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Aspi, offerta Cdp in extremis Il nodo prezzo al cda di Atlantia

L’offerta di Cdp e dei fondi Blackstone e Macquarie per l’88% di Autostrade per l’Italia è arrivata nella tarda serata di ieri sul tavolo di Atlantia.

Un proposta i cui tratti sono già stati delineati nei giorni scorsi: valutazione di circa 9,2 miliardi per il 100% dell’azienda, incluso lo sconto “manleva”, il che tradotto implicherebbe un potenziale incasso per Atlantia di circa 8,1 miliardi, somma che verrebbe pagata subito e finanziata in parte con equity e in parte con debito secondo una proporzione rispettivamente del 30 e del 70%. Se questi sono i tratti essenziali, risulta che l’unica condizione posta nell’offerta, che presenta poi diverse sfaccettature, sia l’approvazione del Pef di Aspi così come lo conosciamo ora. La quota verrà rilevata da una newco partecipata al 51% da Cdp (che in una seconda fase potrà coinvolgere altri investitori italiani) e al 49% da Blackstone e Macquarie con quote paritetiche. I fondi sono stati supportati sull’operazione da CC Soci, boutique di consulenza fondata da Claudio Costamagna.

A questo punto il prossimo passaggio chiave sarà il cda di Atlantia in calendario per domani. Difficile ipotizzare che il board possa dare mandato al ceo, Carlo Bertazzo, di avviare una trattativa con la cordata per rivedere il prezzo dell’offerta, ancora leggermente distante da quelle che erano le ambizioni della società. Si tratta, d’altra parte, di una proposta vincolante. Assai più plausibile, piuttosto, che la compagnia chieda ai propri advisor, JP Morgan, Citi e Mediobanca di compiere un’ulteriore valutazione dell’asset sulla base delle più recenti revisioni al piano economico finanziario (pef) di Aspi concordato con le istituzioni e ora al vaglio dei ministeri competenti per gli ultimi passaggi formali. Nella precedente analisi erano stati individuati due differenti range di valorizzazione ma si tratta di cifre comprese tra i 10 e i 12 miliardi a seconda che venga impiegato il metodo dei dividendi attesi o del discount cash flow. Cifre che sarebbero dunque la bussola del cda della holding per valutare la proposta arrivata anche se serviranno stime aggiornate rispetto le modifiche al pef. Le ultime proiezioni indicherebbero un minor valore di Aspi sulla scorta del nuovo piano. Ragione per cui della variazione, sebbene minima e intorno ai 300 milioni, bisognerà tenere conto. Certo, il board avrebbe gradito una proposta almeno attorno alla parte bassa della forchetta individuata dai consulenti.

Sulla base di ciò è poi immaginabile che il cda preparerà una relazione da sottoporre a un’eventuale assemblea dei soci da tenersi entro marzo. In altre parole passerà la palla agli azionisti che avendo deliberato a gennaio di procedere con il progetto di scissione di Aspi meritano di aver voce in capitolo. Questo salvo che le valutazioni degli advisor non siano così distanti dalla proposta da non giustificare nemmeno la chiamata dei soci.

Nel mentre, Atlantia ha chiuso la seduta di ieri in ribasso del 2% a 15,92 euro. Se è vero che nelle sedute precedenti il titolo aveva corso molto è altrettanto certo che alcuni operatori di mercato sono rimasti “delusi” dalla cifra messa sul piatto dalla cordata. Nei giorni precedenti era trapelato che l’offerta potesse essere vicina alla parte alta della forchetta e dunque prossima ai 9,5 miliardi. Alla fine la proposta è leggermente inferiore. Per questo Equita ha raccomandato cautela (Hold) su Atlantia, pur auspicando comunque un accordo con Cassa mentre gli esperti di Kepler riterrebbero invece più proficuo che l’azienda proseguisse con lo scorporo di Aspi, nel caso in cui l’offerta Cdp sia considerata insoddisfacente. Kepler ha stimato un target price per Atlantia a 17,5 euro, tenendo conto di un valore di Aspi attorno a 9 miliardi. Infine Santander si aspetta che il board rigetti l’offerta: «La nostra valutazione dell’88% di Atlantia si attesta a 12,8 miliardi».

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