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Aspi, il Governo stoppa i Benetton: la legge non può essere impugnata

La conversione in legge del decreto Milleproroghe e delle sue norme che cambiano le regole in materia di revoca delle concessioni autostradali rappresenta una sorta di scacco matto da parte del Governo nei confronti di Autostrade per l’Italia. Il gruppo della famiglia Benetton nelle scorse settimane aveva ampiamente fatto trapelare che, qualora quella norma fosse stata approvata senza modifiche, l’avrebbe impugnata non appena entrata in vigore. Il decreto è stato convertito in legge la scorsa settimana: nei fatti, però, ad Aspi è impedita la possibilità di impugnare presso i tribunali italiani (come il Tar) la norma. Motivo? Manca un provvedimento attuativo e la legge non fissa il termine entro quando questo deve essere emanato.

Il risultato è che l’entrata in vigore del provvedimento ha messo una seria ipoteca sul valore della società – dunque anche sulla possibilità che ne possa essere ceduto il controllo come alcuni scenari ipotizzano – privando al contempo il concessionario di mosse difensive o a tutela di azionisti e investitori. L’unica iniziativa, intrapresa a inizio gennaio da Atlantia, è la presentazione di un esposto alla Commissione Europea per la violazione delle regole contrattuali attraverso legge. La conversione del decreto legge legittima ora eventuali iniziative da parte di Bruxelles, che qualora ritenesse fondato l’esposto potrebbe avanzare già entro aprile la richiesta al governo italiano di chiarimenti in vista dell’apertura di una procedura di infrazione. Da questo punto di vista, il quadro di forte incertezza creato dalla conversione del Milleproroghe non aiuta.

Aspi ha avviato in questi giorni tutte le valutazioni del caso, prima di decidere qualsiasi mossa. Non va dimenticato che nei giorni scorsi la società ha presentato alla presidenza del Consiglio una serie di misure che sarebbe disponibile ad adottare (tra cui investimenti aggiuntivi, taglio del 5% delle tariffe, fondi a favore del territorio, il tutto per un valore di circa 4 miliardi). Il premier Giuseppe Conte ha aperto alla possibilità di avviare una valutazione del pacchetto, ma tutto è rimasto sospeso anche a causa dell’emergenza Coronavirus. Il valore del titolo ora è ai minimi da un anno, attestandosi a 19 euro per azione.

L’impatto della norma è stato sintetizzato a gennaio dalle agenzie di rating. «Il decreto ha cambiato in modo retroattivo e unilaterale i termini e le condizioni delle concessioni autostradali in Italia – ha affermato Moody’s -. Il governo ha cambiato in modo unilaterale l’ammontare che Aspi dovrebbe ricevere in caso di revoca dovuta a inadempienza. Il decreto impedisce al concessionario l’esercizio del diritto di restituire la concessione in caso di modifica delle condizioni contrattuali. Nei fatti il decreto stabilisce che la revoca della concessione non dà diritto a un compenso da parte del concedente». Sulla stessa linea le altre agenzie. La conversione ha aggiunto pioggia sul bagnato: nel mirino delle agenzie di rating un nuovo downgrade del rating di Aspi atteso nei prossimi giorni (ora Ba1 per Moody’s, Bb+ per Fitch, BB- per S&P). Affermazioni importanti quelle delle agenzie, che potrebbero ora essere acquisite da Bruxelles per una valutazione più ampia dell’effetto della norma. Legge, che, in ogni caso, al momento non può essere comunque attuata. Il provvedimento attuativo mancante è il decreto che il ministero per le Infrastrutture è chiamato a emanare per definire le modalità di passaggio della concessione ad Anas in caso di inadempienza grave e in attesa della rimessa a gara. A seconda di come questo verrà scritto, però, potrebbe a sua volta modificare gli equilibri precari creati dalla legge. Se, ad esempio, esso stabilisse che il concessionario manterrebbe la titolarità dei rapporti contrattuali, dunque continuando a fare il concessionario, anche in caso di revoca e che solo dopo la messa a gara perderebbe la titolarità a fronte di un compenso fornite dal subentrante, il decreto attuativo darebbe un contribuito cruciale nel ristabilire gli equilibri contrattuali. Se così non fosse, fornirebbe un argomento in più per un’impugnativa.

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