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Aspi, atto finale: nuova offerta Cdp Edizione, strappo sulla scissione

Cdp prepara l’offerta per l’88% di Autostrade per l’Italia e potrebbe essere la proposta della svolta dopo mesi di continue proroghe. Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, entro sabato arriverà sul tavolo di Atlantia una nuova ipotesi di accordo con una valorizzazione dell’asset questa volta decisamente superiore ai 9 miliardi e dunque migliorativa rispetto alla valutazione di 9,1 miliardi fatta il febbraio scorso (che scontava peraltro un’indennità di 700 milioni per i potenziali danni indiretti legati al crollo del Ponte Morandi).

Se così fosse si aprirebbe uno scenario del tutto inatteso con la possibilità di trovare un’intesa in tempi rapidi. La ragione? Edizione, Fondazione Crt e e forse qualche investitore istituzionale, in proposito è stato fatto il nome di Gic ma al momento non si hanno conferme, potrebbero sparigliare le carte e far valere la loro posizione favorevole all’accordo già all’assemblea di Atlantia convocata per lunedì 29 marzo.

In quella sede i soci sono chiamati a deliberare il prolungamento fino al 31 luglio 2021 del progetto di scissione di Autostrade per l’Italia deliberato il 15 gennaio scorso con il favore del 99% del capitale presente. Piano che altrimenti, senza il via libera degli azionisti andrebbe di fatto a morire il prossimo 31 marzo lasciando come unica opzione concreta l’offerta di Cdp e dei fondi Macquarie e Blackstone. Al momento l’orientamento dei grandi soci è attendista. Si aspetta di vedere nero su bianco quale sarà la proposta della cordata guidata da Cassa. Ma se i numeri e le condizioni dovessero rispettare determinati canoni, c’è chi non esclude che possa esserci qualche colpo di scena.

Alcune fonti riferiscono infatti che l’indirizzo dei grandi soci sarebbe quello di andare alla conta dei voti già lunedì prossimo. Il che potrebbe significare un eventuale voto contrario alla proroga. La holding dei Benetton da sola vale il 30,25% del capitale di Atlantia ma, questa quota, abbinata a quelle in mano alla Fondazione Crt (4,85%) porterebbero la posizione attorno al 35%. All’ultima assise si è presentato il 72% del capitale dunque i due grandi azionisti schierati assieme potrebbero avere oltre il 50% del capitale votante. Abbastanza, dunque, per bocciare la proroga della scissione. Qualunque sarà l’atteggiamento finale che gli azionisti assumeranno in assemblea, si fa notare che non dovrà essere interpretato come un attacco frontale all’attuale consiglio di amministrazione ma andrà letto piuttosto con la volontà della “proprietà” di chiudere un dossier ormai aperto da troppo tempo. Tutto questo, ovviamente, solo in presenza di condizioni che vengono considerate vantaggiose e che, bisognerà capire, se ci sarà il tempo di valutare entro lunedì.

Si tratta evidentemente di uno scenario estremo che, tuttavia, in queste ore sarebbe oggetto di valutazione. Come detto tutto ruota attorno ai contenuti dell’offerta di Cdp. Il consiglio di amministrazione della holding ha puntato il dito contro tre aspetti dell’ultima proposta di Cassa e dei fondi: il prezzo, l’indennità, ossia il cosiddetto sconto manleva da 700 milioni, e l’impianto contrattuale. Proprio su questi ultimi due punti recentemente Atlantia avrebbe inviato alla cordata dei rilievi. Bisogna capire in che termini verranno eventualmente accolti dalla controparte. Sul fronte prezzo, invece, già nelle scorse settimane Atlantia aveva di fatto riconsiderato i termini della valorizzazione dell’asset affiancando ai tre storici advisor un nuovo consulente, ossia Goldman Sachs. L’esito è stato ricevere quattro distinte valutazioni che hanno permesso individuare una forchetta di prezzo per Aspi compresa tra i 10,5 miliardi e gli 11,5 miliardi. Ora dunque si dovrà capire in che misura Cdp avrà assecondato le ambizioni di della holding.

Quel che appare evidente è che l’orientamento dei Benetton rispetto a tutta questa vicenda è stato esplicitato chiaramente nelle ultime settimane. Prima con la lettera firmata dal presidente di Edizione Enrico Laghi inviata al board di Atlantia nella quale si chiedeva di tenere in debita considerazione la proposta pervenuta a febbraio da Cassa e dai fondi. Quindi con la decisione di Sabrina Benetton di dimettersi dal consiglio della holding infrastrutturale. Tale decisione, ha scritto lei stessa nella missiva per annunciare il passo indietro, è «maturata anche alla luce degli accadimenti (recenti e meno recenti) relativi alla controllata Autostrade per l’Italia e al disagio, anche reciproco, che, in considerazione delle complesse tematiche agli stessi sottese, la mia posizione di azionista di rilievo del socio di maggioranza relativa della società, necessariamente determina».

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