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Articolo 18, tensione tra governo e sindacati

di M. Antonietta Calabrò

ROMA — È scontro duro tra il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e i sindacati ed in particolare il segretario della Cgil, Susanna Camusso, visto che la Fornero ha annunciato di voler realizzare la riforma del mercato del lavoro e soprattutto ha aperto sulla modifica dell'articolo 18 (cioè la norma dello Statuto dei lavoratori del 1970 che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo). Colpo su colpo in due interviste (domenica il ministro e lunedì la leader Cgil) al Corriere della Sera che per tutta la giornata di ieri hanno riacceso il dibattito su questa «spinosa questione» (definizione del leader Cisl Raffaele Bonanni).
Scontro tra governo e sindacati, ma anche tra sindacati («È norma di civiltà» ha ribadito la Camusso) e imprese («Nessun tabù», dice il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia) prima ancora che si apra il tavolo della discussione. Il ministro Fornero ha reagito: «Sono rimasta dispiaciuta e sorpresa per un linguaggio che pensavo appartenesse a un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi». Poi ha parlato di «personalizzazione dell'attacco che non fa merito a chi lo ha condotto. Sull'articolo 18 c'è il rischio di implicazioni per il Paese. Siamo pronti al dialogo, anche prima di gennaio, ma senza preclusioni». «Mi dispiace che il ministro reagisca in questo modo: ad essere preoccupati siamo noi», gli ha risposto il segretario Cisl Raffaele Bonanni: «Sembra si voglia aizzare la gente alla protesta. Sono molto preoccupato per quello che sta accadendo, a 12 ore dall'approvazione della manovra già si aizza la gente su una materia così complessa».
Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha cercato di indurre alla moderazione: «Abbiamo già avuto settimane molto molto complicate — ha detto — e scelte molto difficili che il Paese deve ancora valutare. E diciamolo pure, che deve anche digerire, perché sono state molto pesanti. Ora — conclude — facciamoci Natale con un po' di serenità…». Rispetto ai toni di questi giorni, Bersani insomma ha indicato la necessità di una riflessione ponderata: «Sul lavoro si può ragionare con calma. Facciamolo senza patemi».
Anche ieri, davanti al presidio unitario in piazza Montecitorio in occasione dello sciopero generale del pubblico impiego (che secondo i sindacati ha avuto un'alta adesione che invece il ministero ha quantificato nell'8 per cento dei lavoratori), Camusso ha messo nuovamente le mani avanti: «L'art. 18 è una norma di civiltà che dice che nessun imprenditore e nessun datore di lavoro può licenziare un lavoratore perché gli sta antipatico, perché ha un'opinione, o fa politica oppure fa il rappresentante sindacale. L'art. 18 ha un potere deterrente ed è per questo che si vuole togliere ma è importante che rimanga». Per il presidente di Confindustria Marcegaglia, invece, «sull'articolo 18 e la riforma del mercato del lavoro serve serietà e pragmatismo e niente ideologia» e al sindacato chiede «grande spirito di collaborazione e atteggiamento costruttivo». Il ministro Elsa Fornero «non merita il linguaggio truculento che ha usato oggi Susanna Camusso, donna peraltro solitamente equilibrata» ha commentato il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. E per Casini l'articolo 18 «non è un totem per nessuno» ed è un argomento da affrontare «seriamente» sapendo, ha concluso, «che è importante discutere questo punto con i sindacati. È un problema che va affrontato con buonsenso e serietà».
In difesa della Fornero anche l'ex ministro Maurizio Sacconi: «Pur nella dialettica degli specifici contenuti, esprimo solidarietà al ministro Fornero e incoraggiamento a proseguire lungo la linea concordata con le istituzioni europee».
 

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