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Aspi, Cdp e fondi chiedono più tempo Atlantia stringe sulla scissione

Più tempo. È quello che hanno chiesto Cdp e i fondi, Blackstone e Macquarie, per potere procedere con un’offerta vincolante per l’88% di Autostrade per l’Italia. Lo hanno fatto inviando una lettera ad Atlantia finita poi sul tavolo del consiglio di amministrazione tenuto ieri. Board che, come comunicato dalla società, ha dunque deciso di aggiornarsi entro la metà di dicembre, presumibilmente il 14 dicembre, «in tempo utile per procedere con la convocazione dell’assemblea straordinaria da tenersi entro il prossimo 15 gennaio 2021 per deliberare sulla scissione parziale e proporzionale in favore della società beneficiaria Autostrade Concessioni e Costruzioni». Ovviamente, qualora «dovesse pervenire una proposta vincolante» da parte di Cdp o altri investitori, il cda ne prenderà atto e assumerà «le proprie determinazioni».

D’altra parte metà dicembre di fatto è l’ultima finestra utile per convocare l’assemblea della holding chiamata ad eseminare l’eventuale scissione di Autostrade per l’Italia. In proposito, va ricordato che già lo scorso ottobre Atlantia ha “cancellato” l’appuntamento con i soci proprio per proseguire nelle trattative con l’ente.

Ma quali sono le ragioni che hanno spinto la cordata a sollecitare una ”extension”, come scritto nella missiva? Secondo quanto ricostruito da Radiocor, il senso della missiva predisposta da Cassa, in cui l’istituzione finanziaria ha fornito un update sullo status quo dell’operazione, è quello di ottenere un allungamento dei termini per poter lavorare su tutti i punti di attenzione rimasti in sospeso. Al proposito, Cdp avrebbe evidenziato tra gli altri la mancanza di informazioni di tipo tecnico e di risposte da parte di Atlantia, nonchè il fatto che il Piano economico e finanziario non abbia ancora ricevuto una formalizzazione definitiva, che negli ultimi giorni sia stata caricata in data room una quantità rilevante di informazioni ancora da approfondire e infine la necessità di alcuni chiarimenti su Capex e Opex. A riguardo risulta tuttavia che settimana scorsa, ossia giovedì e venerdì, ci siano state due riunioni molto dettagliate tra i tecnici di Aspi e i consulenti di Cassa per spiegare la ratio dei 14,5 miliardi di investimenti e dei 7 miliardi di manutenzioni previsti a piano. Questo nodo, dunque, sarebbe stato parzialmente sciolto e in ogni caso da parte di Autostrade sarebbe stata data ampia disponibilità a fornire ulteriori delucidazioni. D’altra parte, per Cdp e i fondi nella due diligence prettamente tecnica ci sarebbero ancora diversi punti di attenzione da approfondire, che vengono considerati chiave per formulare una valutazione della società e dunque una possibile offerta; più avanti, invece, sarebbe la due diligence finanziaria, che sarebbe comunque da completare.

In ogni caso, Cdp – in una lettera di tre pagine dai toni collaborativi ma anche all’insegna dell’estrema cautela – ha sottolineato di voler analizzare congiuntamente ai partner i punti rimasti in sospeso, che al momento rendono l’analisi più difficoltosa e sui quali servono chiarimenti, al fine di fornire un update a breve.

Nel mentre, sul fronte giudiziario è emerso che il giorno della sentenza di Avellino per la strage dell’acquedotto Acqualonga, dove morirono 40 persone, Giovanni Castellucci incontrò Paolo Berti, ex direttore operazioni di Autostrade per l’Italia, per “rabbonirlo” dopo la pesante condanna a cinque anni e 10 mesi. Per lui, ipotizzano gli investigatori, forse potevano aprirsi le porte di Atlantia. Ma soprattutto lo vide per promettergli «una garanzia per tutta la vita per lui e la famiglia». È quanto scritto nelle carte dell’inchiesta sulle barriere fonassorbenti pericolose che ha portato ai domiciliari l’ex ad di Aspi e Atlantia e i suoi dirigenti di allora. Non è escluso, sottolineano fonti vicine agli inquirenti riportate dall’Ansa, che i pm campani possano contestare a Castellucci l’artico 377 bis, e cioè induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria.

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