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Articolo 18 e contratti, ecco gli emendamenti

Un pacchetto di 27 emendamenti del Governo, che verranno depositati da oggi in Commissione Lavoro al Senato, in aggiunta alla quindicina di correzioni messe a punto dai due relatori al provvedimento, Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl), chiudono il confronto sulla riforma targata Fornero e aprono la strada delle votazioni previste a partire da martedì prossimo.
Le correzioni dell’Esecutivo confermano tutte le anticipazioni delle scorse settimane e spaziano dai licenziamenti disciplinari alla soppressione di “refusi” come la cancellazione dell’esenzione dei ticket sanitari per i disoccupati a basso reddito, che viene reintrodotta. Ma non mancano anche novità assolute, come la possibilità di usufruire di voucher per le baby sitter, in alternativa al congedo parentale per gli undici mesi successivi al termine del periodo di maternità e l’indennità di pagamento potrà essere utilizzata anche per onorare le rate dell’asilo.
Partiamo dalle modifiche tecniche sui licenziamenti disciplinari: vengono reintrodotte le tipizzazioni delle condotte suscettibili di recesso per giusta causa e giustificato motivo soggettivo (eliminando il riferimento alla legge), mentre per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo si correggono le modalità con cui la comunicazione al lavoratore deve essere effettuata. Si prevede poi la possibilità di una sospensione di 15 giorni della procedura conciliativa in caso di «legittimo e documentato impedimento» del lavoratore ad essere presente all’incontro. Novità anche per la calendarizzazione dei processi di lavoro, che sotto la responsabilità dei capi degli uffici giudiziari dovranno essere fissati in particolari giorni del carnet delle udienze.
Altro pacchetto di correzioni governative riguardano la formazione e i tirocini formativi, con un maggior coordinamento tra i poteri regolatori di Stato e Regioni, mentre sugli ammortizzatori sociali non risultava ieri l’ipotesi di estensione della mini-Aspi anche ai parasubordinati, i lavoratori con un contratto a progetto che con la riforma del mercato del lavoro si vedranno aumentare del 6% l’onere dei contributi previdenziali. La richiesta di modifica del Pd al Ddl Fornero, rilanciata ieri dalle agenzie di stampa come «ultimo scambio» rispetto alle diverse correzioni su contratti e «flessibilità in entrata» chieste soprattutto dal Pdl e confermate nel corso del vertice politico di martedì al Senato, è ancora al vaglio dei tecnici per una verifica delle coperture. Le risorse necessarie potrebbero uscire, per i primi anni di applicazione, dal fondo occupazione del ministero del Lavoro (che ha una «dote» di circa 200 milioni»).
Dai due relatori arrivano invece le correzioni che riguarderanno soprattutto il Capo II del disegno di legge, vale a dire tutte le tipologie contrattuali in entrata. Sui contratti a termine fino a 36 mesi viene cancellato per un anno intero il «causalone». Sempre sui contratti a termine arriva poi la riduzione fino a 20 e 30 giorni dei termini per le reiterazioni in una serie di situazioni aziendali come l’avvio di una nuova attività, il lancio di un prodotto o di un servizio innovativo, il rinnovo o la proroga di commesse consistenti. Sulle partite Iva arriva lo scudo contro la presunzione di subordinazione che fa scattare l’obbligo di assunzione del collaboratore. La correzione prevede l’inapplicabilità della norma alle partite Iva che si siano certificate volontariamente presso le Camere di commercio, ovvero nel caso in cui il lavoratore autonomo percepisca un compenso minimo o, ancora, quando la genuinità imprenditoriale è dimostrata da «profili oggettivi della prestazione» o da quelli «soggettivi» del titolare della posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Con una modifica proposta dai relatori, inoltre, la presunzione non scatta in caso di prestazioni di livello elevato. Sull’apprendistato viene poi introdotta una completa liberalizzazione delle assunzioni per le aziende fino a 10 dipendenti.
Correzioni anche sul lavoro intermittente, per il quale vengono semplificati gli obblighi informativi al ministero ed esteso l’accesso anche agli over-55 e agli under-24. Infine i relatori hanno presentato una nuova delega al Governo (con un articolo 68 bis) in materia di informazione, e consultazione dei lavoratori «nonché per la definizione di misure per la democrazia economica». Entro nove mesi dall’approvazione l’Esecutivo, su proposta del ministro del Lavoro, dovrà adottare decreti legislativi per dare organicità alle norme in materia di partecipazione dei dipendenti agli utili e al capitale delle imprese, nel controllo sull’andamento delle scelte di gestione con la previsione, tra l’altro, della possibilità di prevedere la trasformazione di quote di Tfr in azioni o quote di capitale sociale «a condizione dell’adesione dei singoli lavoratori interessati».

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