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Aspi, governo verso la revoca. Atlantia scrive alla Consob

Accuse e contro accuse, lettere ed esposti. La battaglia tra governo e Autostrade si fa più dura. Da una parte, l’esecutivo, che ancora una volta fa capire di voler confermare la revoca della concessione se «Atlantia non rispetterà gli impegni», come dice lo stesso ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli: «Non è solo possibile, ma se Atlantia non si rende conto di quello che sta succedendo, la revoca sarà anche l’esito più probabile». E come ribadisce la ministra dei Trasporti Paola De Micheli rispondendo ai giornalisti durante l’inaugurazione del Salone Nautico a Genova: «Revoca più probabile? Credo di sì».

Frasi che non sono piaciute ad Atlantia, che in una nota arriva a definirle «minacce», e che risponde con un nuovo esposto inviato alla Consob (dopo quello del 14 luglio scorso) per turbativa sul titolo. Esposto inviato anche alla Commissione europea. Secondo la società, le dichiarazioni «inaccettabili» dei due ministri «rilasciate a mercati aperti», hanno «determinato la sospensione delle negoziazioni per eccesso di ribasso». Nel pomeriggio di ieri infatti a Piazza Affari il titolo Atlantia ha subito un crollo di oltre il 6%, tanto da venire sospeso. Poco prima il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva parlato di «stallo» riferendosi al dossier Autostrade, annunciandone il ritorno in Consiglio dei ministri «per le valutazioni conseguenti». Il titolo Atlantia, riammesso poi alla contrattazione, a fine giornata ha chiuso a 13,14 euro (-2,16%). Il 2 settembre scorso un’azione valeva 15,6 euro.

Spiega Atlantia che «le continue minacce di revoca da parte del governo sono suscettibili di per sé di alterare il valore di Aspi nel momento in cui è stata posta sul mercato». Con il suo esposto alla Consob la società intende «tutelare gli interessi degli oltre 37 mila azionisti e investitori della società e garantire la parità informativa, tenuto conto che nessuna decisione del governo è stata ancora comunicata alla società». E le «minacce risultano inoltre in aperto contrasto con la clausola contenuta nell’atto transattivo inviato formalmente ad Aspi lo scorso 23 settembre, dove il Mit dà atto che non sussistono le condizioni per formulare nei confronti del Concessionario contestazioni di inadempimento».

Da parte sua, in una lettera inviata ai vertici di Autostrade per l’Italia, il governo scrive invece che la proposta di Atlantia di un «processo di cessione dual track appare completamente diversa» da quella originaria del 14 luglio scorso e che «questo stato di incertezza e le continue modifiche stanno producendo l’effetto di ritardare gli investimenti e i miglioramenti della rete strutturale che pure avevate a più riprese promesso», con il risultato di incertezza «nei tempi e nell’esito finale».

Tutto ciò non è vero, ribatte Atlantia: «L’impegno a dismettere Aspi risulta espressamente confermato dal processo di scissione e quotazione, ovvero dalla vendita dell’88% dell’asset, deliberato dal cda di Atlantia del 24 settembre e che sarà sottoposto all’assemblea dei soci già convocata per il prossimo 30 ottobre». La battaglia continua.

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