez, d’altra parte, nella missiva sottolinea anche di essere disponibile e favorevole a considerare l’ingresso nella partita di altri investitori e tra questi cita proprio Cdp. Insomma apre la porta a un asse con Cassa nell’ottica di creare un campione europeo. All’interno del quale, si immagina, Cdp non avrebbe un peso azionario prossimo al controllo, ma nel caso potrebbe puntare a qualche “veto” sulla governance.

Questa ipotesi, se venisse perseguita, consentirebbe ad Acs, per pareggiare i conti con Atlantia nel nuovo gruppo autostradale, di rilevare circa il 44% di Aspi. Il che implicherebbe un esborso di 4,5 miliardi in caso di una valutazione vicina ai 10 miliardi. In proposito va ricordato che il costruttore spagnolo entro l’anno completerà la cessione di Cobra più altri asset industriali a Vinci per un corrispettivo di 4,9 miliardi di euro. In prospettiva, dunque, avrebbe anche le risorse per far fronte all’operazione.

Centrali in questa dinamica sono in ogni caso la posizione dell’esecutivo, quella di Cdp e quella dei Benetton.

Rispetto al Governo, ieri il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini a Radio 24 ha dichiarato: «È un momento importante di interazione tra Cdp, i fondi e Atlantia. È opportuno che queste trattative vadano avanti secondo i criteri di mercato». Nulla di più. Così come trapela poco o niente da Cassa. L’ente ha messo sul piatto l’offerta da 9,1 miliardi, comprensiva di 800 milioni di garanzie per i danni indiretti legati al Ponte Morandi, e 400 milioni di rimborsi “Covid” e su quella al momento resterebbe focalizzata.

Molto, però, potrebbe dipendere da come si svilupperà la manifestazione di interesse di Acs. E lo stesso potrebbe valere per Edizione. È evidente che di fronte a una valutazione di Aspi di 10 miliardi, senza “garanzie”, qualche riflessione in più verrebbe fatta. Ma ancora una volta tutto ruota attorno alle prossime mosse di Perez. Che intanto ha già ricevuto un primo «benvenuto» da Tci, fondo che possiede potenzialmente una quota del 10% di Atlantia.

«Ci aspettiamo che il board di Atlantia ora agisca in modo indipendente, professionalmente e nell’interesse di tutti gli azionisti. E allo stesso modo ci aspettiamo che il Governo italiano permetta ad Atlantia di prendere la migliore decisione per i soci senza nessuna interferenza politica», ha dichiarato a Radiocor Jonathan Amouyal, partner del fondo Tci.

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