Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Asmussen, il banchiere-politico che blocca la Bce

QUANDO ieri la Banca centrale europea ha lasciato i tassi d’interesse invariati, qualcuno potrebbe essersi chiesto dov’era finito l’uomo che non voleva tagliarli. Joerg Asmussen non c’era. Per la verità non era la prima volta: il tedesco che siede nel comitato esecutivo della Bce, il gruppo di cinque uomini attorno al presidente Mario Draghi, non era presente neppure all’incontro precedente del consiglio direttivo dell’Eurotower.
Non che le sue assenze ormai sorprendano i suoi colleghi. A 46 anni, Asmussen vive settimane piene di impegni in questa estate tedesca dominata dalle elezioni politiche del 22 settembre. Molte delle sue giornate sembrano scandite da appuntamenti diversi, più da politico che da banchiere centrale, come quando non disdegna gli incontri del partito socialdemocratico al quale è iscritto: uno dei tanti esempi è stata un party serale della Spd a inizio luglio a Berlino.
Ma in realtà non è solo questo attivismo che fa di Asmussen, un laureato della Bocconi ed ex viceministro delle Finanze di Angela Merkel fino al 2011, un banchiere centrale poco comune. Né è solo lo stile, gli abiti sempre attillati e le fini cravatte nere. A segnare un metodo e una sostanza diversi sembrano invece soprattutto la disponibilità di Asmussen a intersecare le apparenti ambizioni politiche con il mestiere di banchiere centrale indipendente, e a esprimere ciò che pensa anche quando è in minoranza.
Per esempio, quando in maggio scorso la Bce tagliò i tassi d’interesse principali a 0,5%, Asmussen votò contro quell’intervento di sostegno all’economia europea in recessione da 18 mesi e – in modo usuale – fece conoscere in pubblico il suo dissenso. Da allora è come se quella limatura al costo del denaro fosse stata erosa dagli eventi. Il costo dei prestiti a tre mesi, determinante per i mutui, è oggi persino superiore a prima del taglio di maggio; il tasso di cambio dell’euro si è rivalutato rispetto al dollaro, rendendo un po’ più difficile il compito delle imprese esportatrici; il credito alle imprese è sceso ancora e l’inflazione dell’area a moneta unica sembra avviata a fine anno verso l’1,1%, appena più della metà dell’obiettivo dell’Eurotower.
Lo spazio per agire ci sarebbe. Eppure da maggio la Bce non ha più tagliato i tassi, benché abbia promesso di tenerli dove sono – o al di sotto – «per un periodo prolungato ». In realtà il mese scorso il consiglio direttivo aveva discusso un’altra sforbiciata al costo del denaro, un’opzione sostenuta sia dalla Banque de France che dalla Banca d’Italia. Il settimanale tedesco Spiegel scrisse che anche Draghi e il capoeconomista dell’Eurotower Peter Praet erano favorevoli, ma una minoranza composta da Asmussen e altri sei dei ventitre membri del consiglio si era opposta. Allora il tema era slittato. Anche ieri le posizioni non devono essere cambiate, ma per ora la Bce sembra aver deciso di aspettare e non decidere a colpi di maggioranza contro i suoi esponenti tedeschi.
Nella Germania in piena campagna elettorale, il taglio dei tassi della Bce è uno di quei fattori che fa potenzialmente perdere voti: molti temono che faccia rincarare le case per chi mette su famiglia o riduca i rendimenti dei fondi pensione dei lavoratori. Non sorprende che la contrarietà di Asmussen a una mossa della Bce venga messa in relazione da alcuni – anche nei palazzi di Bruxelles – con quella che sembra la sua campagna per diventare ministro delle Finanze socialdemocratico di una grande coalizione fra la Cdu, il partito di Merkel, e la Spd. In testa nei sondaggi, la cancelliera alla fine potrebbe anche allearsi solo con i liberali o con i verdi. Ed non è chiaro come Asmussen possa essere un banchiere centrale indipendente dalla politica, se davvero aspira ad esserne cooptato (e non smentisce le voci in proposito). Ma in fondo la sua vicenda segnala l’evoluzione della Bce da un’indipendenza su modello Bundesbank, a qualcosa di più sottile. A Draghi, Asmussen può servire per far accettare l’Eurotower al pubblico in Germania o gli acquisti di titoli di Stato della Bce alla Corte costituzionale tedesca e, nel caso scattino davvero, anche al Bundestag che deve votarli. Questo magari dà a Asmussen un peso superiore a quello previsto dalla legge. Ma è da tempo che la Germania ha accettato l’idea che, in questa crisi, certi Paesi sono più uguali di altri.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vogliono trasformare Wall Street nella loro foresta di Sherwood. E per mantenere la promessa di rub...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il cloud sovrano dove migrare i dati informatici della Pubblica amministrazione sarà gestito solo ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se fosse ancora necessario, nelle prossime settimane dal palazzo più importante della giustizia it...

Oggi sulla stampa