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Artigiani in «team», il Mise vara gli aiuti per l’innovazione

Obiettivo, fare rete tra le imprese artigiane sotto il segno dell’innovazione. Con la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» n.82 del 9 aprile scorso del decreto 17 febbraio a firma del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, viene definito il quadro delle regole per le Ati e le Rti (rispettivamente associazioni temporanee e raggruppamenti temporanei di impresa) che operano nell’ambito dell’artigianato digitale e della manifattura sostenibile: per l’avvio vero e proprio delle domande bisognerà però aspettare un altro provvedimento atteso a stretto giro e comunque non oltre l’8 luglio. La misura varata dal Mise è appoggiata sul Fondo per la crescita sostenibile e si avvale di circa 10 milioni, stanziati dalla legge di stabilità del 2014 (n.147 del 23 dicembre 2013. Si tratta di sovvenzioni parzialmente rimborsabili fino al 70% delle spese ammissibili. Il rimborso è fissato l’85% dell’incentivo.
Ma andiamo per ordine. Innanzitutto i soggetti beneficiari: possono accedere al bonus i pool di almeno 15 imprese sotto forma di associazioni temporanee, raggruppamenti o reti di imprese che dimostrino di avere tutte le carte in regola: dall’iscrizione al registro, al rispetto delle norme in materia previdenziale. Altro requisito indispensabile è la compagine associativa: i raggruppamenti devono essere costituiti per almeno il 50% da imprese artigiane o microimprese e dimostrare la reale (e leale) collaborazione attraverso un accordo anche in forma scritta dove si preveda la sottoscrizione di un contratto di rete nel caso di ammissione ai finanziamenti.
Il «cuore» della misura è però nella definizione dei programmi finanziabili. Il decreto fa riferimento a programmi che prevedono lo sviluppo digitale per la fabbricazione di nuovi prodotti e la promozione di processi produttivi non convenzionali. Le imprese dovranno poi rientrare nei programmi ammissibili ai finanziamenti. E cioé attività di R&S di software e hardware di fabbricazione digitale; condivisione in modalità «open» attraverso il sistema «cloud» di informazioni, documentazione e dati per la fabbricazione di nuovi prodotti; disponibilità di tecnologie e servizi per il passaggio dal «concept» di prodotto alla realizzazione e vendita; diffusione delle nuove tecnologie digitali di fabbricazione con Università e istituti di ricerca partner. I programmi dovranno, tra l’altro, prevedere spese ammissibili al netto Iva non inferiori a 100mila euro e non superiori a 1,4 milioni. Tra queste beni strumenti, hardware e software, R&S, consulenze, canoni di locazione degli immobili, interessi sui prestiti (massimo il 10% dell’importo del programma). I benefici sono fissati in sovvenzioni parzialmente rimborsabili fino al 70% delle spese ammissibili con una restituzione dell’85% della sovvenzione (il 15% quindi a fondo perduto) . Tra le novità la possibilità di ottenere anticipi con la formula della fattura non quietanzata.

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