Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Asili nido, più digitale e servizio civile: il Recovery per i giovani

Sono 14,52 i miliardi che il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) mette a disposizione per le politiche giovanili, ovvero il 7,6% dei 191,51 miliardi complessivi che la Ue ha riservato al nostro Paese per affrontare il post-pandemia. Risorse destinate non solo alle generazioni che verranno, ma anche a quelle che già ora siedono sui banchi di scuola e dell’università o sono alle prese con il mondo del lavoro.

Le misure

Gli oltre 14 miliardi riservati alle politiche per i giovani sono declinati in varie voci che l’Osservatorio politiche giovanili della Fondazione Visentini ha messo in fila. La voce più consistente è rappresentata dai 4,6 miliardi riservati al piano per gli asili nido, le scuole materne e i servizi di educazione e cura per la prima infanzia. Un miliardo e mezzo è, inoltre, destinato agli interventi per ridurre i divari territoriali nel primo e secondo ciclo delle superiori e altrettanti soldi sono stati messi per lo sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria negli istituti tecnici superiori.

Invece, 1,1 miliardo servirà per sviluppare i nuovi linguaggi e le nuove competenze. Riguardo a quest’ultima voce c’è da notare che – rispetto a quanto previsto nel Pnrr previsto dal Governo Conte – nell’attuale Piano è scomparso il riferimento alle competenze Stem, ovvero quelle scientifiche e tecnologiche, il che rende ora lo stanziamento più “ecumenico”.

Tutte le altre misure sono al di sotto del miliardo, con i 960 milioni riservati all’intervento sugli alloggi per gli studenti e gli altrettanti indirizzati al piano di estensione del tempo pieno e mense. Si tratta di due programmi che, rispetto a quanto previsto nel Pnrr del precedente Esecutivo, sono stati entrambi ridimensionati di 40 milioni. È, invece, cresciuto lo stanziamento per la didattica digitale integrata e per assicurare al personale scolastico la formazione necessaria perché diventi sempre più “connesso”: ora sono previsti 800 milioni, contro i 420 del Piano di Conte.

A questo sostanzioso aumento corrisponde, però, un taglio altrettanto forte: è quello che riguarda le borse di studio per favorire l’accesso all’università degli studenti più bisognosi: in questa versione del Pnrr vengono a mancare 400 milioni rispetto ai 900 scritti nel Piano di Conte (si veda anche l’articolo a pagina 11).

Le altre voci non hanno registrato variazioni rispetto al Pnrr targato Conte: ci sono i 650milioni per il servizio civile universale; i 600 milioni per il finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori; 600 sono anche i milioni destinati al sistema di apprendimento duale (ovvero, quelle politiche in grado di favorire la transizione tra mondo della scuola e del lavoro); 500 milioni sono per la didattica e le competenze universitarie avanzate; 250 milioni per l’orientamento attivo nella transizione scuola-università.

In generale, tra le risorse del Governo Draghi destinate alle politiche per le giovani generazioni e quelle del precedente Esecutivo si registra un segno meno di un miliardo, anche se il peso percentuale sul totale delle risorse cambia di poco e favore del Pnrr di Draghi (7,6% contro il 7,4% di quello di Conte), anche perché nel frattempo la somma totale si è ridotta dai 211 miliardi su cui ragionava il passato Governo ai 195 dell’attuale.

La prospettiva

In ultima analisi, però, bisogna fare i conti non con le percentuali ma con quanto si avrà in cassa per i vari interventi. E per i giovani il piatto – secondo la Fondazione Visentini – langue. «È vero – commenta Luciano Monti, professore di politiche dell’Unione europea alla Luiss e condirettore scientifico della Fondazione – che lo strumento per rispondere alla pandemia e a cui il Pnrr fa riferimento si chiama Next generation Ue e dunque guarda alle generazioni future. Dobbiamo, però, anche pensare ai giovani di oggi, perché non dimentichiamo che si parla di “ripresa” oltre che di “resilienza”. E la ripresa la devo assicurare oggi proprio a chi sta pagando di più i costi dell’emergenza sanitaria, ovvero i giovani studenti e i giovani lavoratori. Nel Pnrr non c’è una risposta convincente a breve termine alle loro difficoltà».

Anche in una prospettiva di lungo termine, però, c’è qualcosa che non va. «In Italia, secondo i dati Eurostat, solo il 27,6% dei giovani tra 30 e 34 anni ha completato gli studi universitari, contro una media europea del 40,3 per cento. Siamo penultimi dietro la Romania. La prospettiva – sottolinea Monti – è di rimanere in quella posizione, anche perché solo il 50,4% dei diplomati va all’università. Il fatto che gli investimenti sulle borse di studio vengano ridimensionati, di certo non aiuta. A questo punto dobbiamo sperare che gli ulteriori 450 milioni per le borse di studio contenuti nel programma React Eu siano confermati».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Bce si libera le mani per tenere i tassi ai minimi ancora a lungo, nella sfida decennale per cen...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vivendi fa un passo indietro in Mediaset, e Fininvest uno in avanti nel capitale di Cologno monzese...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La riforma fiscale partirà con il taglio del cuneo, cioè la differenza tra il costo del lavoro e ...

Oggi sulla stampa