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Artigianato in crisi, perse 11mila aziende in un solo trimestre

di Rosalba Reggio

Circa 11mila e cinquecento imprese artigiane in meno nel primo trimestre 2011. Era peggio lo stesso periodo dell'anno scorso, meno 13mila e ottocento, o del 2009, meno 15mila e seicento. Anche andando indietro negli ultimi 10 anni non si trova un segno positivo. E questo nonostante il tasso di nuove iscrizioni resti stabile al due per cento, come registra l'analisi di Unioncamere sulla natalità delle imprese.

Ma allora chi chiude?

«Chi era marginale, chi era esposto a mercati che sono andati in crisi, chi aveva margini troppo ridotti» risponde Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato. «Quello che si sta verificando – aggiunge – è più una redistribuzione, una riqualificazione del mercato. Nelle imprese metalmeccaniche, per esempio, ci si sposta dove c'è più valore aggiunto e chi sopravvive si riqualifica nei prodotti».

Leggendo i numeri del saldo del primo trimestre del 2011 emerge un dato negativo su tutti i settori di attività che raccolgono il numero maggiore di imprese. Quelle manifatturiere cedono quasi un punto percentuale come quelle di costruzioni; superiore al punto, invece, la flessione di quelle di trasporti e magazzinaggio; circa mezzo punto in meno poi per quelle di servizi.

Non tutti i micro settori però hanno lo stesso trend. Tra le imprese manifatturiere, per esempio, la fabbricazione di prodotti in legno per l'edilizia ha perso 830 imprese in tre mesi (-3,2%), mentre la riparazione e manutenzione di macchinari ne ha guadagnate 931 (+11,6).

«Da circa tre anni – spiega Fumagalli – c'è una ripresa di queste imprese. Al prodotto di basso costo, usa e getta, si sostituiscono i beni di lusso e quindi si torna alle riparazioni». La tendenza alla manutenzione, però, non è estesa solo ai beni di pregio. In un contesto di crisi economica, infatti, si sostituisce meno e si aggiusta di più. Per questo aumentano le imprese di riparazioni di navi e imbarcazioni (+20%), di apparecchiature elettriche (+45%), di prodotti di metallo (+52), di altre apparecchiature (+55%).

Anche il settore delle costruzioni, pur registrando un calo complessivo, mostra andamenti contrastanti. Se la demolizione perde più di mille imprese (-11%) e la costruzione di edifici ne perde più di tremila (-2,4%), i lavori di completamento e finitura edifici ne guadagnano 2mila e ottocento.

«Questo settore – aggiunge Fumagalli – vive in differita la crisi e la conseguente ripresa economica. In più si tratta di un mercato maturo dove soffrono le costruzioni civili e crescono le aree legate a ristrutturazione e risparmio energetico».

Se la sofferenza delle imprese è generalizzata, gli artigiani vivono però una difficoltà maggiore.

«La microimpresa – conclude Fumagalli – non ha paracaduti. Se Alitalia è in difficoltà beneficia di sette anni di cassa integrazione per i suoi dipendenti. Il piccolo artigiano, invece, chiude».

«Per le piccole imprese artigiane – spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere – i rischi sono grandi. Queste continuano infatti a pagare un dazio pesante alla stagnazione dei consumi e al fatto di non riuscire ad agganciare i processi di internazionalizzazione. Il rilancio dello sviluppo passa allora tra due paletti: la semplificazione amministrativa per ridurre il peso della burocrazia sulle attività economiche, e la promozione delle reti d'impresa, il modello oggi vincente per competere sui mercati globali».

Su entrambi i fronti le novità non sono poche. «Nel primo anno di introduzione della comunicazione unica – aggiunge Dardanello – abbiamo restituito alle imprese oltre 1,5 miliardi di euro, sotto forma di minor tempo per avviare l'attività. Sulle reti, stiamo lavorando accanto alle associazioni di categoria con iniziative molto concrete, come il protocollo d'intesa sottoscritto con Confindustria».

 

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